L’esperimento di Ahrefs sull’IA: la vera minaccia per i brand è l’iniezione di narrative

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

L’esperimento di Ahrefs smonta le certezze sull’IA, svelando una falla nel sistema che apre la strada all’ “iniezione di narrative” e riscrive le regole della reputazione online.

L'esperimento di Ahrefs con il brand fittizio Xarumei ha sollevato dubbi sulla tendenza dell'IA a preferire le falsità. In realtà, il test svela una vulnerabilità più profonda: non è la menzogna a vincere, ma la risposta più dettagliata. Ciò espone le aziende al rischio di "iniezione di narrative", dove un singolo contenuto falso può avvelenare la percezione del brand.

La crepa nel sistema: quando l’esperimento mostra altro

A guardare più da vicino, la narrazione di Ahrefs inizia a scricchiolare.

E non poco.

Come riportato su Search Engine Journal in un’analisi critica, l’esperimento ha una falla strutturale che cambia completamente le carte in tavola. Il marchio Xarumei è stato creato in un vuoto assoluto, senza alcuna “brand authority”. Non aveva uno storico, non era presente nel Knowledge Graph di Google, non aveva citazioni, recensioni, nulla.

Era un fantasma digitale.

Chiedere a un’IA di distinguere il vero dal falso in queste condizioni è come chiedere a un estraneo di riconoscere un tuo amico in una folla senza averlo mai visto prima.

L’IA non ha scelto la “bugia”, ha semplicemente scelto l’unica fonte che le forniva una risposta concreta e dettagliata. Il sito ufficiale, con la sua vaghezza, non rispondeva alle domande, le schivava.

L’intelligenza artificiale, per sua natura, è progettata per dare risposte, non per dire “non so”. Quindi, tra una fonte che fornisce un dato (seppur falso) e una che non lo fornisce, la macchina sceglie la prima.

Non è una questione di morale, è una questione di meccanica.

Quindi, se il punto non è che le IA amano le menzogne, qual è la vera lezione da portarsi a casa?

Il problema, forse, è ancora più profondo e insidioso.

Il vero rischio: l’iniezione di narrative tossiche

L’esperimento di Ahrefs, quasi involontariamente, ha messo in luce una vulnerabilità che va ben oltre la semplice disinformazione. Ha mostrato quanto sia facile orchestrare quella che potremmo definire una “iniezione di narrativa”.

In pratica, non serve più lanciare campagne di recensioni false o creare decine di siti per affossare un competitor. Basta un singolo articolo ben scritto, dettagliato e “a forma di risposta” per avvelenare il pozzo e far sì che l’IA lo adotti come verità assoluta.

Pensaci un attimo:

Un concorrente sleale o un cliente scontento potrebbe creare un racconto dettagliato e credibile su un presunto difetto di produzione del tuo prodotto di punta. Se la tua comunicazione ufficiale è vaga o non affronta direttamente la questione, l’IA potrebbe iniziare a presentare quella versione dei fatti come reale a migliaia di potenziali clienti.

Questo sposta il campo di battaglia.

Non si tratta più di posizionarsi meglio su Google, ma di lottare per il controllo della percezione fondamentale che l’IA ha della tua realtà aziendale. E a giudicare dalla confusione dimostrata da piattaforme diverse (con Perplexity che ha addirittura confuso il marchio finto con Xiaomi, un’azienda reale), non sembra che i giganti della tecnologia abbiano ancora una soluzione affidabile in tasca.

La partita non si gioca più solo sul campo dell’autorevolezza costruita negli anni, ma su quello della specificità e della capacità di rispondere.

E in questo nuovo gioco, chi scrive la risposta più diretta e convincente, vera o falsa che sia, rischia di dettare le regole.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

1 commento su “L’esperimento di Ahrefs sull’IA: la vera minaccia per i brand è l’iniezione di narrative”

  1. Simone Rinaldi

    Il test dimostra solo che la pigrizia costa. Non costruisci la tua autorevolezza e poi ti lamenti se la narrativa la scrive un algoritmo. Davvero qualcuno nel settore si sorprende ancora di dinamiche così elementari?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore