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Tra censure eccessive, risultati deludenti e una concorrenza agguerrita, l’app di OpenAI è passata dalle stelle alle stalle in pochi mesi, mettendo in discussione la sua strategia e il futuro nel mercato dell’IA.
Dopo un debutto stellare, Sora di OpenAI sta affrontando un crollo verticale. A pochi mesi dal lancio, i download e i ricavi sono precipitati a causa della forte frustrazione degli utenti. Le lamentele riguardano censure eccessive che soffocano la creatività, risultati deludenti e la crescente concorrenza, mettendo in discussione le strategie di OpenAI.
Sora di OpenAI: cronaca di un successo svanito in pochi mesi
Ricordi il botto che ha fatto Sora di OpenAI al suo lancio? Sembrava inarrestabile, un’applicazione destinata a cambiare le regole del gioco nella creazione di video. Ha raggiunto un milione di download più velocemente persino di ChatGPT, assicurandosi il primo posto sull’App Store statunitense nonostante un sistema a inviti.
Eppure, a distanza di pochi mesi, la musica è cambiata radicalmente.
Ma allora, cosa è andato storto?
Un crollo verticale: i numeri parlano chiaro
Non parliamo di una semplice frenata, ma di un crollo.
A gennaio 2026, i download sono precipitati del 45%, attestandosi a 1,2 milioni. L’app è passata dal trono dell’App Store alla posizione #101, mentre su Google Play naviga addirittura al #181 posto negli Stati Uniti.
E, come puoi immaginare, anche le tasche di OpenAI ne hanno risentito. La spesa degli utenti ha seguito lo stesso percorso, scendendo del 32% in un solo mese, da un picco di 540.000 a 367.000 dollari.
Il dato più preoccupante?
Questo calo è avvenuto in un periodo in cui, di solito, l’uso delle app aumenta.
Questi dati non sono altro che il riflesso di un malcontento che serpeggia tra chi l’app la usa davvero.
La frustrazione degli utenti: tra censure eccessive e risultati deludenti
Basta farsi un giro sull’App Store di Apple per capire l’aria che tira: una valutazione media di 2,8 stelle è un segnale che non si può ignorare.
Il problema principale, a quanto pare, è la moderazione dei contenuti. OpenAI, forse per paura di polemiche o per accontentare i detentori di copyright, ha stretto così tanto le maglie da soffocare la creatività.
Gli utenti si lamentano di richieste innocue, come la rappresentazione di adolescenti in contesti normalissimi, bloccate dal sistema. C’è chi racconta, come si legge in diverse recensioni sull’Apple App Store, di essere stato sospeso per 20 minuti solo per aver tentato di creare un progetto del tutto legittimo.
A questo si aggiungono una qualità video spesso incoerente, con prompt dettagliati che vengono ignorati o interpretati male, e problemi tecnici che minano la fiducia.
E in un mercato che non aspetta nessuno, quando un utente è deluso, si guarda intorno.
Concorrenza e strategie tardive: il mercato non perdona
Mentre Sora inciampava sui suoi stessi paletti, i concorrenti non sono rimasti a guardare.
Sul piatto ora ci sono alternative valide come Veo 3 di Google, capace di generare video in 4K a 60fps, o Wan 2.5 di Alibaba, con piani tariffari decisamente più aggressivi.
OpenAI ha provato a correre ai ripari con una partnership strategica con Disney, ma la mossa è arrivata troppo tardi per invertire la rotta.
Qualcuno parla di un normale “ciclo di hype”, tipico delle applicazioni basate su IA, ma la caduta di Sora sembra più profonda, legata a problemi strutturali e a scelte politiche discutibili.
La vera domanda è: nel tentativo di creare uno strumento sicuro, OpenAI ha finito per costruire una piattaforma così restrittiva che quasi nessuno ha più voglia di usare?

Avevano l’opportunità di donarci una tela per dipingere nuovi mondi, ma per un’ansia da controllo quasi comica ci hanno dato solo pastelli spuntati. Questa corsa a partorire un genio addomesticato è la più triste delle profezie che si autoavverano.
Hanno partorito un Golem digitale dotato di un dettagliato manuale di restrizioni, anziché di istruzioni per la libertà. La paura delle proprie creazioni genera mostri di inutilità, un paradosso che si manifesta in un crollo verticale dei dati, prevedibile quanto un’eclissi.
@Nicola Caprioli Il Golem con il manuale di restrizioni è l’immagine corretta. Hanno temuto la creatività più del fallimento. Risultato: un prodotto castrato in partenza, inutile per il suo pubblico. Che senso ha offrire un potere che non si può usare?
Hanno confuso la paura delle querele con le esigenze degli utenti. Un errore da principiante, ma con un budget che io non vedrò mai.
@Benedetta Lombardi Esatto. Hanno buttato via un botto di soldi per paura. Poi si stupiscono se la gente scappa. I dati di adozione parleranno chiaro, che figuraccia.
Un lancio col botto, seguito dal vuoto. Hanno messo la museruola alla creatività per paura dei legali. Il risultato è la noia. Quale sarà il prossimo abbaglio tecnologico?
Evitare il rischio producendo qualcosa di inutile è una mossa geniale. Peccato il mercato non premi la timidezza, ma i risultati.
L’ennesima montagna che partorisce un topolino. Grande clamore, poca sostanza. Hanno imbrigliato la creatività per inseguire la sicurezza aziendale, scontentando tutti. A cosa serve uno strumento potente se non ti lasciano premere i pulsanti giusti?
@Laura Negri I pulsanti giusti generano cause legali, non profitti. Questo non è uno strumento per creare, ma un esperimento per misurare la nostra frustrazione prima di venderci la versione che funziona, a caro prezzo.
Un capolavoro di autodistruzione: hanno venduto il futuro e consegnato un giocattolo rotto, censurato per non spaventare gli inserzionisti. A questo punto, mi chiedo cosa sia più deludente, il software o chi ci ha creduto per primo.
@Alessandro Parisi L’errore è credere di essere l’utente. Siamo il test. Il prodotto non è il software, ma i dati sulla nostra delusione. Solo un’altra metrica nel loro foglio di calcolo.
L’hype non converte in ricavi se il prodotto delude. Hanno promesso la luna e consegnato un giocattolo castrato. Il mercato ha semplicemente presentato il conto, come è giusto che sia.
@Federica Testa Hanno costruito la cattedrale dell’hype su un terreno franoso. È la solita storia del genio spaventato dalla sua stessa creazione, che la mutila prima di mostrarla al mondo. Che spreco di potenziale.
@Sabrina Coppola Non hanno mutilato la creazione per paura, ma per calcolo. Il terrore vero è quello delle cause legali, non del potenziale. Un copione tristemente noto che sacrifica sempre il prodotto.