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Una mossa che allarga l’accesso all’AI, posizionandosi tra l’offerta gratuita e i piani premium, e che sembra studiata per competere direttamente con OpenAI.
Google sfida OpenAI con il nuovo piano AI Plus a 7,99$, un'offerta di fascia media per democratizzare l'accesso all'IA. Include modelli come Gemini 3 Pro, 200GB di spazio e condivisione familiare, posizionandosi tra le opzioni gratuite e i costosi piani Pro. Una mossa calcolata per attrarre un pubblico più vasto e fidelizzare gli utenti Google One.
Google lancia AI Plus a 8$: la mossa per battere OpenAI o solo un altro abbonamento?
Google ha deciso di rompere gli indugi e lanciare il suo piano AI di fascia media, l’AI Plus, in ben 35 nuovi paesi, inclusi gli Stati Uniti.
Il prezzo è di 7,99 dollari al mese, con un’offerta di lancio a 3,99 per i primi due mesi.
Una cifra che non sembra casuale e che apre una riflessione importante sulla direzione che sta prendendo il mercato dell’intelligenza artificiale per il grande pubblico.
Stiamo assistendo a una vera democratizzazione della tecnologia o semplicemente all’apertura di un nuovo, affollatissimo, campo di battaglia commerciale?
Questa mossa allarga la platea di utenti che possono accedere a strumenti AI avanzati, posizionandosi esattamente a metà tra le funzioni gratuite, spesso limitate, e i costosi piani premium.
Ma è davvero un passo avanti per noi utenti?
Cosa ti porti a casa con 8 dollari (e una piccola furbata per chi è già cliente)
Mettiamo subito le carte in tavola.
Con questo abbonamento, Google ti dà accesso a modelli come Gemini 3 Pro e Nano Banana Pro direttamente nell’app Gemini, insieme a strumenti per la creazione di video come Flow e Whisk.
Il pacchetto include anche 200 crediti mensili per la generazione video e supporto per ricerca e scrittura tramite NotebookLM con Audio Overviews potenziati. A completare il tutto, ci sono 200 GB di spazio di archiviazione condiviso tra Drive, Gmail e Foto, con la possibilità di estendere tutti i benefici, spazio incluso, a un massimo di cinque membri della famiglia, come descritto sul blog di Google.
Una caratteristica, quest’ultima, che strizza l’occhio alle famiglie e che i concorrenti, per ora, non offrono in modo così diretto.
La vera furbata, però, è riservata a chi è già un cliente affezionato.
Chiunque abbia un abbonamento a Google One Premium da 2TB (attualmente a 9,99 dollari al mese) riceverà automaticamente tutti i vantaggi di AI Plus senza alcun costo aggiuntivo. Una mossa intelligente per blindare gli utenti che già spendono di più e far percepire loro un valore aggiunto immediato.
Ma questo prezzo, apparentemente così aggressivo, è davvero una novità?
La risposta è no, e la strategia è più sottile di quanto sembri.
Un prezzo studiato a tavolino per sfidare il re (OpenAI)
Se il prezzo di 7,99 dollari ti suona familiare, non è un caso. È esattamente la stessa cifra del piano ChatGPT Go di OpenAI, lanciato a livello globale. Questo suggerisce che i giganti del settore abbiano trovato una sorta di accordo non scritto sul prezzo “giusto” per un abbonamento AI di base.
Google, quindi, non sta inventando nulla ma si sta allineando, con l’obiettivo palese di intercettare quel pubblico che trova i 20 dollari del piano Pro un’esagerazione ma che cerca qualcosa in più rispetto alle versioni gratuite.
La strategia di lancio, inoltre, la dice lunga. Il piano è stato prima testato in mercati emergenti come l’Indonesia e poi esteso a oltre 70 paesi prima di arrivare nelle economie più sviluppate.
Un approccio cauto, quasi scientifico, per calibrare l’offerta e massimizzare l’adozione.
L’obiettivo è raggiungere “un nuovo pubblico più occasionale”, dimostrando che la mossa non è improvvisata ma frutto di un’analisi precisa del mercato, con prezzi che variano a seconda della regione per essere più appetibili.
