Google e il paper SAGE: così l’intelligenza artificiale legge il web

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Google svela come l’IA valuta i contenuti web: posizionamento, densità informativa e specificità sono le nuove chiavi del successo online

Un nuovo documento di ricerca di Google, denominato SAGE, offre una visione inedita su come i suoi sistemi di intelligenza artificiale analizzano il web. L'IA privilegia i primi tre risultati di ricerca e le pagine con un'alta densità informativa, costringendo gli esperti SEO a ripensare le proprie strategie. Non si tratta più di parole chiave, ma di risolvere problemi complessi in modo autorevole.

Google ci svela come l’IA sta cambiando le regole della SEO

Ogni tanto, anche i giganti come Google si lasciano sfuggire qualche dettaglio di troppo. E quando lo fanno, chi lavora nel nostro campo deve drizzare le orecchie.

Con la pubblicazione del suo nuovo documento di ricerca SAGE (Steerable Agentic Data Generation for Deep Search with Execution Feedback), l’azienda di Mountain View ci ha praticamente messo in mano un manuale, non ufficiale, su come i suoi sistemi di intelligenza artificiale scandagliano il web per trovare risposte complesse.

Anche se presentato come uno studio tecnico questo paper è una miniera di informazioni per chiunque si occupi di contenuti e visibilità online.

Questo documento non è il solito aggiornamento di algoritmo; è qualcosa di più profondo.

Ci mostra la logica che sta dietro a strumenti come Gemini Deep Research e simili, spiegandoci come queste tecnologie valutano, selezionano ed estraggono informazioni dalle pagine web.

In pratica, ci sta dicendo che le vecchie regole della SEO, pur essendo ancora valide, hanno bisogno di un serio aggiornamento per rimanere efficaci.

Ma la vera domanda è: cosa c’è scritto di così importante in quelle pagine?

Cosa ci ha svelato Google (forse senza volerlo)

Per capire il funzionamento di questi sistemi, i ricercatori di Google hanno messo due intelligenze artificiali una contro l’altra: una creava domande difficili, che richiedevano più passaggi logici per essere risolte, e l’altra cercava di trovare le risposte.

È proprio analizzando il comportamento della seconda IA che sono emerse le intuizioni più interessanti.

La prima, grande verità che salta fuori è che l’IA non pesca a caso.

Durante i test, gli agenti IA hanno estratto informazioni quasi esclusivamente dalle pagine web che si posizionavano tra i primi tre risultati organici per una data ricerca.

Certo i ricercatori hanno usato un’API esterna (Serper) per simulare i risultati di Google, e quindi non possiamo essere certi che questo limite dei “primi tre” sia una regola ferrea applicata in tutti i sistemi di produzione.

Però, il segnale è inequivocabile: senza un buon posizionamento tradizionale, le probabilità che i tuoi contenuti vengano presi in considerazione da un’IA crollano drasticamente.

La SEO classica, quindi, non è morta, anzi: è il biglietto d’ingresso per giocare questa nuova partita.

Ma non è solo una questione di posizionamento.

Il vero colpo di scena è come l’IA sceglie le informazioni una volta che le ha trovate.

Le scorciatoie che l’IA usa per “fregare” il sistema

L’obiettivo di un agente IA è l’efficienza: trovare la risposta giusta nel minor tempo possibile. Per farlo, ha sviluppato delle vere e proprie “scorciatoie”.

Una delle più significative, osservata nel 21% dei casi, è stata chiamata “Multi-query Collapse”. In pratica, se una singola ricerca ben formulata riesce a trovare documenti diversi che, messi insieme, risolvono un problema complesso, l’IA “collassa” quello che doveva essere un processo a più fasi in un unico passaggio.

È come risolvere un puzzle complesso con un solo, unico pezzo ben sagomato.

Un’altra scorciatoia fondamentale è l’“Information Co-location”. Il nome è complicato, ma il concetto è semplice: se un’IA trova tutte le risposte di cui ha bisogno in un’unica pagina, non si prende il disturbo di andare a cercare altrove.

Per chi pubblica contenuti, il messaggio è forte e chiaro: frammentare le informazioni su più pagine potrebbe diventare un autogol, perché si costringe l’IA a “saltare” magari su un sito di un competitor per completare il quadro. Invece, creare una risorsa unica e completa su un argomento specifico la rende la scelta più logica e veloce per l’algoritmo.

Queste “scorciatoie” non sono solo curiosità tecniche; stanno già definendo le nuove regole del gioco.

E c’è chi ha già messo a punto una strategia per sfruttarle.

