Google e il nuovo avviso sull’AI: perché ora la responsabilità è tua

Anita Innocenti

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Google alza la voce e mette in guardia gli utenti: l’AI sbaglia, verificate sempre le informazioni, soprattutto su salute e finanza

Google introduce un avviso molto più esplicito sui suoi AI Overviews, invitando a una doppia verifica delle informazioni. La mossa, spinta dalle pressioni del Congresso USA preoccupato per la disinformazione, segnala una crescente consapevolezza dei limiti dell'IA generativa e scarica di fatto sull'utente finale una parte della responsabilità sulla veridicità dei contenuti forniti dal motore di ricerca.

Diciamocelo chiaramente: quando Google inizia a tappezzare i suoi nuovi “giocattoli” con etichette di avvertimento sempre più grandi, significa che la situazione si sta facendo seria.

Non stiamo parlando di un aggiornamento minore o di un cambio di colore, ma di una presa di posizione netta che impatta direttamente sulla credibilità del motore di ricerca.

Sembra che a Mountain View si siano resi conto che l’intelligenza artificiale generativa, per quanto potente, ha il vizio di inventare cose.

E la soluzione?

Mettere le mani avanti, e pure in modo vistoso.

Quando il disclaimer diventa protagonista

La notizia è di quelle che fanno rumore, anche se Google ha cercato di farla passare in sordina. Big G sta testando un disclaimer decisamente più aggressivo sui suoi AI Overviews. Non si tratta più del timido invito a “verificare le informazioni” che avevamo visto ad aprile, ma di un avviso ben più esplicito che recita: Double-check important information (Verifica attentamente le informazioni importanti).

Hai capito la differenza?

Prima era un suggerimento, quasi un consiglio tra amici; ora è un imperativo. Google sta dicendo agli utenti: “Ehi, non fidarti ciecamente di quello che leggi qui, controlla altrove”.

Questo avviso appare accompagnato da un pulsante “Learn more” e da una frase che suggerisce caldamente di consultare più fonti. È evidente che non si tratta di eccesso di zelo, ma di una necessità stringente, specialmente quando l’IA tocca argomenti delicati come la salute o la finanza.

Ma c’è un motivo ben preciso se Google ha deciso di alzare la voce proprio ora.

Il fiato sul collo del Congresso USA

Non è solo una questione di esperienza utente, qui c’è di mezzo la politica, e di quella pesante. La mossa di Google sembra una risposta diretta alle pressioni crescenti che arrivano da Washington.

Alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti, tra cui i rappresentanti Adam Schiff e Hank Johnson, non le hanno mandate a dire e hanno spedito una lettera formale direttamente a Sundar Pichai.

Le domande poste dai legislatori, come descritto in un’analisi su Rich Sanger, sono taglienti: vogliono sapere come il sistema determina l’affidabilità delle fonti, come gestisce il fact-checking e, soprattutto, come impedisce la diffusione di disinformazione.

Il timore è concreto: se l’IA pesca informazioni da contenuti ottimizzati ad arte ma falsi, chi protegge l’utente?

Google si difende affermando che gli AI Overviews sono “sperimentali” e progettati per mostrare informazioni supportate dai migliori risultati web, ma la lettera del Congresso ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla reale capacità di controllo che l’azienda ha sulla sua stessa creatura.

E questa incertezza ci porta dritti al cuore del problema per chi lavora nel nostro settore.

La fiducia è il vero campo di battaglia

La strategia di Google appare chiara: scaricare parte della responsabilità sull’utente finale. Nelle linee guida ufficiali, l’azienda istruisce esplicitamente le persone a verificare i fatti cliccando sui link di supporto e consultando professionisti per questioni mediche o legali.

Ma pensaci un attimo: se un motore di ricerca, il cui scopo primario è fornire risposte, ti dice che per essere sicuro devi andare a cercare la risposta altrove, non è un paradosso?

Per noi che lavoriamo con i contenuti, questo significa che l’autorità e la verificabilità delle informazioni diventano l’unica moneta che conta davvero. Se l’IA di Google ammette le sue debolezze con un disclaimer grosso come una casa, significa che i siti web che offrono informazioni precise, citate e verificate da esperti umani avranno un valore inestimabile.

Non basta più posizionarsi; bisogna essere la fonte di verità che l’utente cercherà quando l’IA gli avrà messo il dubbio.

In sintesi, Google ci sta dicendo che la tecnologia è bella, ma la responsabilità resta umana.

E tu, nel dubbio, controlla sempre.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

2 commenti su “Google e il nuovo avviso sull’AI: perché ora la responsabilità è tua”

  1. Questa virata di Google, tra il serio e il faceto, palesa l’ineluttabile: l’algoritmo è un Prometeo incauto, delegare a noi l’onere della prova è una manovra difensiva, non un progresso didattico. Sospetto che la loro “responsabilità” sia una mera clausola contrattuale.

    1. Giovanni Battaglia

      Google scarica il barile. L’AI è un motore senza volante. Noi utenti? Diventiamo i revisori di bozze del silicio. Logico. Chi vende il cavallo zoppo deve mettere un cartello. La vera domanda: quanto tempo prima che il Congresso chieda il patentino per l’input?

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