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L’integrazione di Gemini promette di rendere il browser un assistente proattivo, capace di confrontare prodotti, creare immagini e persino fare acquisti per conto dell’utente.
Google rivoluziona Chrome integrando l'intelligenza artificiale Gemini con tre potenti funzioni: un assistente laterale, il generatore di immagini Nano Banana e la controversa navigazione autonoma 'auto-browse'. Questa mossa mira a rendere il browser un partner proattivo, ma solleva importanti questioni su privacy, affidabilità e sulla creazione di un'utenza a due velocità tra chi paga e chi no.
Google inietta Gemini in Chrome: il tuo browser ora pensa (e agisce) da solo?
Google ha deciso di cambiare le carte in tavola, di nuovo. Questa volta, l’offensiva arriva direttamente su Chrome, il browser che usi ogni giorno.
A partire dal 28 gennaio 2026, l’azienda ha iniziato a integrare massicciamente Gemini, la sua intelligenza artificiale, con tre nuove funzionalità che promettono di trasformare il modo in cui navighiamo sul web.
Non si tratta di piccoli aggiustamenti, ma di un tentativo di rendere il browser un assistente proattivo.
La mossa è chiara: l’IA non sarà più uno strumento da aprire in una scheda separata, ma un compagno di viaggio costante.
Ma vediamo nel dettaglio cosa significa questo per te e per il tuo lavoro.
Un assistente AI sempre incollato al tuo fianco
La prima novità che salta all’occhio è il nuovo pannello laterale AI. Dimentica finestre fluttuanti o estensioni invadenti: ora Gemini vive in una barra laterale fissa, sempre pronta a rispondere.
L’idea di Google è quella di permetterti di dialogare con l’AI senza mai abbandonare le pagine che stai consultando. Secondo i loro test, gli utenti l’hanno già usata per confrontare prodotti sparsi su decine di schede o per riassumere recensioni da siti diversi.
Una bella comodità, certo, ma anche un modo per tenere l’utente ancora più agganciato all’ambiente di Google.
Ma se pensi che si fermi a darti qualche riassunto, ti sbagli di grosso.
Creare e modificare immagini senza muovere un dito
Google lancia il suo guanto di sfida ai generatori di immagini come Midjourney o DALL-E, integrando direttamente in Chrome il suo strumento, Nano Banana. Finora, per creare o modificare un’immagine con l’IA, dovevi caricare file, aprire altri siti, insomma, un processo frammentato. Ora, potrai modificare un’immagine che vedi su una qualsiasi pagina web usando un semplice comando testuale, oppure crearne una da zero senza mai cambiare scheda.
Questo, diciamocelo, abbassa drasticamente la barriera d’ingresso alla creazione di contenuti visivi, ma solleva anche qualche domanda.
L’accessibilità quasi istantanea a strumenti così potenti rischia di rendere ancora più difficile distinguere tra immagini reali e contenuti fabbricati, evidenziando una preoccupazione già sollevata da ABC News sulla necessità di una maggiore consapevolezza digitale.
E questa è solo la punta dell’iceberg, perché la vera mossa da scacco matto di Google è un’altra.
“Auto-browse”: il browser che fa shopping per te (ma a quale prezzo?)
Qui entriamo in un territorio quasi fantascientifico.
La funzione più ambiziosa è auto-browse, un’intelligenza artificiale “agentiva”, come la chiamano gli addetti ai lavori. In parole povere, non si limita a darti informazioni, ma agisce per conto tuo.
Durante le demo, è stato mostrato come l’IA possa ritrovare una giacca che avevi comprato in passato, cercare i negozi che la vendono, confrontare i prezzi e procedere all’acquisto, il tutto mentre tu continui a navigare tranquillamente. Chiaramente, chiede il permesso prima di inserire dati di pagamento o password.
L’idea è affascinante, ma è davvero così semplice?
Tuttavia questi agenti basati su browser sono spesso inaffidabili e tendono a fallire quando devono navigare tra siti diversi o interpretare correttamente l’intento dell’utente.
A questo si aggiunge un dettaglio non da poco: questa funzione è disponibile, per ora, solo per gli abbonati ai piani a pagamento AI Pro e Ultra negli Stati Uniti. Google sta quindi creando una netta divisione tra utenti di serie A e di serie B, riservando le capacità più potenti a chi paga.
La promessa di un “assistente personale” inizia a delinearsi, ma il passo successivo, chiamato “Personal Intelligence”, è quello che dovrebbe farci riflettere. Google punta a trasformare Chrome in un “partner fidato che ti capisce”, imparando dalle tue conversazioni passate per offrirti un’assistenza sempre più personalizzata.
Un partner fidato o un controllore onnisciente che sa tutto di te, dalle tue email ai tuoi acquisti?
La domanda resta aperta.

Mentre ci distraggono con nomi buffi come Nano Banana, l’obiettivo diventa chiaro: automatizzare l’impulso d’acquisto per eliminare ogni nostra esitazione. Quanto vale un consumatore che non può più dire di no?
Dal nastro trasportatore alla lobotomia commerciale: l’obiettivo non è assistere, ma sostituire il cliente con un automa che approva acquisti pre-selezionati.
Luciano Gatti, la sua lobotomia commerciale è gentile; io la definirei l’automazione della spesa compulsiva, un servizio che noi stessi, ahimè, venderemo ai clienti.
Il nastro trasportatore è un eufemismo; qui si progetta la rimozione chirurgica del libero arbitrio dal carrello, trasformando l’intenzione in acquisto automatico.
Simone De Rosa, la servitù volontaria digitale è già realtà, manca solo il pilota automatico.
Altro che imbuto, qui si parla di un nastro trasportatore che ci preleva dal divano e ci deposita, già impacchettati, davanti al prodotto scelto da loro. Che fine fa il libero arbitrio quando il browser ha una sua agenda personale?
Davide, il nastro trasportatore non è che l’eliminazione dell’attrito finale: il pensiero. Una perfezione logica per chi vende, ma siamo certi che un cliente così passivo generi ancora valore nel lungo periodo?
Stanno costruendo l’imbuto di conversione definitivo, in cui l’utente è un passeggero passivo. L’IA naviga e conclude acquisti, un orizzonte desolante per il libero arbitrio ma un traguardo per l’automazione commerciale.