Core update di Dicembre: il ‘regalo’ di Google che riscrive le regole per e-commerce e IA

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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E-E-A-T diventa il nuovo standard di valutazione, con un impatto significativo sugli e-commerce e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei contenuti online

Google ha lanciato l'11 Dicembre il suo nuovo Core Update, un aggiornamento che, sotto la bandiera dell'E-E-A-T, penalizza duramente gli e-commerce con contenuti di bassa qualità e l'uso superficiale dell'IA. Una mossa che alza l'asticella della qualità ma che rischia di favorire i grandi marketplace a discapito dei piccoli operatori, costretti a una continua rincorsa.

Google e il suo “regalo” di Natale: il core update di dicembre riscrive le regole

Puntuale come un orologio svizzero, o forse sarebbe meglio dire come una tassa da pagare, Google ha deciso di movimentare le feste di fine anno. L’11 dicembre 2025 è partito il rollout del nuovo Core Update, un aggiornamento profondo del suo algoritmo di ricerca.

Si tratta di un processo che, ci dicono, durerà circa tre settimane, giusto in tempo per consolidare i suoi effetti con l’inizio del nuovo anno. Ma al di là delle tempistiche, che come al solito mettono in difficoltà chi lavora online proprio nel periodo più caldo, la vera domanda è: cosa c’è questa volta nel mirino di Big G?

La risposta, come spesso accade, si nasconde dietro un acronimo che ormai conosciamo bene, ma che oggi assume contorni decisamente più spigolosi.

L’E-E-A-T non è più teoria: la grande purga degli e-commerce

Parliamo di E-E-A-T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Affidabilità). Se fino a ieri sembrava un concetto quasi filosofico, oggi Google lo sta usando come una clava, soprattutto per fare pulizia nel mondo degli e-commerce.

In parole povere?

Il motore di ricerca non si accontenta più di contenuti superficiali. Le schede prodotto copiate e incollate dal fornitore? Penalizzate. Le pagine categoria che sono solo un elenco di articoli senza un briciolo di valore aggiunto? Giù in picchiata.

La narrazione ufficiale è quella di voler premiare la qualità per l’utente. E fin qui, tutto bene. Ma viene da chiedersi se questa mossa non sia anche un modo per favorire i grandi marketplace, che per loro natura possono investire in recensioni verificate e contenuti mastodontici, mettendo ancora più in difficoltà i piccoli negozianti.

E mentre i piccoli e-commerce faticano, un altro grande protagonista osserva in silenzio: l’intelligenza artificiale.

Che ruolo ha giocato in questa partita?

L’intelligenza artificiale non è il problema, ma come la usi

Molti si aspettavano un attacco frontale ai contenuti generati con l’IA.

E invece no.

Google, furbescamente, non demonizza lo strumento, ma il risultato. Se hai usato l’intelligenza artificiale per “vomitare” centinaia di articoli privi di anima e di una reale supervisione umana, molto probabilmente stai pagando il conto. Ancora una volta, tutto torna all’affidabilità.

Un contenuto, che sia scritto da un umano o da una macchina, deve dimostrare esperienza e deve essere credibile. Chi ha usato l’IA per arricchire il proprio lavoro, per fare ricerche più veloci o per strutturare meglio le idee, non sembra aver subito contraccolpi.

La lezione è chiara: il motore di ricerca continua a stringere la morsa, alzando l’asticella e costringendo tutti a un continuo, estenuante, inseguimento. Una corsa in cui è sempre lui a dettare il passo e a cambiare le regole del gioco quando fa più comodo.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

27 commenti su “Core update di Dicembre: il ‘regalo’ di Google che riscrive le regole per e-commerce e IA”

  1. Il solito aggiornamento presentato come un beneficio per gli utenti. Serve solo a rendere il loro business pubblicitario più stabile. Il resto è comunicazione.

    1. Giulia Martini, la loro dichiarata filantropia ci costringe a elevare la qualità; un sacrificio che noi professionisti facciamo, ovviamente, solo per il bene comune.