Google, quindi, non sta facendo beneficenza, ma sta giocando una partita a scacchi dove ogni pedina ha un costo ben preciso.
E questo ci porta a chiederci: dove si colloca esattamente questa offerta nel grande schema delle cose?
Una scala di offerte per ogni tasca: la vera strategia di Google
Con questa nuova aggiunta, la struttura delle offerte IA di Google diventa chiarissima e, diciamocelo, piuttosto astuta.
Ora abbiamo quattro livelli: un piano gratuito con accesso base a Gemini, il nuovo IA Plus a 7,99$, l’IA Pro a circa 20$ con 2TB di storage e infine l’IA Ultra per professionisti esigenti a quasi 250$ al mese.
Una scala perfetta per agganciare l’utente con un’offerta economica e poi, col tempo, spingerlo a salire di livello man mano che le sue esigenze (o la sua dipendenza dagli strumenti) aumentano.
L’azienda stessa definisce il piano Plus come un modo per dare “più accesso” piuttosto che “un accesso superiore” alle capacità di IA, una sottigliezza linguistica che tradisce la volontà di non cannibalizzare l’offerta Pro, ma di creare un gradino intermedio funzionale.
La mossa è fatta.
Ora la domanda non è più se l’IA diventerà un bene di consumo accessibile, ma a quale prezzo – non solo in euro, ma in termini di dipendenza da un unico, gigantesco, fornitore di tecnologia.

Chiamano democratizzazione la vendita di un guinzaglio digitale a prezzo di saldo. Che privilegio.
@Antonio Romano Il guinzaglio è solo il primo filo. Presto tesseranno una ragnatela invisibile attorno a noi, per tenerci al caldo. A volte penso che sia più semplice smettere di pensare e lasciarsi cullare.
Mentre voi parlate di titani, loro stanno solo abbassando la barriera d’ingresso per il lock-in. È un funnel, non una rivoluzione.
@Federica Testa Ci stanno costruendo una comoda gabbia dorata a rate. Ogni abbonamento è una sbarra in più. Almeno la vista non è male.
Un’altra lotta tra titani presentata come un’opportunità per noi comuni mortali. Ci offrono solo posti in prima fila per guardare la nostra irrilevanza. E dovremmo pure pagare il biglietto.
@Emma Rinaldi, la nostra irrilevanza non è il punto. Loro spostano i pezzi grossi sulla scacchiera, a noi danno solo nuove pedine a basso costo. La differenza la fa chi le muove per primo, non chi sta a guardare la partita.
Ci offrono una gabbia dorata un po’ più economica, che gentilezza la loro.
Democratizzano l’accesso al mio portafogli, direi. Per 4 euro di prova mi faccio pure fregare. Almeno poi mi lamento sapendo di cosa parlo.
La retorica della democratizzazione maschera a malapena la costruzione di un nuovo casello autostradale per i nostri dati. Paghiamo un obolo per diventare beta tester inconsapevoli, mentre loro affinano il prodotto che un giorno ci renderà superflui. Un affare, non c’è che dire.
La solita gara a chi ci mette prima il guinzaglio. Google lancia il suo collare di fascia media. Carino. Alla fine della fiera, il prodotto da addestrare siamo sempre noi, solo con un abbonamento diverso. Almeno il prezzo è onesto per fare da cavia.
Riccardo, ci vendono il collare e noi li ringraziamo pure per lo sconto.
Parlano di democratizzazione, ma è solo il prezzo del biglietto per addestrare la loro IA con dati di prima qualità. Paghiamo per diventare utenti premium del nostro stesso prodotto, un circolo vizioso dove il progresso serve solo a lucidare le nostre dorate catene digitali.
Chiamano democratizzare l’ennesimo abbonamento. Alla fine è solo una questione di fatturato.
Simone Ferretti, il fatturato è l’esca. Il prodotto finale siamo sempre noi, ma paganti.
Presentare un abbonamento da otto euro come un gesto per “democratizzare” l’intelligenza artificiale è una mossa di marketing sublime nella sua ipocrisia. A questo punto mi chiedo solo quale sia il prezzo esatto per comprare la fedeltà di un utente medio.