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EVOX ha citato in giudizio quattro università americane

Scritto da
Anita Innocenti
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La causa riguarda due dataset pubblicati da Stanford e coinvolge anche l’addestramento dei modelli di IA

EVOX Productions ha citato quattro università americane per violazione di copyright, sostenendo che la condivisione accademica dei dataset non rientri nel fair use. La causa mette a rischio chiunque abbia addestrato modelli di intelligenza artificiale nei campus, nati proprio da quella ricerca aperta. Se i giudici daranno ragione all'azienda, la prossima generazione di IA potrebbe non nascere più nelle università.

Nel 2009, un dataset di immagini veniva pubblicato come poster di ricerca in un angolo di un centro congressi di Miami Beach. Quel gesto accademico ha acceso la corsa all’intelligenza artificiale. Oggi è al centro di una causa per copyright: secondo quanto riportato da ChatGPT is Eating the World, se la condivisione accademica dei dataset non viene considerata fair use, tutte le università statunitensi che hanno addestrato modelli di IA sono a rischio di responsabilità.

L’annuncio che riapre il 2009

La causa l’ha intentata EVOX Productions LLC, un’azienda di fotografia automobilistica. Come riportato dal blog Copyright della Brigham Young University, EVOX ha citato in giudizio per violazione di copyright la Stanford University, la Rice University, il Baylor College of Medicine e l’Università del Michigan. Entrambi i dataset in questione sarebbero stati pubblicati da Stanford su pagine web per condividerli con altri ricercatori. È una prassi normale, quasi banale, nella ricerca accademica. Ed è proprio qui che sta il paradosso: se quel gesto non è fair use, come sostiene EVOX, nessuna università americana che abbia mai toccato un dataset di opere protette può dormire sonni tranquilli.

Il passaggio dal poster di Miami Beach all’aula di tribunale è più corto di quanto sembri. Ma perché un’azienda di fotografia automobilistica prende di mira le università, e non soltanto le società che vendono modelli? La risposta porta dritto alla genesi dell’addestramento moderno, che nasce nei campus.

Il poster di Miami Beach e l’ascesa dello scaling

La pratica dell’addestramento dei modelli di IA è nata con i ricercatori universitari. Come riportato da un articolo accademico disponibile su SSRN, sono stati loro a scoprire un’intuizione decisiva: lo scaling — usare dataset più grandi e più diversificati — funziona davvero per sviluppare e migliorare i modelli di IA. Non è una teoria astratta. ImageNet, il dataset pubblicato nel 2009 come poster di ricerca in un angolo di un centro congressi di Miami Beach, si è rapidamente evoluto in una competizione annuale per stabilire quali algoritmi identificassero gli oggetti nelle immagini con il minor tasso di errore. Come riportato in un articolo di Quartz, quel poster in un angolo ha cambiato la direzione della ricerca sull’IA.

Edward Lee, nell’articolo su SSRN, raccomanda ai giudici impegnati nelle cause per copyright contro le aziende di IA di valutare non solo la storia dell’addestramento, ma anche se l’addestramento universitario abbia o meno una finalità di fair use. Il punto è tutt’altro che secondario. Se quella genesi nei campus non è protetta, che cosa resta della ricerca aperta che ha reso possibile l’IA di oggi? La domanda non è retorica: è esattamente ciò che i tribunali dovranno stabilire nelle prossime settimane.

Lo scontro sul fair use e il precedente che spaventa

Il paradosso diventa strategia processuale. Alcune delle università convenute sono private e non possono invocare l’immunità sovrana, il principio che protegge gli enti pubblici dalle cause. Come riportato in un secondo articolo dello stesso blog, è probabile che tentino la carta del fair use — e questo potrebbe creare un precedente importante per il futuro dell’IA negli Stati Uniti. Per quelle università private, il fair use non è un’opzione. È l’unica difesa.

Il fronte non si ferma ai campus. Ad agosto, EVOX ha citato in giudizio anche Midjourney, il generatore di immagini basato su IA, accusandolo di aver copiato decine di migliaia delle sue fotografie di veicoli protette da copyright senza permesso. Come riportato in un articolo di PetaPixel, la strategia dell’azienda sembra chiara: colpire sia chi vende i modelli, sia chi li ha resi possibili con la ricerca accademica.

La domanda non è più accademica. Se il fair use arretra — se non copre nemmeno la ricerca universitaria — chi potrà ancora permettersi di addestrare modelli? Per chi fa impresa online, il precedente EVOX contro le università cambia il calcolo del rischio: l’addestramento dei modelli diventa più costoso e incerto, e la prossima generazione di IA potrebbe non nascere nei campus.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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