Allarme Google: l’Europa rischia di perdere il treno dell’IA e 1.2 trilioni di euro

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Un’occasione da 1.2 trilioni di euro persa? L’allarme di Google sull’IA in Europa: troppe regole soffocano l’innovazione, mentre Stati Uniti e Cina accelerano

Google lancia un serio avvertimento all'Europa: un eccesso di regolamentazione sta frenando l'adozione dell'Intelligenza Artificiale, mettendo a rischio una crescita economica potenziale di 1.2 trilioni di euro nei prossimi dieci anni. Mentre USA e Cina corrono, il Vecchio Continente, con solo il 14% delle imprese che usa l'IA, rischia di perdere una storica opportunità di innovazione e competitività.

Diciamocelo chiaramente, senza troppi giri di parole: mentre noi qui in Europa stiamo ancora cercando di capire come compilare l’ennesimo modulo per la compliance, il resto del mondo corre.

E corre veloce.

La notizia che rimbalza da Bruxelles non è di quelle che puoi ignorare mentre sorseggi il caffè: Google, per voce della sua vicepresidente Debbie Weinstein, ha praticamente sbattuto i pugni sul tavolo durante l’European Business Summit.

Il messaggio?

Se non ci diamo una mossa con l’intelligenza artificiale, rischiamo di lasciare sul piatto qualcosa come 1.200 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

Hai letto bene.

Non sono spiccioli, è il futuro della nostra economia.

Weinstein ha snocciolato dati che fanno abbastanza male all’orgoglio del Vecchio Continente: solo il 14% delle nostre imprese sta utilizzando l’IA. Se ci confrontiamo con Stati Uniti e Cina, sembriamo una vecchia utilitaria che cerca di stare dietro a una Formula 1.

E sai qual è la cosa che fa più rabbia?

Che la tecnologia ci sarebbe anche, ma non riusciamo a metterla a terra come dovremmo.

Ma la colpa è solo nostra o c’è dell’altro?

Un ritardo che costa caro: perché arriviamo sempre dopo?

Ti sei accorto che le novità succulente arrivano sempre “dopo” da noi?

Non è una tua impressione, è un fatto.

Prendi la nuova “AI mode” di Google, quella trasformazione radicale del motore di ricerca che promette di darti risposte dirette invece di farti cliccare su dieci link diversi.

Negli Stati Uniti se la godono da maggio 2024.

Noi?

Abbiamo dovuto aspettare fino all’8 ottobre 2025. Un’era geologica nel mondo digitale.

E non è un caso isolato: Meta ha tenuto in stand-by i suoi modelli Llama, OpenAI ha frenato sulla modalità vocale avanzata.

Perché succede questo?

Perché le aziende come Big G sono classificate come “very large online search engines” (VLOSE) e devono sottostare a regole rigidissime dell’AI act.

Audit, valutazioni dei rischi sistemici, mitigazioni… tutta roba sacrosanta per la sicurezza, per carità, ma che nella pratica si traduce in un freno a mano tirato proprio mentre dovremmo accelerare in curva.

E mentre noi aspettiamo il via libera dai regolatori, le aziende americane stanno già costruendo la loro infrastruttura su modelli che sono 300 volte più potenti di quelli di due anni fa.

La situazione è paradossale: abbiamo la Ferrari in garage, ma non troviamo le chiavi.

O meglio, le chiavi sono sepolte sotto una montagna di carte.

Investimenti mostruosi e freni a mano tirati

Eppure, non si può dire che Google non ci stia provando a spingere questo benedetto ecosistema. Anzi, stanno aprendo il portafogli in modo massiccio. Parliamo di un investimento di 5,5 miliardi di euro solo in Germania per le infrastrutture, come sottolineato da Techbuzz, oltre ai centri per la cybersicurezza a Malaga e Dublino.

C’è pure il team di DeepMind (quelli che hanno vinto il Nobel, per intenderci) che lavora da Londra. Insomma, la “potenza di fuoco” c’è.

Ma qui casca l’asino.

Weinstein ha fatto notare che dal 2019 a oggi l’Europa ha sfornato oltre 100 regolamenti che impattano sull’economia digitale.

Cento.

Immagina di dover gestire la tua azienda e ogni due settimane ti cambiano le regole del gioco. Diventa impossibile pianificare. Addirittura, un terzo degli sviluppatori europei nelle piccole tech company ha dovuto cancellare o depotenziare delle funzionalità per non incappare in sanzioni.

È un po’ come se ci stessimo legando le scarpe tra loro prima di iniziare una maratona. Certo, non cadrai per la velocità, ma di sicuro non vincerai la gara.

E attenzione, perché il problema non è “regolare”, ma “come” si regola. Nessuno vuole il Far West, ma nemmeno una burocrazia che soffoca l’innovazione nella culla.

La ricetta di Google (e i dubbi che restano)

Quindi, che si fa?

Secondo Google, la strada è tracciata e passa per tre corsie fondamentali: regole più chiare e armonizzate (basta con le leggi che si contraddicono a vicenda), accesso facilitato alla tecnologia e, soprattutto, competenze. Perché puoi avere l’algoritmo più potente del mondo, ma se in azienda nessuno sa scriverci un prompt decente, è inutile. Hanno persino lanciato un fondo da 15 milioni di euro per la formazione, il “Google AI Opportunity Fund”, proprio per tappare questo buco di competenze citato da Inside Privacy.

Certo, Google tira acqua al suo mulino, è ovvio. Vogliono meno lacci e lacciuoli per dominare il mercato. Ma i numeri che mettono sul tavolo devono farci riflettere. Abbiamo startup incredibili come la spagnola Idoven, che usa l’IA per il cuore, che dimostrano che il talento c’è.

La domanda che ti lascio è questa: vogliamo essere quelli che scrivono le regole del gioco o quelli che lo giocano per vincere?

Perché al momento, sembra che ci stiamo specializzando solo nella prima parte.

Non so a te, ma a me perdere quel treno da mille miliardi non va proprio giù.

#avantitutta

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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