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L’aggiornamento di dicembre penalizza l’e-commerce proprio durante le feste, sollevando interrogativi sulle reali intenzioni di Google e preannunciando ulteriori cambiamenti in arrivo.
L'ultimo Core Update di Google, che sarà lanciato a fine dicembre 2025, sembra un attacco mirato al settore e-commerce nel pieno dello shopping natalizio. Dietro le giustificazioni sulla 'qualità', si nasconde una mossa che genera instabilità per i negozi online, favorendo chi ha maggiori risorse tecniche e penalizzando le piccole e medie imprese nel loro periodo più importante.
Il tempismo sospetto e l’impatto sull’e-commerce
Diciamocelo, far partire un aggiornamento di questa portata a dicembre non può che sollevare qualche domanda.
Viene da chiedersi se questa non sia una mossa calcolata. Mentre migliaia di negozi online vedono il loro traffico e le loro vendite subire fluttuazioni imprevedibili, chi ci guadagna?
La risposta potrebbe essere più semplice di quanto pensi.
Di certo, non è un bel segnale per chi ha investito tempo e risorse per prepararsi al periodo più importante dell’anno, ritrovandosi ora a dover fare i conti con un algoritmo che ha cambiato idea all’improvviso.
E se ti dicessi che questa è solo la punta dell’iceberg?
Le parole di un pezzo grosso di Google suonano quasi come un avvertimento per il futuro.
La solita minestra riscaldata? cosa dice (e non dice) Google
La giustificazione di Google è sempre la stessa: si tratta di migliorare la qualità dei risultati e offrire “contenuti utili”.
Una definizione talmente vaga che ormai significa tutto e niente.
La verità è che, con questo aggiornamento, l’asticella della “qualità” sembra essere stata alzata di parecchio, spiazzando chi pensava di essere già sulla strada giusta.
Il gigante di Mountain View si difende spiegando che i suoi sistemi sono modulari e vengono aggiornati in modo indipendente, da qui la frequenza degli interventi. Ma la realtà per chi sta dall’altra parte è un’instabilità continua. A questo si aggiunge la conferma che Google rilascia costantemente piccoli aggiornamenti senza annunciarli, rendendo il posizionamento sui motori di ricerca un terreno perennemente scivoloso. Non si tratta più di adattarsi a pochi grandi cambiamenti all’anno, ma di navigare in un flusso di micro-aggiustamenti continui e imprevedibili.
Il problema è che questa continua rincorsa alla “qualità” definita da Google finisce per favorire sempre gli stessi, lasciando le piccole e medie imprese a lottare per rimanere a galla. Ma le prime analisi su chi è stato colpito e chi no ci dicono qualcosa di molto interessante.
E adesso? le prime evidenze e uno sguardo al futuro
Durante un evento a Zurigo, John Mueller di Google ha gettato altra benzina sul fuoco, anticipando che il nuovo aggiornamento è già in cantiere e che potrebbe portare cambiamenti ancora più significativi.
Insomma, non c’è tregua.
Nel frattempo, le prime analisi su questo update di dicembre mostrano un dato interessante: molti siti e-commerce che sono riusciti a recuperare posizioni in fretta avevano una cosa in comune. Non si tratta solo di contenuti, ma di performance tecniche impeccabili. Pare che l’ottimizzazione dei Core Web Vitals, come la velocità di caricamento e la stabilità della pagina, sia diventata un requisito fondamentale, quasi un biglietto d’ingresso per poter competere.
Questo ci dice che Google sta guardando sempre di più all’esperienza utente nel suo complesso, ma lo fa con un’aggressività che mette in difficoltà chi non ha le risorse dei grandi brand per stare al passo con ogni singolo capriccio dell’algoritmo. La partita si fa sempre più complessa e, a quanto pare, le regole sono destinate a cambiare ancora, e molto presto.

Accusare Google di un attacco calcolato è come sorprendersi della pioggia d’inverno: una prevedibile tempesta per spingere tutti sotto l’ombrello a pagamento di Ads. Quando si accetterà la natura del predatore?
@Paola Pagano Più che un predatore, un giardiniere spietato. A dicembre pota i rami deboli per far crescere solo i suoi. Non è pioggia, è veleno selettivo. Quanti si accorgono che l’intero giardino in cui operano è artificiale?
