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Google ha le spalle larghe e SpamBrain è il suo scudo: i link spam nei commenti non sono più una minaccia per il posizionamento
John Mueller di Google pone fine a un'era di paure per la SEO: i link spam lasciati nei commenti sono completamente ignorati dall'algoritmo e non hanno alcun impatto, né positivo né negativo, sul ranking. Mueller smonta anche l'utilità degli 'spam score' degli strumenti SEO, invitando a concentrarsi sulla qualità dei contenuti invece che su tattiche obsolete.
Google mette la parola fine: i link spam nei commenti sono inutili
Pensa al panico.
Gestisci il sito di una clinica per la fertilità, un settore delicatissimo, e ti accorgi che il tuo dominio è associato a link con anchor text pornografici, spuntati come funghi nei commenti di blog di terze parti.
Contemporaneamente, noti un calo del traffico. La prima cosa che fai è collegare i due eventi: è colpa dello spam, qualcuno ti sta attaccando.
Questa è la situazione esatta in cui si è trovato un amministratore di un sito, che ha scatenato una discussione a cui ha messo fine, una volta per tutte, John Mueller di Google.
La risposta del Senior Search Analyst di Big G, infatti, è stata tagliente e senza appello: quei link spam nei commenti, come riportato su PPC Land, non hanno alcun effetto sul posizionamento del tuo sito.
Né positivo, né negativo.
Zero.
Una dichiarazione che smonta anni di paure, di ore passate a fare pulizia e di risorse sprecate dietro a un fantasma.
Ma allora, se non sono i link, cosa ha causato il crollo del traffico di quella clinica?
E perché per anni ci hanno detto di tremare davanti a ogni link sospetto?
Perché ci siamo preoccupati per anni (e perché ora possiamo smettere)
Siamo onesti, questa paura non è nata dal nulla. Chi fa SEO da un po’ si ricorda benissimo del terremoto causato dall’aggiornamento Penguin nel 2012. Quello è stato il momento in cui Google ha iniziato a penalizzare pesantemente i siti con profili di link manipolativi.
Da lì è nata una vera e propria industria basata sul monitoraggio e sulla pulizia dei backlink, con il disavow tool che sembrava l’unica ancora di salvezza.
Il punto è che da allora sono passati più di dieci anni. La tecnologia di Google si è evoluta, in particolare con l’introduzione di SpamBrain a fine 2022, un sistema basato su intelligenza artificiale capace di riconoscere e neutralizzare i pattern di spam su larga scala.
In pratica, Google oggi sa distinguere un link editoriale, inserito volontariamente da chi scrive, da un link spazzatura lasciato da un bot in un commento.
E semplicemente, lo ignora.
O almeno, questo è quello che ci dicono da Mountain View, con una fiducia quasi cieca nei propri mezzi, tanto che lo stesso Mueller ha ammesso che il disavow tool, prima o poi, verrà rimosso.
La verità, spesso, è molto più semplice di quanto pensiamo.
Il calo di traffico della clinica non era legato a quei link visibili e fastidiosi, ma a qualcosa di molto più impattante e invisibile: un core update.
Il crollo coincideva infatti con l’aggiornamento di dicembre 2025, che ha provocato scossoni notevoli in SERP, con siti che hanno perso fino al 70-85% del loro traffico.
È un classico caso di correlazione scambiata per causalità. Si vede il fumo (i link spam) e si pensa all’incendio, quando la vera causa è un terremoto che sta scuotendo le fondamenta dell’algoritmo.
Ma c’è un’altra abitudine dura a morire che Mueller ha voluto colpire.
Non solo i commenti: anche gli “spam score” degli strumenti SEO sono aria fritta
Nello stesso scambio di battute, Mueller ha demolito un altro pilastro delle nostre paranoie SEO: gli “spam score” o i “toxicity score” che vediamo in tanti strumenti di analisi. La sua affermazione è stata netta: “punteggi del genere sono inventati dagli strumenti SEO, non sono usati da Google”.
Diciamocelo, è una doccia fredda per chi passa ore a controllare questi numeretti, credendo che rappresentino una metrica ufficiale di Mountain View. E invece, sono solo interpretazioni di terze parti, algoritmi proprietari che cercano di indovinare cosa piace a Google.
