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Un modello che, grazie all’integrazione con strumenti come Photoshop e Canva, promette di portare coerenza, controllo del brand e affidabilità nei dati alle immagini generate dall’IA per il business
Google lancia Nano Banana Pro, un modello IA progettato per trasformare la generazione di immagini in uno strumento aziendale affidabile. Le novità principali sono il controllo avanzato del brand tramite immagini di riferimento, l'integrazione diretta in software come Adobe e Canva, e il "Search Grounding" per basare i visual su dati reali, riducendo le inesattezze e aumentando la produttività per i team creativi.
Google lancia Nano Banana Pro: quando l’IA smette di giocare e inizia a lavorare
Diciamocelo chiaramente: fino a ieri, generare immagini con l’intelligenza artificiale era divertente, ma per un’azienda strutturata era spesso un incubo logistico.
Ti trovavi con visual stupendi ma totalmente incoerenti con il tuo brand, loghi storpiati e dita in più che spuntavano dove non dovevano.
Google ha deciso che era ora di finirla e ha rilasciato Nano Banana Pro (o Gemini 3 Pro Image, per i puristi), un modello che promette di trasformare questi strumenti da giocattoli per creativi annoiati a risorse business affidabili.
Il punto non è tanto che fa immagini “più belle”, ma che finalmente sembra aver capito cosa serve a chi lavora.
Non stiamo parlando di generare l’ennesimo gattino spaziale, ma di funzionalità che attaccano direttamente i problemi di produttività che, se gestisci un team di marketing, conosci fin troppo bene.
E attenzione, perché la mossa di Mountain View non è solo tecnologica, è prepotentemente commerciale.
Ma c’è una caratteristica specifica che potrebbe farti risparmiare ore di lavoro e che merita di essere analizzata subito.
Il controllo del brand non è più un optional
Se hai mai provato a far rispettare una brand identity a un’IA, sai che è come cercare di insegnare algebra a un criceto. Con Nano Banana Pro, Google introduce la possibilità di utilizzare fino a 14 immagini di riferimento nel prompt.
Cosa significa per te?
Significa che puoi caricare i tuoi asset, lo stile visivo della tua ultima campagna o i packshot dei prodotti e dire al modello: “Usa questi. Non inventare”.
Come riportato ufficialmente sul blog di Google Cloud, questo approccio serve a mantenere una coerenza stilistica e strutturale che prima era semplicemente impossibile senza un lavoro di post-produzione massiccio.
Immagina di dover declinare una campagna su venti formati diversi: invece di sperare che l’IA indovini il tono, gli dai le “linee guida” visive e lui esegue.
A questo si aggiunge un rendering del testo multilingue nettamente migliorato, risolvendo (speriamo definitivamente) quel fastidioso problema delle scritte in “lingua aliena” che apparivano nei visual generati.
Tuttavia, la vera notizia non è solo cosa fa questo modello, ma dove lo troverai, perché Google ha fatto una scelta molto astuta.
Se non puoi batterli, entraci dentro
Invece di cercare di forzare tutti i creativi a migrare sulle sue piattaforme proprietarie, Google ha deciso di infilarsi direttamente negli strumenti che i tuoi grafici usano già ogni mattina. Non si sono limitati a metterlo su Vertex AI o Workspace.
Hanno stretto accordi per integrare Nano Banana Pro direttamente dentro Adobe Photoshop e Firefly. Come confermato da Hannah Elsakr di Adobe in un recente comunicato su Adobe Blog, questa integrazione permette ai professionisti di accedere alla potenza del modello di Google senza dover mai lasciare l’interfaccia a cui sono abituati.
E non si sono fermati lì: la stessa tecnologia sta arrivando su Canva e Figma.
È una mossa strategica evidente: Google vuole diventare il motore invisibile della creatività mondiale.
Se usi Canva per le presentazioni veloci o Photoshop per l’high-end, loro vogliono essere lì.
Per te imprenditore o manager significa meno frizione nell’adozione di nuove tecnologie, perché non devi formare il team su un nuovo software; il “motore” nuovo è già dentro la macchina che sanno guidare.
Ma resta un dubbio gigantesco che affligge chiunque debba produrre contenuti informativi o tecnici: l’affidabilità dei dati rappresentati.
La fine delle “allucinazioni” visive?
Quante volte ti è capitato di vedere un’immagine generata dall’IA che rappresentava un grafico o una mappa totalmente inventati?
È il classico problema dell’allucinazione: bello da vedere, inutile per il business. Qui Google gioca la sua carta più pesante: il cosiddetto “Search Grounding”.
In pratica, Nano Banana Pro non si limita a immaginare le cose, ma può connettersi a Google Search per recuperare informazioni reali e utilizzarle nella generazione dell’immagine. Se devi creare un visual che include dati specifici o rappresentazioni geografiche, il modello attinge a fonti verificate invece di tirare a indovinare.
È la soluzione definitiva?
Probabilmente no, e ti invito sempre a verificare ogni singolo output prima di pubblicarlo, perché fidarsi è bene ma controllare è meglio.
Però è un passo avanti gigantesco rispetto alla concorrenza che spesso vive in un mondo di fantasia scollegato dalla realtà fattuale. Se questa funzione manterrà le promesse, potremmo finalmente iniziare a usare l’IA per creare materiale informativo serio senza il terrore di diffondere inesattezze.
Ora sta a te capire se integrare questi flussi nel tuo processo o restare a guardare mentre gli altri accelerano.