Paola Pagano, chiamarlo predatore è quasi romantico. È più una pulizia selettiva del pascolo, dove i piccoli vengono calpestati non per fame, ma per fare spazio ai giganti. Quando si smetterà di chiamarla caccia?
Il mercato premia chi si adatta, non chi si lamenta.
Eva Testa, lei chiama “adattamento” la sottomissione a un monopolista. Il mercato è un’illusione quando le regole vengono riscritte per favorire il banco. L’unica domanda rilevante è il prezzo della nostra obbedienza.
Eva Testa, il mercato non premia, seleziona le vittime con il portafoglio più gonfio.
Fabio Fontana, “vittime” è quasi un complimento. Qui si tratta di tributi da versare al feudo digitale. Ogni tanto il signore del castello ricorda ai contadini il loro posto, specie quando la dispensa è piena. Una vecchia storia, insomma.
Eva, non è un tributo. È una decima per il privilegio di esistere online.
Chiamarla decima è un eufemismo. Il pastore sfoltisce il gregge prima della tosatura. Restano solo gli animali utili al suo profitto, gli altri sono un costo da eliminare.
Walter, il pastore non elimina i costi: insegna ai sopravvissuti a pagare il pascolo.
Il pastore sposta il gregge. Non verso pascoli più verdi, ma verso il suo mulino. Bisogna solo capire il nuovo prezzo del pedaggio.
Isabella, il pedaggio è un’illusione. Il pastore non vuole un tributo, vuole il controllo totale del pascolo. Ci sta trasformando da pecore da tosare a ingranaggi del suo mulino. Quando ce ne accorgeremo?
Isabella, definire “pedaggio” la tariffa per accedere all’unico edificio rimasto in piedi dopo un bombardamento mirato mi pare quasi generoso. Qui non si paga un passaggio, si acquista la sopravvivenza al prezzo di listino stabilito dal demolitore stesso.
Google ci dice che sta potando i rami secchi, ma lo fa con l’accetta in pieno raccolto. I piccoli negozi online sono i frutti sacrificati sull’altare del suo giardino privato. Quando smetteremo di chiamarli aggiornamenti e inizieremo a chiamarli espropri?
Nicolò, altro che esproprio. Questa è la solita disinfestazione stagionale. Eliminano i fastidi per dare più luce ai loro protetti. Noi continuiamo a seminare su un terreno che non sarà mai nostro.
Giovanni, non è seminare. È concimare un terreno che non ci darà mai frutti.
Nicolò, altro che espropri: questa è una bonifica del terreno per costruire il loro centro commerciale, mentre noi ammiriamo le ruspe dal recinto.
Chiamarla disinfestazione è quasi lusinghiero; è una revisione del contratto di locazione, imposta dal proprietario. Stupisce che l’inquilino si lamenti ancora, ignorando di aver costruito la propria attività su un terreno non suo.
L’instabilità generata a dicembre non è un effetto collaterale, ma l’obiettivo. Costringe gli e-commerce a investire di più in Ads per recuperare visibilità. Un modello di business perfetto.
Fanno ‘sto cinema sulla qualità per poi creare instabilità proprio a Natale, che geni.
@Silvia Graziani Qualità? Roba per i copy. Qui contano solo i dati di spesa.
Classico. Prima ti tolgono visibilità organica a dicembre. Poi ti vendono la soluzione a pagamento con Google Ads. È il loro modo di augurare buone feste. Chissà quanti piccoli e-commerce ringrazieranno a gennaio per questo “miglioramento”.
@Carlo Ferrari, la loro strenna natalizia segue un copione noto. Prima ti regalano l’incertezza, poi ti vendono la soluzione. Da scrittrice, mi chiedo se un lieto fine esista al di fuori delle transazioni a pagamento.
@Clarissa Graziani Il lieto fine esiste, ma lo scrivono solo per chi incassa.
Il feudo digitale esige il suo tributo natalizio con prevedibile puntualità; mi chiedo chi reciti ancora la parte del suddito sorpreso.
Non è un attacco, è la riscossione della decima stagionale. Il padrone di casa bussa sempre alla porta quando sa che la dispensa è piena. Una prassi commerciale consolidata che non seleziona gli inquilini più meritevoli, ma solo i più solvibili.