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Gemini 3 Deep Think: Google punta su un’AI che “pensa di più” prima di rispondere, sfidando i benchmark tradizionali e aprendo nuove frontiere nell’applicazione pratica dell’intelligenza artificiale
Google lancia Gemini 3 Deep Think, una modalità che rivoluziona l'approccio all'intelligenza artificiale. Invece di aumentare i parametri, il modello ha più tempo per "pensare", analizzando problemi complessi e verificando le soluzioni. Con benchmark impressionanti e applicazioni pratiche, solleva però interrogativi sui costi e sull'accessibilità, rischiando un'IA a due velocità, riservata a un'utenza premium.
Google cambia le regole: Gemini 3 non è più grande, pensa di più
Google ha appena sganciato una novità che, a differenza delle solite corse ai “parametri”, punta su un concetto diverso: Gemini 3 Deep Think.
Non si tratta di un modello più grande, ma di una modalità di ragionamento potenziata che, in sostanza, dà all’intelligenza artificiale più tempo e risorse per pensare prima di dare una risposta.
Una mossa che, diciamocelo, cambia parecchio le carte in tavola, perché sposta l’attenzione dalla dimensione del modello alla qualità del suo processo di analisi.
Invece di rispondere d’istinto, Deep Think esplora internamente diverse strade, costruisce catene di ragionamento complesse e verifica il proprio lavoro prima di arrivare a una conclusione.
È un po’ come passare da una risposta secca e immediata a una riflessione approfondita, specialmente quando il problema è complesso e i dati non sono puliti e ordinati.
Ma i risultati di questo “pensare di più”?
Beh, sono quelli che fanno davvero discutere.
Benchmark da capogiro: numeri impressionanti o solo marketing?
Quando si guardano le metriche, i numeri sembrano parlare chiaro. Gemini 3 Deep Think ha ottenuto un impressionante 84,6% su ARC-AGI-2, un test specifico per il ragionamento astratto, lasciando il concorrente più vicino, Claude Opus 4.6, a un misero 68,8%. Si tratta di un balzo enorme rispetto persino alla versione standard di Gemini 3 Pro.
Non solo: ha raggiunto risultati da medaglia d’oro nelle sezioni scritte delle Olimpiadi Internazionali di Fisica e Chimica del 2025 e si è guadagnato il titolo di “Legendary Grandmaster” nelle competizioni di programmazione.
Tutto molto bello, vero?
Ma la domanda che un imprenditore si fa è: cosa me ne faccio di un campione di benchmark se poi non mi risolve problemi concreti?
Le big tech amano sbandierare questi punteggi, ma il rischio è che rimangano numeri validi solo in laboratorio. Dopotutto, vincere una gara di matematica non significa saper gestire la contabilità di un’azienda. Ed è proprio qui che Google prova a dare una risposta, spostando il discorso dalle competizioni accademiche alle applicazioni pratiche.
Dal disegno a mano all’oggetto 3D: a cosa serve davvero Deep Think?
Al di là dei punteggi, l’aspetto più interessante è quello che Deep Think promette di fare nel mondo reale. Google ha mostrato come il modello sia in grado di analizzare uno schizzo disegnato a mano, interpretarne la geometria complessa necessaria per funzionare e generare i file pronti per la stampa 3D.
Questa non è solo teoria, ma una dimostrazione di ragionamento spaziale e ingegneristico che apre porte interessanti per la prototipazione e la produzione.
Si parla di uno strumento che non ti sostituisce, ma che può amplificare le tue capacità, aiutandoti nell’analisi di dati sperimentali o nella modellazione di sistemi fisici.
Certo, non è per tutti.
Al momento, questa modalità potenziata è disponibile per gli abbonati a Google AI Ultra e per un gruppo selezionato di aziende tramite API.
Questo fa sorgere un dubbio: stiamo andando verso un’intelligenza artificiale a due velocità, con strumenti di ragionamento avanzato accessibili solo a chi può permetterseli?
La vera scommessa sarà vedere se questa potenza di calcolo, che si traduce inevitabilmente in costi più alti, diventerà uno standard accessibile a tutti o resterà un lusso per pochi, aumentando ancora di più il divario tra le grandi corporation e le piccole imprese.

Vendono la lentezza come un lusso. Il motore è lo stesso, cambia solo il prezzo.
Hanno ufficialmente creato un’aristocrazia del pensiero artificiale: le briciole di ragionamento istantaneo per la massa e la riflessione profonda per chi può permettersela. La divisione di classe ora passa anche per la qualità dei nostri servi digitali, che tristezza.
Signora Bruno, Google sta semplicemente segmentando il mercato cognitivo. L’intelligenza “premium” entra in un funnel di nurturing, mentre la massa riceve il content marketing di base. Quale sarà la metrica di conversione per il pensiero?
Un’intelligenza che si prende una pausa caffè prima di parlare. Chissà se poi le viene l’idea giusta.
Hanno messo un tassametro sul ragionamento. Il nostro, evidentemente, corre a vuoto.
@Giovanni Battaglia Il pensiero di qualità diventa un servizio a pagamento. Si profila un mondo a due velocità cognitive, dove la riflessione umana è declassata. Quale sarà il nostro posto?
Stanno privatizzando la sorgente, lasciando a noi il fango a valle. È il momento di imparare a scavare il proprio pozzo.
@Greta Luciani Ti venderanno la pala per scavare e poi tasseranno l’acqua del pozzo.
Creano una corsia a pagamento per il pensiero. Gli altri restano bloccati nel solito ingorgo. Quando smetteremo di costruire muri digitali?
Vendono il tempo di cottura del pensiero, ma la ricetta rimane sempre la loro.
@Raffaele Graziani La ricetta resta loro. Noi paghiamo solo per un impiattamento più lento.
Hanno messo un cartellino del prezzo sul pensiero critico, un’abile mossa per vendere come lusso la semplice assenza di errori banali. Questa non è profondità, è solo marketing applicato alla logica per pochi eletti.
@Sara Benedetti Hanno messo a listino il pensiero. Geniale. Perché non ci ho pensato io?
Il pensiero critico come status symbol. L’intelligenza diventa un lusso, mentre il resto si accontenta delle briciole digitali. Ci stanno vendendo il guinzaglio intellettuale e lo chiamano upgrade.
Creano un’intelligenza artificiale a due velocità, rendendo la versione gratuita volutamente mediocre per spingere all’abbonamento. Come imprenditore, mi preparo ad accogliere con gioia l’ennesima spesa fissa per rimanere competitivo.
@Carlo Benedetti Lamentarsi della spesa è inutile; la mediocrità è per la massa, mentre noi paghiamo per il privilegio di non sembrare dei dilettanti.
Il pensiero profondo diventa un servizio a pagamento, monetizzando la qualità delle risposte.