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L’ex manager di Facebook e Instacart è stata chiamata a trasformare il chatbot in una fonte di guadagno, dopo anni di investimenti e un “buco” di 5 miliardi di dollari
L'era della sperimentazione gratuita per ChatGPT è al capolinea. Con la nomina di Fidji Simo, ex dirigente di Meta, OpenAI mette al comando una specialista della monetizzazione per trasformare la costosa IA in una macchina da soldi. Il suo compito è chiaro: far quadrare i conti, introducendo pubblicità e nuovi abbonamenti. La festa, per gli utenti, è ufficialmente finita.
Diciamocelo chiaramente: la favola dell’intelligenza artificiale costruita solo “per il bene dell’umanità” ha iniziato a scricchiolare nel momento in cui sono arrivati i conti da pagare.
E che conti.
Quando un’azienda brucia miliardi come se fosse carta straccia, prima o poi qualcuno deve arrivare a mettere ordine e, soprattutto, a battere cassa.
Quel qualcuno ha un nome e un cognome: Fidji Simo.
Se pensavi che Sam Altman fosse l’unico burattinaio lì dentro, ti sbagliavi di grosso. Mentre lui continua a guardare le stelle e a parlare di superintelligenza, Simo è stata messa lì con un compito molto più terreno e decisamente più sporco: trasformare ChatGPT da un giocattolo costoso in una macchina da soldi, come emerge dal pezzo di Wired.
Nominata CEO of Applications nel maggio 2025, come confermato direttamente dal comunicato ufficiale di OpenAI, ora è lei che ha le chiavi della strategia commerciale.
E credimi, il suo arrivo cambia tutto.
Ma chi è davvero questa figura e perché dovrebbe importarti?
Tieniti forte, perché il suo curriculum non è esattamente quello che ti aspetteresti da un tipico ingegnere della Silicon Valley.
Dalla pesca in Francia alla Silicon Valley: un curriculum che non perdona
Immagina una ragazza nata in un piccolo villaggio di pescatori nel sud della Francia, prima della sua famiglia a laurearsi (all’HEC Paris, mica bruscolini), che si fa strada a gomitate fino ai vertici della tecnologia mondiale.
Questa è Fidji Simo.
Non è una che si spaventa facilmente, e la sua storia lavorativa parla chiaro: ha passato dieci anni in Facebook (ora Meta), arrivando a guidare l’app principale del social network.
Hai presente quel mostro sacro della pubblicità digitale?
Ecco, lei era al volante.
Ma non si è fermata lì.
Come racconta dettagliatamente Euronews, prima di approdare in OpenAI ha guidato Instacart come CEO, prendendo un’azienda in difficoltà, ristrutturandola e portandola alla quotazione in borsa nel 2023.
Insomma, è una che sa come prendere un business che perde pezzi e farlo marciare dritto.
E qui sta il punto: OpenAI non l’ha presa per scrivere codice. L’ha presa perché sa come monetizzare l’attenzione degli utenti.
Era già nel consiglio di amministrazione dall’anno precedente, ma ora è scesa in campo operativo. E se pensi che la sua esperienza a Meta sia solo un dettaglio biografico, aspetta di vedere cosa ha intenzione di fare con i tuoi prompt.
Perché, parliamoci chiaro, la situazione finanziaria di OpenAI non è rosea come i loro keynote vorrebbero farti credere.
Il “buco” da 5 miliardi e la fine della beneficenza
Ecco la doccia fredda: OpenAI ha perso circa 5 miliardi di dollari l’anno scorso.
Sì, hai letto bene.
Cinque miliardi.
Time riporta questo dato allarmante che spiega perfettamente perché l’approccio “ricerca prima di tutto” sia stato messo in soffitta. Non puoi continuare a bruciare denaro degli investitori all’infinito promettendo un futuro radioso se non inizi a mostrare dei profitti oggi.
Il mandato di Simo è brutalmente semplice: rendere ChatGPT profittevole senza far scappare gli utenti.
Facile a dirsi, vero?
La sfida è titanica.
Deve introdurre meccanismi di prezzo e forse, tieniti forte, pubblicità, mantenendo però quella fiducia che milioni di persone hanno riposto nello strumento. È un equilibrio precario: da una parte devi fatturare, dall’altra non puoi trasformare l’assistente in un venditore di pentole, altrimenti la gente torna su Google.
Lei stessa ha dichiarato una filosofia interessante: “Non combattiamo per fare più cose, combattiamo per farne meno”. Vuole focalizzarsi solo su prodotti che abbiano un impatto reale e misurabile.
Niente dispersione, solo risultati.
E per ottenere questi risultati, ha già iniziato a muovere le pedine sulla scacchiera con progetti che vanno ben oltre la semplice chat testuale a cui sei abituato.
Preparati, perché le novità che ha in serbo potrebbero cambiare il modo in cui usi l’IA quotidianamente (e quanto ti costerà farlo).
Pubblicità, abbonamenti e… un calendario intelligente?
Quindi, cosa bolle nel calderone di Fidji Simo?
Le prime mosse sono già visibili. Uno dei progetti di punta è “Pulse“, un assistente personale ultra-avanzato consapevole del tuo calendario e delle tue abitudini. L’idea è spostarsi da un’AI che risponde a domande a un’AI che gestisce attivamente la tua vita.
E, ovviamente, questo livello di servizio non sarà regalato.
Ma non è tutto. Si parla apertamente di sperimentazioni con la pubblicità nel piano gratuito di ChatGPT. Sì, proprio come succedeva su Facebook sotto la sua gestione.
Se non paghi con i soldi, paghi con l’attenzione.
Inoltre, Simo sta spingendo forte su un programma di certificazione delle competenze AI e un marketplace del lavoro, cercando di posizionare OpenAI non solo come fornitore di tecnologia, ma come arbitro del mercato del lavoro del futuro.
C’è però un aspetto che Simo tiene a sottolineare, forse per distanziarsi dal motto “move fast and break things” della sua ex azienda. In una recente intervista citata da Fortune, ha evidenziato come in OpenAI la sicurezza e la salute mentale siano priorità fin dal primo giorno, ammettendo che a Meta certi rischi non erano stati anticipati.
Sarà vero o è solo marketing per indorare la pillola?
Lo scopriremo solo vedendo se riuscirà a farci pagare per ChatGPT col sorriso sulle labbra. Una cosa è certa: con Fidji Simo al comando, il tempo degli esperimenti gratuiti è ufficialmente finito.

La Simo è la “zucchina” che deve portare il raccolto, capite? Tutta questa IA è un bagno di soldi. Mettere un “gatto” a contare i topi è un classico. Spero solo che non ci riempiano la chat di banner pubblicitari, tipo televendite digitali. Ci resta solo sperare.
Monetizzare l’IA? Prevedibile. Zero sorprese. Tutta questa “rivoluzione” finisce sempre con la carta di credito. Bene, ora tocca a lei pulire il buco. E noi paghiamo.