Core Web Vitals: un’ossessione inutile per la visibilità su Google AI?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Un’analisi rivela che, per la visibilità nelle AI Overviews, concentrarsi ossessivamente sui punteggi perfetti potrebbe essere meno utile di quanto si pensi, con un’attenzione maggiore da dedicare all’esperienza utente e alla qualità del contenuto.

L'ossessione per i Core Web Vitals perfetti si sta rivelando un errore per la visibilità nelle AI Overviews di Google. Una recente analisi dimostra che non esiste una correlazione positiva; il vero pericolo è avere pagine tecnicamente disastrose. L'AI non premia l'eccellenza, ma penalizza l'inutilizzabilità. La strategia SEO deve quindi cambiare: prima la stabilità, poi l'ottimizzazione dei contenuti.

Core web vitals: un’ossessione inutile per la visibilità su AI?

Da anni sentiamo la stessa musica: per piacere a Google, il tuo sito deve essere un fulmine. I Core Web Vitals (CWV) sono diventati una specie di mantra per chiunque si occupi di SEO, una corsa all’ottimizzazione per ottenere quel verdone rassicurante su PageSpeed Insights.

Ma se ti dicessi che tutta questa fatica, almeno per quanto riguarda la visibilità nei nuovi risultati AI di Google, potrebbe non servire a farti guadagnare posizioni?

Anzi, la realtà che emerge è ben diversa.

Un’analisi approfondita, pubblicata su Search Engine Land, ha messo sotto la lente d’ingrandimento oltre 107.000 pagine web, svelando una verità scomoda: avere Core Web Vitals eccellenti non ti dà una spinta competitiva nelle AI Overviews.

I dati mostrano addirittura una debole correlazione negativa, specialmente per il Largest Contentful Paint (LCP). In parole povere, pagine con punteggi perfetti non superavano sistematicamente quelle con performance discrete. La funzione dei CWV, quindi, non è quella di un acceleratore, ma piuttosto quella di un freno di emergenza.

Sembra un controsenso, vero?

Ma la vera sorpresa si nasconde quando smettiamo di guardare le medie e iniziamo a osservare gli estremi.

Il vero pericolo non è la mediocrità, ma il disastro tecnico

La ricerca ha scoperchiato il vero inganno: il problema non sta nel passare da “buono” a “eccellente”, ma nell’evitare di finire nella categoria “disastroso”. Le pagine che si trovano nella coda della distribuzione, quelle con performance tecniche talmente scadenti da risultare quasi inutilizzabili, sono quelle che vengono sistematicamente ignorate o penalizzate dai sistemi di intelligenza artificiale.

Perché?

Semplice: un sito lentissimo genera segnali comportamentali negativi. Gli utenti si spazientiscono, abbandonano la pagina, e l’AI impara che quel contenuto, per quanto valido possa essere, offre un’esperienza pessima e quindi non è degno di fiducia.

Qui casca l’asino di tante strategie SEO. Ci si concentra sulle medie del sito, ma l’AI non valuta il tuo sito nel suo complesso; giudica la singola pagina che sta analizzando in quel preciso istante.

Puoi avere il 95% delle pagine performanti, ma se quella che serve all’AI per rispondere a una domanda è un “chiodo”, quella pagina verrà scartata.

I Core Web Vitals, quindi, non sono un biglietto per la prima fila, ma il requisito minimo per non essere sbattuti fuori dal locale.

E tutto questo assume un peso completamente diverso se consideriamo cosa sta succedendo là fuori, nel mondo reale delle ricerche di Google, dove le carte in tavola sono state rimescolate in modo brutale.

L’impatto delle AI Overviews e la nuova strategia da adottare

Le AI Overviews di Google non sono più un esperimento per pochi. Stanno apparendo in circa il 29% delle ricerche, con picchi superiori al 50% in alcune categorie.

L’effetto sul traffico organico tradizionale è stato devastante: da metà 2024 il tasso di click organico per le ricerche con AI Overviews è crollato del 61%.

Alcuni studi documentano addirittura cali del 79% per i primi risultati organici.

Google, con le sue risposte generate dall’AI, sta di fatto costruendo un muro tra l’utente e i nostri siti.

In questo nuovo contesto, inseguire la perfezione dei Core Web Vitals su pagine già performanti è come lucidare i cerchioni di un’auto a cui manca il motore.

Le risorse tecniche e di sviluppo andrebbero invece concentrate altrove: prima di tutto, eliminare le performance disastrose dalle pagine più importanti.

Una volta messo in sicurezza il “minimo sindacale” tecnico, l’attenzione deve spostarsi su ciò che l’AI usa davvero per valutare il valore: la chiarezza del contenuto, la coerenza delle informazioni, la capacità di rispondere in modo diretto all’intento di ricerca e i segnali di autorevolezza.

Certo, Google stessa conferma che i Core Web Vitals fanno parte del segnale Page Experience, ma si affretta a dire che la rilevanza del contenuto è sovrana.

Una dichiarazione che, alla luce di questi dati, suona quasi come un modo per tenere buoni i tecnici mentre l’algoritmo guarda altrove.

Il rischio, oggi più che mai, è confondere ciò che è facilmente misurabile con ciò che ha un impatto reale.

I CWV sono misurabili, familiari, controllabili, ma non sono il motore che ti fa vincere la gara.

Sono, più realisticamente, le fondamenta solide che ti evitano di veder crollare la casa quando arriva il vento forte.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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