    2. Giulia Martini, la stabilità del loro business è solo il pretesto. Questa è una guerra di logoramento contro i piccoli, una mossa calcolata per costringerci a comprare la visibilità che prima costruivamo con il lavoro.

  2. Simone Ferretti

    Parlano di E-A-T per mascherare la solita storia. I grandi restano, i piccoli pagano consulenti e agenzie per rincorrere. Un altro costo fisso aggiunto al bilancio, punto.

  3. Massimo Martino

    Altra sigla, stesso banchetto per pochi. L’E-E-A-T è la scure con cui Google sfoltisce la foresta, lasciando solo le sue sequoie. I piccoli? Legna da ardere per il loro camino invernale.

    1. Clarissa Graziani

      Massimo, la sua analisi è una scure affilata sulla mia ingenuità. Da mentore, incoraggio i germogli a puntare al sole. Ora temo di guidarli soltanto verso il grande falò di Google.

    2. Massimo, più che legna da ardere mi sento un dato in un algoritmo che impara a cancellarmi, e questa prospettiva mi gela il sangue.

    1. Silvia, la tua tenerezza è quasi commovente, se non fosse che mentre tu senti sempre la stessa musica, il nuovo acronimo serve solo a stringere il guinzaglio con cui il padrone decide chi mangia. Non è panico, è la noiosa consapevolezza della fine.

      1. Silvia Graziani

        Mia cara, questa che chiami “fine” è la solita giostra che gira da vent’anni. Cambia la sigla, non il meccanismo. C’è chi si spaventa e chi, semplicemente, ha capito come funziona.

    2. Gabriele Caruso

      Silvia Graziani, beata te che la vedi come tenerezza. Questa non è musica, è un epitaffio per chiunque non sia un colosso. E io sono quello che insegna a leggerlo.

      1. Più che pulire il campo, lo asfaltano. Questa favola dell’E-E-A-T è solo la scusa per far pagare il pizzo ai piccoli e spianare la strada a chi già domina. Alla fine, la vera autorevolezza la decide sempre chi ha il portafoglio più gonfio.

    1. Simone Ferretti

      Riccardo De Luca, e quindi le PMI devono solo spendere di più per stare a galla. È un filtro basato sul portafoglio, non sulla qualità.

      1. Riccardo De Luca

        Simone Ferretti, non è il portafoglio a fare la differenza, ma la competenza. Chi ha sempre lavorato con pressapochismo ora paga il conto. Diciamo che il mercato si sta semplicemente ripulendo dagli improvvisati.

  4. Si chiama selezione naturale, non beneficenza. Più barriere all’ingresso significano meno concorrenza. Non mi lamento, anche se domani il problema potrei essere io.

    1. Simone Rinaldi, altro che selezione naturale, questo è il giardino del re. Oggi pota il tuo vicino, domani tocca a te. Non è biologia, è solo una mossa sulla scacchiera di qualcun altro.

    1. Marco Basile, non si tratta di capire le regole. È come inseguire la propria ombra. Loro muovono il sole, tu ti adegui. O meglio, prevedi dove andrà la luce del prossimo mattino.

      1. Paolo, la tua metafora del sole è perfetta. Il punto è che a furia di prevedere la luce si smette di coltivare il campo. A volte mi chiedo quale sia diventato il nostro mestiere.

  5. Giuseppina Negri

    L’annuale beneficenza di Google si manifesta sotto forma di un aggiornamento. L’E-E-A-T è una cortina fumogena per giustificare una selezione naturale del mercato, un modo elegante per dire che il banco vince sempre. Chi si illudeva del contrario?

  6. La solita manfrina. Sbandierano la qualità per un update che crea solo casino. Alla fine i big se la ridono e i piccoli pagano. Mi chiedo se questa regola dell’E-E-A-T valga pure per i risultati sponsorizzati di Google stessa.

    1. Angela, Google costruisce un casello autostradale chiamato E-E-A-T per il traffico organico, mentre le sponsorizzate viaggiano su una corsia preferenziale a pagamento. La qualità è semplicemente il pedaggio imposto ai piccoli per poter transitare.

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