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Ecco perché l’errore “Pagina indicizzata senza contenuto” potrebbe non dipendere dal codice e cosa significa la “Purga dell’Indice” del 2025 per i tuoi contenuti.
Un drastico calo nel ranking a causa dell'errore 'Pagina indicizzata senza contenuto' ha allarmato molti SEO. Contrariamente alle attese, John Mueller di Google chiarisce che la colpa non è del codice, ma di blocchi a livello server. Questa rivelazione, unita alla 'Purga dell'Indice' del 2025, dimostra che per Google la semplice esistenza di una pagina non basta più.
La colpa non è (quasi) mai del JavaScript
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il problema non risiede quasi mai in complessi errori di rendering JavaScript.
John Mueller su Reddit ha spiegato che l’avviso “Pagina indicizzata senza contenuto” salta fuori quando Google riesce a indicizzare una URL, ma non trova al suo interno alcun contenuto accessibile.
In sostanza, il problema è che il tuo server o la tua CDN stanno, per qualche motivo, bloccando l’accesso a Googlebot.
Dal punto di vista di Google, la pagina esiste ma è una scatola vuota.
Questo cambia completamente la prospettiva, spostando il focus dalla correzione del codice alla verifica delle configurazioni del server.
Ma questo è solo un tassello di un puzzle ben più complicato, dove Google sembra divertirsi a cambiare le regole del gioco senza troppi complimenti.
Non solo “indicizzato senza contenuto”: gli altri messaggi criptici di Google
Questo errore, infatti, fa parte di una famiglia di status di indicizzazione che spesso lasciano i proprietari di siti con più domande che risposte.
C’è il famoso “Scansionato – attualmente non indicizzato”, che, come spiega la documentazione di Rank Math, più che un problema della singola pagina è spesso un segnale di una scarsa qualità generale del sito.
Poi c’è “Rilevato – attualmente non indicizzato”, che significa semplicemente che Google sa che la tua pagina esiste, ma non si è ancora preso la briga di scansionarla, magari per un sovraccarico del server o una struttura di link interni poco efficace.
Tutti questi segnali, però, assumono una luce completamente diversa, se li guardiamo nel contesto di quello che è successo a maggio 2025.
La “purga dell’indice” del 2025: Google fa pulizia e riscrive le regole
A gettare un’ombra su tutto è un evento che alcuni ricercatori hanno battezzato “Indexing Purge Update”. Secondo uno studio di Indexing Insight, a maggio 2025 Google ha rimosso attivamente dal suo indice oltre il 25% delle URL monitorate.
L’obiettivo?
Pagine con un engagement basso o nullo.
In pratica, contenuti che non generavano click, query o impressioni sono stati semplicemente cancellati dai risultati di ricerca, con siti che hanno visto sparire dal 15% al 75% delle loro pagine indicizzate.
La mossa, che ha visto Google abbandonare la sua vecchia regola non scritta di attendere fino a 130 giorni prima di de-indicizzare una pagina, solleva una domanda lecita.
Si tratta di un’operazione per migliorare la qualità dei risultati o, più cinicamente, di un modo per fare spazio a contenuti più freschi e rilevanti, magari con un potenziale commerciale maggiore?
L’errore “indicizzato senza contenuto”, a questo punto, non è più solo un fastidio tecnico.
È un avvertimento.
A Google non basta più che una pagina esista; vuole la prova che a qualcuno interessi davvero.
