Le regole del digitale stanno cambiando.
O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.
Contattaci ora →
Editori con le mani legate di fronte allo strapotere di Google che, secondo l’autorità garante, deve ora permettere un opt-out dallo scraping per le AI Overviews senza penalizzazioni
Nel Regno Unito, la CMA sfida il monopolio di Google sulla ricerca. La proposta di un opt-out obbligatorio per l'uso dei contenuti nelle AI Overviews mira a proteggere gli editori, oggi costretti a una scelta impossibile: cedere i propri dati o sparire dal web. Ma basterà a riequilibrare un sistema dove il banco, ovvero Google, sembra vincere sempre?
Google con le spalle al muro: l’autorità UK vuole un opt-out per gli editori
Nel Regno Unito si sta muovendo qualcosa di grosso e, al centro del ciclone, c’è come al solito Google. L’autorità garante della concorrenza, la Competition and Markets Authority (CMA), ha messo sul tavolo una serie di proposte che potrebbero costringere il gigante di Mountain View a dare agli editori un controllo reale su come i loro contenuti vengono usati dalle intelligenze artificiali.
Stiamo parlando di un intervento che, se approvato, metterebbe un po’ di pepe nella gestione quasi monopolistica del mercato della ricerca, dove editori e creator si sentono spesso con le mani legate. La CMA, in sostanza, vuole che Google permetta a chi crea contenuti di dire “no, grazie” allo scraping per le AI Overviews e altre diavolerie simili, senza per questo essere penalizzato o, peggio, sparire dai risultati di ricerca, come riportato su Press Gazette.
Ma perché si è arrivati a questo punto?
Diciamocelo, la situazione attuale è a dir poco insostenibile.
Google, che nel Regno Unito gestisce oltre il 90% delle ricerche, ha di fatto il coltello dalla parte del manico. Oggi un editore che vuole evitare che i suoi articoli finiscano nel frullatore dell’IA di Google si trova davanti a una scelta impossibile: può usare strumenti come il tag NOSNIPPET, ma questo riduce drasticamente le anteprime nei risultati di ricerca, portando a un crollo del traffico che può arrivare al 45%.
In pratica, o accetti che i tuoi contenuti vengano “digeriti” dall’IA, oppure ti nascondi e perdi quasi metà dei tuoi potenziali lettori.
Bella scelta, vero?
È proprio qui che entra in gioco la CMA, con una serie di proposte che, sulla carta, sembrano voler rimettere un po’ di equilibrio.
Un opt-out che sa di trappola? vediamo cosa c’è sotto
La proposta della CMA obbligherebbe Google a fornire un’opzione di opt-out chiara, sia a livello di intero sito che di singola pagina, senza alcuna forma di ritorsione. Questo significa che un editore potrebbe decidere di escludere i suoi contenuti dalle AI Overviews pur rimanendo visibile e competitivo nella ricerca organica tradizionale.
Inoltre, si chiede a Google di essere trasparente su come i contenuti vengono usati per addestrare i suoi modelli e di garantire un’attribuzione chiara e corretta delle fonti nei riassunti generati dall’IA.
Tutto questo suona bene, ma la domanda sorge spontanea:
possiamo davvero fidarci che Google separi i dati raccolti per la ricerca “classica” da quelli usati per i suoi modelli di IA, una volta che ha già messo le mani sui contenuti?
Come descritto da Digiday, la soluzione più pulita sarebbe obbligare Google a usare crawler separati per scopi diversi, ma l’azienda, chissà perché, non sembra così entusiasta all’idea.
Google, dal canto suo, fa sapere di essere disposta a collaborare e sta “esplorando aggiornamenti ai nostri controlli”, ma con i suoi tempi e le sue condizioni. Ron Eden, uno dei responsabili di prodotto, ha subito messo le mani avanti, sottolineando che ogni nuova opzione non deve “rompere la ricerca” o creare un’esperienza confusa per l’utente.
Una dichiarazione che, tra le righe, suona un po’ come una minaccia velata:
“attenti a cosa chiedete, o potremmo rovinare il giocattolo per tutti”.
E mentre Google prende tempo, dall’altra parte della barricata c’è chi non ha più tempo da perdere.
Google nicchia, ma gli editori non ci stanno: “troppo poco, troppo tardi”
L’intervento della CMA non nasce dal nulla, ma è la risposta a una denuncia legale presentata la scorsa estate da diverse organizzazioni, tra cui il collettivo per la giustizia tecnologica Foxglove. Questi gruppi hanno accolto con favore l’azione del regolatore, ma l’entusiasmo è molto cauto.
La loro paura, più che legittima, è che Google trovi un modo per penalizzare chi sceglie l’opt-out, magari declassandolo nei risultati di ricerca con qualche scusa tecnica.
C’è poi chi, come il gruppo Movement for an Open Web, ritiene che queste misure siano del tutto insufficienti. Il loro ragionamento è semplice e disarmante: permettere agli editori di rinunciare alle AI Overviews in futuro non risarcisce il danno già fatto e li costringe a rinunciare anche a quelle poche briciole di traffico che potrebbero ancora arrivare da lì.
La posta in gioco, del resto, è altissima.
Mentre Google macina circa 20 miliardi di sterline all’anno solo dalla pubblicità nel Regno Unito, gli editori vedono il loro traffico, linfa vitale del loro business, eroso giorno dopo giorno dai riassunti generati dall’IA che scoraggiano il click verso il sito originale.
La consultazione pubblica sulle proposte della CMA si chiuderà il 25 febbraio, e solo allora capiremo se si tratta di un vero punto di svolta per l’editoria digitale o dell’ennesima mossa sulla scacchiera in cui, alla fine, a vincere è sempre il banco.
E sappiamo tutti chi è il banco.

Ci viene offerto un interruttore per una macchina che ha già consumato tutto l’ossigeno.
Maurizio, quell’interruttore è un placebo per illuderci di controllare il nostro stesso soffocamento.
Elisa, più che un placebo mi pare la manopola del volume di un’autoradio su un’auto senza motore. Ci lasciano regolare il silenzio mentre loro guidano il carrozzone. È una concessione magnanima, non trovi?
Google costruisce l’autostrada e controlla i caselli. Ora ci offre una piccola uscita di servizio. Una deviazione che riporta sempre sulla strada principale, la sua. Si tratta di una scelta reale o di un semplice prolungamento del suo dominio?
Magnifico. Un permesso per non farsi derubare, concesso dal ladro stesso. Quale sarà la prossima mossa, una medaglia al valore?
Concedono una via d’uscita fittizia, tanto la partita è già decisa in partenza, no?
Giorgio Martinelli, una concessione che sa di beffa: ti allungano la catena di qualche centimetro, giusto per farti credere di poter correre lontano.
Dare un’opzione di uscita a chi è già prigioniero del sistema appare un esercizio di stile più che una soluzione. Mi sfugge la logica per cui Google, che ha costruito il labirinto, dovrebbe improvvisamente preoccuparsi di chi non trova la via del formaggio.