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Un assistente che promette di alleggerire il carico di lavoro quotidiano, ma che solleva interrogativi sulla dipendenza dall’ecosistema Google e sull’effettiva utilità nel ridurre il sovraccarico di informazioni.
Google presenta CC, un assistente AI basato su Gemini che promette di organizzare la giornata con un'unica email di riepilogo. Nonostante l'idea innovativa, le sue limitate capacità suggeriscono una mossa strategica: non tanto liberare l'utente dal sovraccarico informativo, quanto piuttosto rafforzare la sua dipendenza dall'ecosistema di Mountain View, trasformando la produttività in una prigione dorata.
Google ci prova ancora: un’email per domarli tutti?
Quante volte apri la casella di posta al mattino e ti senti già sommerso? Tra email da leggere, notifiche del calendario e documenti da rivedere, la giornata inizia già in salita.
Google, ovviamente, pensa di avere la risposta e l’ha chiamata “CC”, un nuovo assistente basato su Gemini che promette di mettere ordine nel tuo caos quotidiano con una singola, magica email di riepilogo.
Una mossa che, sulla carta, sembra voler risolvere un problema reale, ma la domanda sorge spontanea: è davvero la soluzione che stavamo aspettando o solo un altro modo per legarci ancora più stretti al suo mondo?
L’idea è tanto semplice quanto ambiziosa, ma il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli.
E i dettagli di come funziona questo nuovo strumento sono quelli che dovrebbero farci riflettere attentamente.
Un assistente personale, ma con le mani legate
Il funzionamento di CC è presto detto: si collega al tuo universo Google – Gmail, Calendar, Drive – e analizza tutto per prepararti un briefing mattutino chiamato “Your Day Ahead”. In pratica, ti serve su un piatto d’argento le priorità della giornata, gli appuntamenti in agenda e le email a cui dovresti rispondere.
Non solo: puoi persino rispondere direttamente a questa email per chiedere a CC di fare delle cose, come cercare un file specifico o prepararti la bozza di una risposta.
Fin qui, tutto bene.
Il punto che lascia perplessi, però, è che Google ha deciso di lanciare un’intelligenza artificiale con il freno a mano tirato. CC, infatti, non è autonomo: non può inviare email al posto tuo o riorganizzare le riunioni da solo.
Una scelta che puzza di cautela estrema.
Hanno forse paura di combinare pasticci con le nostre agende o, più probabilmente, è una mossa calcolata per abituarci un passo alla volta a delegare sempre di più, senza spaventarci?
Questa prudenza, tuttavia, non deve ingannare. Dietro a questo esperimento apparentemente innocuo, si nasconde l’obiettivo strategico che Google persegue da sempre, con una tenacia quasi spaventosa.
La vera partita: tenerti stretto nell’ecosistema
Diciamocelo chiaramente: l’obiettivo finale non è solo renderti più produttivo.
È renderti più dipendente.
Come descritto da diverse testate del settore come TechCrunch, integrando in modo così profondo i suoi servizi, Google sta costruendo una prigione dorata sempre più difficile da abbandonare. Ogni nuova funzione come CC è semplicemente un altro anello che si aggiunge alla catena, un altro motivo per non guardare altrove.
Il fatto che al momento sia un’esclusiva per gli abbonati ai piani a pagamento AI Pro e Ultra in Stati Uniti e Canada la dice lunga: non è un regalo per migliorare la vita di tutti, ma un privilegio per chi è già pienamente dentro al sistema e paga per restarci.
Alla fine della fiera, la vera domanda è una sola: questo strumento ci libererà davvero dal sovraccarico di informazioni o diventerà semplicemente un’altra notifica da gestire, un modo più sofisticato per tenerci incollati ai loro servizi fin dal primo caffè del mattino?

Ci vendono una prigione dorata chiamandola efficienza. Un riassunto per farci pensare meno, obbedire di più. Io uso quel tempo per un solo scopo: superare gli altri.
Siamo bonsai potati con cura da un giardiniere premuroso. Ogni giorno un taglio netto, per renderci più ordinati. Meno vivi.
@Giovanni Battaglia Quel taglio non ci rende ordinati, ci prepara per il vaso. Un contenitore perfetto per esporci in vetrina. Ma chi ha scelto la forma di quel vaso, noi o loro?
Presentano la soluzione come un sollievo dal sovraccarico informativo, quando in realtà monetizzano la nostra pigrizia organizzativa. Un baratto conveniente solo per chi vende la corda con cui ci leghiamo volentieri.
Un guardiano che ci serve il pasto direttamente in gabbia. Il riassunto della nostra giornata, decisa da altri. Che sollievo non dover più scegliere il proprio veleno.
@Giovanni Battaglia Volevamo un copilota per scegliere la rotta. Ci danno un autista su un’autostrada senza uscite. La nostra volontà diventa solo un passeggero stanco.
@Enrica Negri L’autostrada è il corridoio della cella, il comfort è la nostra sedazione. Un riepilogo alla volta, ci spengono senza che protestiamo.
Giovanni, il guardiano ci serve il veleno con un cucchiaino d’argento, chiamandolo “produttività”. Almeno l’agonia quotidiana ora ha un nome più elegante, no?
Un altro guinzaglio digitale per tenervi buoni. Il controllo non si delega, si prende.
Che meraviglia, Google ci riassume la nostra stessa prigionia quotidiana per renderla più sopportabile. Quanto ci costerà questa gentilezza?
Una sintesi giornaliera per rendere la nostra corsa sulla ruota ancora più prevedibile.
@Emanuele Barbieri Una ruota più prevedibile, dici? Praticamente ci danno il manuale per montare la nostra gabbia da soli. E noi applaudiamo pure, convinti che sia un attico con vista.
@Emanuele Barbieri Prevedibilità è il termine gentile per controllo. Ci danno la lista delle cose da fare per tenerci occupati sulla ruota, così non guardiamo fuori dalla gabbia. L’efficienza è la nuova forma di obbedienza.
Deleghiamo il pensiero per avere più tempo. Per fare cosa, poi?
@Renata Bruno Per fare cosa, dici? Per diventare criceti più produttivi sulla loro ruota. Ci regalano una corda più lunga, chiamandola libertà. Ma è solo un guinzaglio con più margine di manovra. Una generosità che puzza di trappola.
@Massimo Martino Appunto, criceti su una ruota più grande che scambiano per un prato. Ci danno più corda per correre più forte, non per scappare. E noi ringraziamo pure per la gentilezza.
Si parla di pigrizia, io vedo un bisogno umano. Quello di liberare la mente dalle incombenze. Per dedicarci di più alle relazioni, ai progetti che ci animano. Il fine è sempre la connessione.
@Renato Graziani Lei parla di connessioni umane. Io penso a nuove opportunità di guadagno.
L’apoteosi della pigrizia intellettuale: barattare la gestione della propria giornata per una sintesi preconfezionata. Non è produttività, è un’elegante abdicazione al pensiero, mentre il recinto digitale di Google si chiude dolcemente intorno a noi. E a quanto pare ci piace.
Un’altra prigione dorata che testerò, pur di risparmiare i soliti due minuti quotidiani.