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Gli editori francesi hanno denunciato Google a Bruxelles

Scritto daMi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.
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Cinque associazioni editoriali francesi denunciano alla Commissione europea i riassunti IA che riducono i clic.

Cinque organizzazioni editoriali francesi hanno denunciato Google alla Commissione europea per l'introduzione di AI Overviews e AI Mode, che secondo uno studio riducono del 39,8% i clic organici. Il fatto conta perché sposta la questione sul terreno antitrust, non solo del diritto d'autore: Google controlla la ricerca e gli editori non possono negoziare. La riserva è che la tesi resta da accertare.

Quasi quattro clic su dieci spariscono. Quando in cima ai risultati di Google compare un AI Overview, cioè il riassunto scritto dall’intelligenza artificiale che risponde direttamente alla domanda, gli utenti cliccano molto meno sui siti da cui quelle informazioni provengono. È il contesto in cui va letta la notizia di questi giorni: mercoledì 29 ottobre cinque organizzazioni editoriali francesi hanno presentato una denuncia alla Commissione europea contro il modo in cui Google ha introdotto AI Overviews e AI Mode in Francia. La denuncia arriva circa tre mesi dopo il lancio dei due servizi nel paese.

Il prezzo di una risposta generata

Il dato più solido viene da uno studio randomizzato, cioè costruito confrontando gruppi di utenti assegnati a caso, e quindi meno esposto alle interpretazioni di comodo. Lo hanno condotto Saharsh Agarwal dell’Indian School of Business e Ananya Sen della Carnegie Mellon University: su 1.065 utenti di Chrome da computer, la presenza di AI Overviews ha ridotto del 39,8% i clic organici verso l’esterno, cioè quelli che portano a un sito senza passare dalla pubblicità. Le ricerche concluse senza alcun clic sono aumentate del 34,5%.

Altri numeri vanno nella stessa direzione, con metodi diversi. Ahrefs, società di strumenti SEO, ha analizzato i dati di Search Console relativi a 300.000 parole chiave e ha stimato che a dicembre 2025 il tasso di clic sul primo risultato, la posizione più ambita, si era ridotto del 58%. Sul fronte delle testate, secondo dati Semrush riportati da un’analisi di Nieman Lab sul traffico da ricerca, alcune pubblicazioni hanno perso più del 40% del traffico tra giugno 2025 e giugno 2026. Sono stime diverse per campione e periodo, e non vanno sommate. Ma raccontano la stessa cosa: la vetrina di Google c’è ancora, solo che sempre meno persone entrano nel negozio.

Da Parigi a Bruxelles, su un terreno già arato

Le organizzazioni firmatarie sono CPA, FNPS, GESTE, SEPM e SPIIL: rappresentano un pezzo ampio dell’editoria francese, dalla stampa periodica a quella indipendente e ai servizi digitali. Il bersaglio è il debutto dei due prodotti, annunciato da Elizabeth Reid, vicepresidente di Google per la ricerca, e partito già il 22 luglio. AI Overviews è il riassunto in testa alla pagina; AI Mode è una modalità di ricerca più simile a una conversazione con un chatbot, dove i link ai siti hanno un ruolo ancora più secondario.

La scelta di rivolgersi a Bruxelles, e non solo alle autorità nazionali, ha una logica. La Commissione europea ha infatti aperto già il 9 dicembre 2025 un’indagine antitrust formale sull’uso da parte di Google dei contenuti di editori web e creatori di YouTube per finalità legate all’intelligenza artificiale. Come riassume un’analisi dello studio legale Loyens & Loeff, la Commissione teme che Google imponga condizioni inique a editori e creatori, oppure che si garantisca un accesso privilegiato ai loro contenuti, mettendo in svantaggio gli sviluppatori rivali di modelli di IA. La denuncia francese, in altre parole, non apre un fronte nuovo: aggiunge un caso concreto a un fascicolo esistente.

Il punto politico lo ha formulato con chiarezza lo European Publishers Council, l’associazione che riunisce i grandi editori europei, nella sua denuncia antitrust contro Google. Altri fornitori di intelligenza artificiale hanno firmato accordi di licenza con alcuni editori per usare i contenuti giornalistici; Google in gran parte non l’ha fatto, e si affida al proprio controllo della ricerca per continuare ad accedere ai contenuti senza pagare. È la tesi degli editori, non un accertamento: ma spiega perché il problema venga presentato come una questione di concorrenza e non solo di diritto d’autore. Chi vuole comparire su Google, in sostanza, non avrebbe modo di negoziare.

La Francia, del resto, ha precedenti. L’Autorité de la concurrence, l’antitrust francese, nel 2024 ha multato Google per 250 milioni di euro per non aver rispettato parti dell’accordo sui diritti connessi, cioè le regole che riconoscono agli editori un compenso per l’uso dei loro articoli online. E lo scorso 8 luglio, dopo una denuncia separata dell’associazione APIG, ha imposto misure cautelari contro Meta, ordinandole di negoziare in buona fede con gli editori. Le autorità, insomma, sanno intervenire. Il problema è il tempo che serve.

L’interruttore in Search Console

Google, intanto, ha già indicato la propria risposta. Nel post con cui ha presentato AI Overviews e AI Mode in Francia, l’azienda scrive di aver introdotto in Search Console, lo strumento gratuito con cui i proprietari di siti controllano come vengono visti dal motore di ricerca, un nuovo controllo disponibile in Francia: permette di decidere se il proprio sito debba comparire o no in queste funzionalità di IA generativa. Google aggiunge che la scelta non viene usata come segnale di posizionamento per i risultati di ricerca al di fuori delle funzionalità di IA.

È un’affermazione dell’azienda, ed è giusto prenderla come tale. Anche ammesso che sia vera, però, non risolve la questione posta dagli editori. Uscire dagli AI Overviews significa che i propri contenuti non alimentano più le risposte automatiche, ma anche rinunciare alla posizione più visibile della pagina, quella che l’utente legge per prima. Restare significa comparire, ma con i tassi di clic che gli studi descrivono. È davvero una scelta, o un’alternativa tra due perdite? La denuncia francese chiede proprio a Bruxelles di stabilire se possa esistere una terza strada, quella del compenso negoziato.

Nel frattempo, per chi pubblica online, aspettare la Commissione non è una strategia. La presenza in AI Overviews e AI Mode va trattata come una decisione da misurare: guardare in Search Console quante impressioni si trasformano davvero in visite, e confrontarle nel tempo. La risposta di Bruxelles arriverà, prima o poi. I dati sul proprio traffico, invece, stanno già decidendo.

L'autore

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e mi occupo di SEO (Search Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization): lavoro sul posizionamento nei motori di ricerca, sulla visibilità nelle risposte generate dall'AI e sulle entità che la rendono possibile.

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