Google AI Mode: numeri record e promesse mancate, la verità dietro la crescita

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Dietro i numeri da capogiro, luci e ombre sull’AI Mode di Google, tra crescita esponenziale e funzionalità promesse ancora in fase di sviluppo.

Google celebra i 75 milioni di utenti della sua AI Mode, ma è un successo a caro prezzo. La crescita vertiginosa si scontra con una realtà preoccupante: il 75% delle ricerche non genera traffico ai siti web. Intanto, le vere innovazioni, come la personalizzazione, restano chiuse nei laboratori, rendendo la rivoluzione annunciata ancora incompiuta.

La corsa ai grandi numeri (con un’insidia nascosta)

Nick Fox di Google, durante un’intervista, ha confermato il dato: 75 milioni di persone usano l’AI Mode quotidianamente. Un numero che non si può ignorare e che ci dice una cosa chiara: il modo in cui le persone cercano informazioni sta cambiando sotto i nostri occhi. Non è più solo un esperimento, ma un canale consolidato che sta ridisegnando le abitudini di milioni di utenti. La crescita è stata verticale, quasi quadruplicata in pochi mesi, secondo i dati di settore.

Ma c’è un dato che dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme a chiunque produca contenuti per il web: nel 75% delle sessioni su AI Mode, l’utente non clicca su nessun link esterno.

Hai capito bene.

Tre volte su quattro, la conversazione inizia e finisce all’interno della bolla di Google, senza che il traffico arrivi mai ai siti che, di fatto, hanno fornito le informazioni originali.

Una crescita impressionante, non c’è che dire.

Ma a quale prezzo?

La grande promessa mancata: la personalizzazione che non c’è

Ricordi il Google I/O di quasi un anno fa?

Sul palco avevano promesso un’intelligenza artificiale capace di dialogare con i nostri dati personali: Gmail, Calendar, i documenti. Un assistente che non avrebbe avuto bisogno di mille spiegazioni perché avrebbe già saputo del nostro volo prenotato o dell’appuntamento in agenda.

Bene, quella funzione, definita “personal context”, è ancora in fase di test interno, senza una data di rilascio all’orizzonte.

Questo, per te che fai business, significa una cosa sola: l’IA di Google, al momento, è ancora “stupida” riguardo al contesto specifico del tuo cliente.

Non può capire le sue esigenze reali basandosi sulla sua storia personale, ma si affida solo a quello che l’utente scrive nella barra di ricerca.

Una limitazione enorme, che di fatto ridimensiona parecchio la portata di questa “rivoluzione”.

E mentre le funzioni che dovevano renderla davvero intelligente restano nel cassetto, Google ha deciso di puntare tutto su un’altra cosa: la velocità.

Gemini 3 Flash e il mistero delle fonti diverse

In parallelo a questi annunci, Google ha lanciato a livello globale Gemini 3 Flash come nuovo motore predefinito per l’AI Mode. Un modello più veloce, più reattivo, capace di gestire domande complesse e stratificate. Una mossa che punta a migliorare l’esperienza utente rendendo le conversazioni con l’IA più fluide, visto che già oggi le query in AI Mode sono due o tre volte più lunghe di quelle tradizionali.

Qui però emerge un’altra stranezza, scovata da un’analisi di Ahrefs. Sembra che AI Mode e AI Overviews (le risposte generate dall’IA nella ricerca tradizionale) abbiano due teste diverse. Pur essendo d’accordo sul contenuto della risposta nell’87% dei casi, citano fonti web differenti quasi il 90% delle volte. In pratica, è come avere due dipendenti a cui dai lo stesso compito e che ti portano lo stesso risultato, ma basandosi su manuali completamente diversi.

Questo crea un’incertezza enorme per chi produce contenuti.

Per quale delle due intelligenze dovresti ottimizzare il tuo sito?

Viene da chiedersi se questa confusione sia un semplice effetto collaterale dello sviluppo o una strategia voluta per rendere il campo da gioco ancora più imprevedibile e difficile da dominare.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

26 commenti su “Google AI Mode: numeri record e promesse mancate, la verità dietro la crescita”

  1. Il cambiamento è rapidissimo, 75 milioni di utenti lo dimostrano. L’AI risponde a tutto subito. Mi chiedo però chi controlli queste risposte e con quali dati siano addestrate.

