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Contattaci oraDue precedenti contrastanti su cui la giudice dovrà scegliere: il caso riguarda la musica e vale miliardi di dollari
La giudice Lee ha pubblicato le domande pre-udienza sul fair use nel caso Concord Music contro Anthropic, segnalando dubbi non risolti. Il precedente Bartz del 2025 ha riconosciuto l'addestramento come uso trasformativo, ma su basi parziali. Conta perché decide il peso del danno di mercato rispetto alla trasformatività, con rischi economici rilevanti per chi usa modelli linguistici.
Prima ancora di sedersi in aula, la giudice Lee ha messo per iscritto i suoi dubbi. Nella causa Concord Music v. Anthropic I, quella che contrappone gli editori musicali all’azienda che sviluppa Claude, la giudice ha inviato agli avvocati delle due parti una serie di domande pre-udienza sul fair use e sulle cosiddette mozioni Daubert. Quelle domande erano riservate ai legali e da ieri sono pubbliche, come riportato da il blog ChatGPT Is Eating the World. Sembra un dettaglio procedurale. Non lo è. Leggere cosa una giudice chiede prima di un’udienza significa capire dove ha ancora dei dubbi, e quindi in quale direzione il caso può girare.
Le domande della giudice Lee, prima ancora dell’udienza
Le domande toccano tre fronti. Il primo è il fair use, cioè la dottrina del diritto americano che consente di usare opere protette senza autorizzazione in certe condizioni: è l’argomento su cui le aziende dell’intelligenza artificiale hanno costruito la loro difesa per aver addestrato i modelli su contenuti altrui. Il secondo è la gestione del processo, ossia come organizzare concretamente il dibattimento. Il terzo sono le mozioni Daubert sugli esperti.
Per chi non mastica procedura americana: le mozioni Daubert sono le richieste con cui una parte chiede al giudice di escludere i periti dell’altra, sostenendo che le loro analisi non siano abbastanza solide per essere ascoltate da una giuria. In pratica, è la battaglia su chi potrà spiegare ai giurati come funziona un modello linguistico e quanto vale il danno subito dagli editori. Chi vince questa battaglia parte avvantaggiato nel racconto del processo.
Resta però una domanda. Perché una giudice dovrebbe ancora interrogarsi sul fair use, se un suo collega l’anno scorso sembrava aver già dato una risposta proprio in una causa contro Anthropic?
Due giudici, due fattori, nessuna regola unica
La risposta è semplice: il precedente esiste, ma è a metà. E non è l’unico. Già nel giugno 2025, nel caso Bartz v. Anthropic, il giudice Alsup aveva stabilito che addestrare un LLM (un modello linguistico di grandi dimensioni, la tecnologia che sta dietro a Claude e ai suoi concorrenti) su libri protetti da copyright acquistati legalmente rientrava nel fair use. La pirateria invece no. Come ricostruito nell’analisi dello studio legale Wiggin and Dana, la corte aveva accolto la richiesta di Anthropic di chiudere la questione senza processo per quanto riguarda l’addestramento e la digitalizzazione delle opere comprate regolarmente, ma l’aveva respinta per le copie piratate, ordinando un processo su quel punto e sui relativi danni.
Il ragionamento di Alsup poggiava soprattutto sul primo dei quattro fattori con cui i tribunali americani valutano il fair use: lo scopo trasformativo. In parole povere, la domanda era se il modello facesse con quei libri qualcosa di sostanzialmente nuovo rispetto all’opera originale. Per Alsup, sì.
Nel caso Kadrey v. Meta, però, il giudice Chhabra ha messo l’accento altrove: sul quarto fattore, il danno al mercato. Qui la domanda cambia completamente. Non conta tanto quanto sia innovativo l’uso, ma se il prodotto finale finisca per sottrarre spazio economico a chi ha creato le opere. Due giudici, due fattori, due prospettive diverse sullo stesso problema. Ed è esattamente questo il nodo che la giudice Lee deve sciogliere: su quale dei due appoggiarsi, ora che il terreno di prova non sono più i libri ma la musica. Per gli editori, l’argomento del danno al mercato è evidentemente più comodo. Per Anthropic, il precedente Alsup è la carta da giocare. Le domande pre-udienza dicono che la giudice non ha ancora scelto.
Il prezzo di un precedente
Se la questione giuridica resta aperta, quella economica è tutt’altro che un dettaglio. Secondo quanto riportato da TechCrunch, sul fronte musicale i danni chiesti ad Anthropic potrebbero superare i 3 miliardi di dollari. Sarebbe una delle più grandi cause per copyright non collettive mai intentate negli Stati Uniti. Per avere un termine di confronto, il precedente Bartz ha già prodotto un accordo da 1,5 miliardi di dollari a favore degli autori. Il doppio, dunque, e senza la forma della class action.
Vale la pena chiedersi chi ci guadagna e chi rischia. Le aziende dell’IA hanno costruito i loro modelli contando sul fatto che l’addestramento fosse un uso lecito. Bartz ha dato loro una mezza ragione, ma ha anche dimostrato che la provenienza dei dati, comprati o scaricati illegalmente, può valere più di un miliardo. Gli editori musicali hanno capito il messaggio.
Nelle prossime settimane i punti da osservare sono due: l’esito delle mozioni Daubert, cioè quali esperti potranno parlare in aula, e il peso che la giudice Lee darà al danno di mercato rispetto alla trasformatività. Sono queste due scelte, più di qualsiasi dichiarazione delle aziende, a dire come andrà a finire.
Per chi fa impresa online la lezione non è morale, è pratica. Il fair use dell’intelligenza artificiale si sta decidendo caso per caso, tribunale per tribunale, e da dove arrivano i dati con cui un modello è stato addestrato pesa già in miliardi di dollari. Chi integra Claude o altri LLM nei propri servizi ha tutto l’interesse a seguire questa causa come un fattore di costo e di rischio, non come una curiosità da tribunale.
