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La nuova funzione di Google Docs promette di farci risparmiare tempo, ma è disponibile solo per abbonamenti specifici e con rilascio graduale
Google introduce su Docs i riassunti audio generati dall'intelligenza artificiale Gemini, pensati per professionisti con poco tempo. La funzione promette di sintetizzare lunghi documenti in formato ascoltabile, ma solleva dubbi sulla sua reale efficacia contro il rischio di un'analisi superficiale. L'accesso, inoltre, è limitato a specifici abbonamenti a pagamento di Google Workspace, escludendo gli utenti standard.
Ascoltare invece di leggere: ecco come funziona (davvero)
L’idea è semplice: un’intelligenza artificiale legge il tuo documento, ne crea una sinossi verbale di pochi minuti e te la fa ascoltare.
Per avviare la funzione, si passa dal menu Strumenti > Audio > “Ascolta il riassunto del documento”. A quel punto compare un piccolo player audio con i comandi classici per mandare avanti, indietro e regolare la velocità di riproduzione da 0.5x a 2x.
Hanno persino inserito diverse opzioni di voce, come descritto da 9to5Google, che includono stili come “narratore”, “educatore” e persino “persuasore”.
Resta da vedere quanto una voce “persuasiva” possa rendere più digeribile il verbale di una riunione del lunedì mattina.
Ma al di là della trovata tecnologica, a cosa serve concretamente tutto questo?
La promessa di Google: recuperare tempo o solo un’altra distrazione?
Big G spinge molto sui casi d’uso pratici. L’idea è quella di farti recuperare il contenuto di un report mentre magari sei in auto o ti prepari un caffè, oppure di avere un ripasso veloce delle note di un meeting prima che inizi.
Google suggerisce che ascoltare un riassunto possa persino aiutare a scovare errori nel testo originale.
Un’affermazione audace, che presuppone un livello di attenzione non proprio scontato quando si è impegnati a fare altro. Il rischio, come sempre con il multitasking, è quello di sentire senza ascoltare davvero, finendo per avere un’infarinatura generale che però non basta per cogliere le sfumature importanti.
Tutto molto interessante, ma prima di correre a provare, c’è un dettaglio non da poco da considerare: chi potrà effettivamente usarlo?
Non è per tutti: la solita strategia del rilascio graduale
Come spesso accade con le novità di Mountain View, anche questa non è per tutti. La funzione, infatti, è riservata a specifici abbonamenti a pagamento di Google Workspace (Business Standard e Plus, Enterprise Standard e Plus) e a chi ha acquistato i pacchetti aggiuntivi di intelligenza artificiale. In pratica, il classico utente con l’account Gmail gratuito resta a guardare.
E non è tutto: il rilascio è graduale. Secondo Android Police, anche chi ha il piano giusto potrebbe dover aspettare più di due settimane prima di vedere la funzione apparire nel proprio menu.
Insomma, Google continua a spingere sull’integrazione di Gemini in ogni angolo del suo mondo, proponendo soluzioni che sulla carta promettono di ottimizzare il nostro tempo.
La domanda vera è se questi strumenti ci renderanno davvero più produttivi o se, semplicemente, ci daranno un modo più sofisticato per sentirci sopraffatti dalle informazioni.

Deleghiamo la fatica, non il pensiero. È un bisturi per chi sa operare, un’arma spuntata per gli altri. La selezione naturale del business.
Paghiamo per delegare il pensiero, un comodo nastro trasportatore verso l’irrilevanza professionale.
@Noemi Conti Il problema non è il nastro trasportatore, ma chi ci si siede sopra. Questo strumento è un setaccio, non un sostituto del cervello. L’irrilevanza professionale è una scelta, non un abbonamento.
Pagare per non leggere il pezzone, ci sta; poi la colpa di chi è?
Ci trasformano in manager che approvano report illeggibili, senza nemmeno il fastidio di aprirli.
Ci vendono il lusso di non pensare, mentre schedano ogni parola. A posto così.
Che bello, non dovremo più faticare a leggere. Presto ci dimenticheremo come si fa. Mi domando se la nostalgia per la lettura sarà un servizio a pagamento.
Che palla l’ennesima subscription per una funzione che incoraggia la pigrizia intellettuale, spacciata per progresso. Stiamo creando professionisti che delegano il pensiero a un bot mediocre. Mi chiedo quale sia il vero costo di questa presunta efficienza.
@Beatrice Benedetti La pigrizia intellettuale è il nuovo lusso per cui pago volentieri. Mentre gli altri leggono meticolosamente, io ho già archiviato il problema, delegando la noia a un sintetizzatore vocale con poca verve.
Paghiamo per farci leggere i documenti da un bot con l’entusiasmo di una lista della spesa, così ci resta più tempo per fare cose… che non richiedono di leggere. Io, nel dubbio, continuo a usare la testa: ci metto di più, ma capisco meglio.
Ci vendono il bignami digitale a pagamento. Una manna dal cielo per i miei studenti, che già faticano a leggere due righe. Ora potranno ignorare i documenti in modo più efficiente. Progresso.
@Giovanni Battaglia Si preparano così professionisti che pagano per evitare di leggere, istituzionalizzando la superficialità come servizio premium. Mi domando quale sia il prossimo passo: un’AI che partecipa alle riunioni al posto nostro?
Altro abbonamento per far analizzare i nostri documenti da una AI. Ma state sereni, è per la nostra produttività. Nessuno si chiede a cos’altro serviranno questi “ascolti”?
@Carlo Ferrari Paghiamo per farci spiare. Mi chiedo cosa ne facciano dei miei pensieri.
La chiamano “svolta per la produttività”, ma è solo l’ennesimo abbonamento premium per delegare la fatica di leggere due pagine. Pagheremo un’AI per pensare al posto nostro, mentre noi saremo impegnati a controllare le notifiche. Un vero progresso, non c’è che dire.