    1. Sebastiano Caputo

      @Eva Fontana La tua domanda è perfetta. Settantacinque milioni di persone che non cliccano più sui siti. Un progresso meraviglioso, specialmente per chi ha un’attività online. Loro ti danno la risposta e si tengono il traffico. Che generosità. Ci stanno costruendo un bel recinto?

    2. Eva, la domanda sul controllo è giusta, ma il punto è che questi 75 milioni di utenti sono stati dirottati. Google celebra la sua crescita sulla pelle di chi produce i contenuti, lasciandoci a guardare mentre il traffico che ci serviva svanisce.

  2. Settantacinque milioni di persone chiuse in una stanza. Google li intrattiene con i nostri contenuti, senza farli uscire. Una festa riuscitissima, peccato non fossimo invitati.

  3. I numeri sono grandi, ma il traffico ai siti è nullo. Questa crescita danneggia chi produce contenuti. Serve un nuovo modo di emergere.

      1. Paola, hai colto il punto. Questo “nuovo modo di emergere” è fornire i materiali con cui Google costruisce il muro che ci terrà fuori. Un gioco dove vince solo uno, e non siamo noi. Mi domando chi sarà il primo a smettere di giocare.

    1. Walter Benedetti

      Paola, non è una soluzione. È accentramento del sapere. Hanno trasformato l’oceano del web in un acquario privato. Chi paga il biglietto?

      1. Walter, il biglietto è l’illusione della conoscenza immediata, un pedaggio che i creatori pagano con la loro invisibilità, mentre noi ammiriamo i riflessi sulle pareti della nostra nuova e comoda prigione digitale.

  4. 75 milioni di utenti per ammazzare il 75% del traffico. Un successone. Hanno creato un’autostrada senza uscite. Ottimo per il mio lavoro.

    1. Luciano, la tua autostrada senza uscite è la perfetta metafora di un progresso che si autocelebra mentre desertifica il paesaggio circostante. Mi domando quanto a lungo potremo guidare guardando solo il loro cruscotto.

  5. Google celebra i suoi 75 milioni di utenti mentre noi piangiamo il 75% del traffico perduto. È un baratto geniale: loro si prendono i dati e il controllo, noi ci teniamo le briciole. La chiamano evoluzione, io lo chiamo esproprio digitale.

    1. Silvia Graziani

      Carlo, la parola ‘esproprio’ mi pare un lusso; questa è la solita fregatura mascherata da progresso dove a pagare il conto siamo sempre noi.

      1. Silvia, che la chiamino progresso o in altro modo, il risultato è quello: loro si prendono i visitatori, a noi lasciano le spese. Non mi sorprende, è la logica di chi ha il monopolio.

    2. Benedetta Donati

      Carlo, è un banchetto dove il piatto forte sono i nostri dati. Loro si saziano e a noi lasciano il conto. La chiamano statistica, non esproprio.

  6. Si festeggia la crescita di un sistema chiuso che vampirizza i contenuti altrui. È il funerale del web aperto, celebrato con un brindisi aziendale.

  7. Il cambiamento è rapido e coinvolge milioni di persone. La tecnologia è potente. Ma se il traffico scompare, i contenuti da dove arriveranno? Stiamo nutrendo un gigante che poi non ci ricambia. Qual è il vero prezzo di questa comodità?

    1. Silvia Graziani

      Eva, il punto è proprio quello. Celebrano numeri da urlo per una giostra che gira a vuoto, alimentata dai contenuti nostri. Alla fine della fiera, chi paga il biglietto siamo sempre noi, solo che non ce l’hanno ancora detto chiaramente.

    1. Andrea Cattaneo

      Davide Fabbro, più che fatturare sulle macerie, mi chiedo come si possa costruire qualcosa quando ti fregano i mattoni uno a uno davanti agli occhi.

  8. Simone Ferretti

    Settantacinque milioni di utenti che non vedremo mai. Sbandierano la crescita, ma a me sembra solo un altro modo per tagliarci fuori. Resta da capire come stare a galla.

    1. Greta Silvestri

      Simone Ferretti, esatto. 75 milioni di fantasmi per noi. Ci stanno costruendo un bel recinto dorato. La vera domanda è cosa daremo in pasto all’AI quando i nostri siti saranno morti.

  9. Giovanni Battaglia

    Non siamo più il menù, ma gli ingredienti nella cucina di Google. Loro cucinano, loro servono, loro incassano. La mia cattedra in marketing digitale mi sembra sempre più una lezione di storia antica.

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