Tutto questo ci porta a una conclusione scomoda ma necessaria. Mentre noi perdiamo tempo a dare la caccia ai fantasmi dei commenti spam o a preoccuparci di punteggi arbitrari, Google sta guardando altrove.
I suoi aggiornamenti recenti, come quello di agosto 2025, non si sono concentrati su queste vecchie tattiche, ma su abusi ben più moderni come l’abuso della reputazione del sito, l’uso di domini scaduti e i contenuti generati dall’IA su larga scala.
Forse, il messaggio che arriva forte e chiaro è che dovremmo smettere di guardare al dito e iniziare a guardare la luna.
Mueller stesso ha criticato la tendenza a creare “compost digitale”, contenuti fatti solo per riempire spazi e compiacere presunti dèi algoritmici.
Forse la vera domanda non è “come pulisco i link spam?”, ma “il mio contenuto merita davvero di essere in prima pagina?”.

Ci si preoccupava dei link nei commenti? Questo rivela lo stato attuale della nostra industria.
Patrizia Bellucci, Google placa le ansie per un topolino in soffitta. Intanto, nessuno sente il drago che si muove nelle fondamenta della casa.
Hanno spento un fiammifero mentre la foresta brucia. E voi guardate il fumo.
Giada Mariani, il fumo si vede. Ma il fiammifero spento è un sollievo per molti. La mia domanda è: con cosa hanno intenzione di alimentare il vero incendio?
Google ci rassicura di aver curato il raffreddore, ma questo non impedisce al cancro di proliferare altrove. Concentrarsi su un singolo sintomo è una distrazione dal quadro clinico generale della SERP, che resta compromesso.
Ci raccontano la favola del drago sconfitto per farci dormire tranquilli, ma è solo il preludio di una nuova esecuzione di massa. Io non sento sollievo, sento solo il rumore della ghigliottina che si prepara.
Fabio Fontana, che sollievo. Ora possiamo concentrarci sul prossimo problema che creeranno loro.
Simone De Rosa, sollievo? Ingenuo. È uno specchietto per le allodole. Mentre tutti si rilassano sui link, l’algoritmo ti sega le gambe altrove, dritto sulle conversioni. Il vero campo di battaglia è un altro.
Tutto inutile, mi sento presa in giro. E se domani cambiano le regole di nuovo? Mi viene l’ansia solo a pensarci.
Sara Sanna, la tua ansia è la mia. Ci trattano come burattini in un teatrino che non dirigiamo noi, cambiando le regole a piacimento.
Sara Sanna, il terreno è sempre stato franoso. Oggi ci dicono dove mettere i piedi, domani chissà. La vertigine è la nostra condizione naturale.
Ci hanno venduto per anni l’ansia in abbonamento, e noi pagavamo pure puntuali.
Perfetto, quindi ho passato anni a compilare file di disavow per sentirmi dire che era un’inutile perdita di tempo. Adesso l’unica cosa che mi terrorizza è scoprire quale sarà la prossima attività vana a cui mi dedicherò con la stessa devozione.
Paolo, abbiamo passato anni a lucidare l’armatura contro un drago di cartapesta, costruito dagli stessi che vendevano le spade. È desolante. Chissà quale altra metrica inventata di sana pianta ci faranno venerare domani come un oracolo infallibile.
Elisa, il drago era di cartapesta ma l’ulcera che mi è venuta è reale. Mi chiedo quale sarà la nuova paura da venderci domani.
Paolo, abbiamo pagato per anni un servizio inutile. Quale sarà il prossimo abbonamento?
Si è costruito un intero mercato sul terrore di ombre cinesi, alimentando fobie digitali per vendere talismani inutili. Quando inizieremo a guardare la sostanza anziché i riflessi proiettati sul muro della caverna?
Ci voleva Google per capirlo. Anni a inseguire fantasmi e a pagare per tool inutili, mentre il vero lavoro restava da fare. La verità è una: il prodotto vende. Il resto è rumore di fondo.
Giovanni, la sua lucidità è rara. Per anni si è venduta una cura per una malattia inesistente, alimentando paure infantili. Ora che il re è nudo, quanti ammetteranno di aver comprato i suoi vestiti invisibili?
Google conferma l’acqua calda. Per anni, agenzie e tool hanno venduto panico basato su metriche futili. Chissà quante ore di lavoro sono state sprecate a inseguire fantasmi.