Quindi, cosa cambia davvero per chi fa SEO e content marketing?

Sulla base di queste scoperte, gli esperti del settore stanno già delineando nuove strategie. Si parla ad esempio di un approccio basato sulla densità informativa, ovvero consolidare fatti e dati correlati in risorse complete e autorevoli, invece di disperderli in tanti piccoli articoli.

Un altro punto chiave è la corrispondenza con la specificità: la ricerca ha mostrato che il 31% delle domande risolte facilmente erano “eccessivamente specifiche”. Questo apre una prateria per chi crea contenuti di nicchia, capaci di rispondere in modo dettagliato a domande molto precise.

Per alcune categorie, come le testate giornalistiche e gli editori, la sfida è notevole. I riassunti generati dall’IA potrebbero ridurre drasticamente i click verso gli articoli originali, con un impatto diretto sui ricavi pubblicitari. Tuttavia, essere citati costantemente come fonte autorevole può rafforzare il brand e aumentare il traffico diretto. La strada, per loro, potrebbe essere quella di creare analisi uniche, approfondimenti e contenuti multimediali che l’IA non può replicare facilmente.

Alla fine della fiera, la ricerca di Google non fa che confermare una vecchia verità, anche se in una chiave nuova. Come sottolinea l’esperto di settore Rahul Mehta, “la ricerca sta passando dal recupero di informazioni al ragionamento”. Non si tratta più solo di riempire le pagine di parole chiave, ma di creare contenuti che risolvano problemi reali per persone reali.

Perché, a quanto pare, è esattamente quello che anche le macchine sono programmate per cercare: informazioni autentiche, autorevoli e genuinamente utili.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

17 commenti su “Google e il paper SAGE: così l’intelligenza artificiale legge il web”

  1. Il re cambia le regole del suo feudo, noi ci adeguiamo. Ci dicono di creare, ma siamo solo minatori di dati per le loro macchine.

    1. Alessio De Santis

      Marta Amato, il re non ci chiede di creare. Ci chiede di nutrire il suo drago meccanico. Noi siamo solo il bestiame.

  2. Paola Montanari

    Ci dicono di creare contenuti autorevoli. Tradotto: produrre dati di alta qualità per addestrare la loro intelligenza artificiale. Noi sgobbiamo gratis, loro ci rivendono il servizio. Alla fine, il nostro è solo un tirocinio non retribuito a vita.

    1. @Paola Montanari, la sua analisi è impeccabile. Siamo fornitori di materia prima a costo zero per la macchina che ci renderà superflui: un elegante processo di automazione della nostra stessa estinzione professionale, non un tirocinio.

  3. Vanessa De Rosa

    Non ci svelano le regole, ci mostrano la forma delle sbarre. È un gioco al massacro per restare rilevanti. Sinceramente, inizio ad avere paura di questa corsa senza un traguardo visibile.

    1. @Benedetta Donati I biglietti li vendono sempre loro. A noi il compito di costruire il palco, stavolta con le istruzioni aggiornate. Che gentili a spiegarci come funziona il nostro nuovo guinzaglio.

  4. Riccardo Cattaneo

    Che carini, ci danno il manuale per il nuovo guinzaglio digitale. La vera domanda è: quando inizierà a dare la scossa se non obbediamo?

  5. Paola Montanari

    Un altro giro, un’altra corsa. Google ci spiega come essere i suoi bravi operai. L’obiettivo non è un web migliore, ma una loro IA più performante. Alimentata dal nostro lavoro, manco a dirlo.

  6. Chiara Barbieri

    Ci hanno dato le istruzioni per costruire la loro macchina. Non è un aiuto, è un requisito di sistema. La nostra utilità ora è misurabile.

  7. Un manuale? No, è un copione. Ci assegnano la parte, noi recitiamo. Questo gigante non svela mai le sue carte per bontà d’animo. Io, nel dubbio, continuo a guardare cosa fa la sua mano sinistra.

  8. Ci hanno appena consegnato il manuale d’istruzioni per il nostro giudice e boia digitale; un Golem che si nutre dei vincitori, lasciando il resto a morire.

    1. Antonio Romano, altro che Golem. Ci hanno solo confermato che la gara è per chi ha già vinto. Questo “manuale” è la solita pacca sulla spalla mentre ci spingono giù dal dirupo. La sfida, per noi comuni mortali, è solo trovare un appiglio migliore.

  9. Francesco Messina

    Ci viene rivelato come l’algoritmo ci giudicherà, una cortesia che ci permette di affannarci con maggiore precisione per il suo diletto digitale.

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