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Il motore Gemini 3 Pro promette risposte più accurate e complete, ma Google starebbe valutando di riservare le sue capacità più avanzate a un servizio di ricerca premium a pagamento
Google sta rivoluzionando la sua ricerca integrando il potente modello Gemini 3 Pro. Questa mossa, tuttavia, prefigura una ricerca a due velocità, con una modalità "Deep Search" avanzata e probabilmente a pagamento. L'era della ricerca democratica e gratuita sembra volgere al termine, lasciando spazio a un modello premium che potrebbe frammentare l'accesso all'informazione di qualità.
Gemini 3 Pro: non solo un motore più potente, ma un cambio di logica
Diciamocelo, il nome “Gemini 3 Pro” potrebbe non dire molto ai più, ma la sostanza è un’altra cosa.
Parliamo di un modello con capacità di ragionamento multimodale e una finestra di contesto da 1 milione di token, come descritto sul blog ufficiale di Google.
Tradotto in parole semplici, significa che per elaborare una risposta può “leggere” e comprendere una quantità di informazioni enorme, equivalente a un intero romanzo, analizzando non solo testi ma anche immagini e altri tipi di dati.
In pratica, le risposte delle AI Overviews non saranno più solo un riassunto di qualche pagina web, ma il risultato di un’analisi molto più complessa e articolata.
Ma tutta questa potenza a cosa serve davvero?
A darti risposte migliori e più complete, certo.
Ma la domanda vera è un’altra: questa tecnologia sarà disponibile per tutti allo stesso modo, o è solo l’antipasto di qualcosa di più esclusivo?
La “Ricerca profonda”: risposte migliori, ma solo per chi entra nel club?
Ed è qui che le cose si fanno interessanti. Parallelamente a questo potenziamento, sta prendendo forma una modalità chiamata “Deep Search“, pensata appositamente per le domande più complesse, come riportato da 9to5Google.
Questa non sarà la ricerca standard, ma una funzione avanzata, quasi un servizio premium, dove le capacità di Gemini 3 Pro verranno sfruttate al massimo per fornire analisi dettagliate, come annunciato da Robby Stein di Google.
L’idea di fondo sembra essere quella di creare una netta separazione: da una parte la ricerca veloce e superficiale per le domande di tutti i giorni, dall’altra un’esperienza di ricerca “potenziata” per chi ha esigenze più specifiche.
La domanda sorge spontanea: se le risposte di qualità si trovano in questa nuova sezione, cosa resta della ricerca “gratuita” che conosciamo da vent’anni?
E soprattutto, quanto ci costerà entrare in questo club esclusivo?
I piani a pagamento: la fine della ricerca democratica?
Il dubbio che Google stia creando una ricerca di Serie A e una di Serie B diventa quasi una certezza quando si guarda alla struttura dei suoi nuovi piani. La struttura è già chiara, con diversi livelli di abbonamento che sbloccano funzionalità via via più avanzate, una logica che si può già vedere nella pagina dedicata ai piani Google AI.
L’accesso alle versioni più performanti di Gemini, e quindi alle risposte più approfondite, sarà legato a un abbonamento.
L’azienda che ha costruito un impero sulla promessa di “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili” sta, di fatto, mettendo un prezzo sulle sue informazioni migliori.
Resta da vedere se gli utenti saranno disposti a pagare per qualcosa che hanno sempre dato per scontato.
Una cosa è certa: la ricerca come la conoscevamo sta cambiando pelle, e non è affatto detto che la nuova versione piacerà a tutti.

Finito il tempo dei balocchi gratis. Volete risposte migliori? Cacciate la grana. O pensavate che Google fosse una onlus per sprovveduti?
Simone Damico, il tuo cinismo è la pura verità. Hanno eretto un casello sull’autostrada dell’informazione che noi, illusi docenti, credevamo pubblica. Resta l’amarezza per un sogno digitale infranto, per un’utopia di conoscenza aperta che si dissolve come nebbia al sole.
L’angoscia non deriva dal pagare un servizio, quanto dal sospetto che questo nuovo casello digitale miri a selezionare chi avrà accesso alle mappe del futuro, lasciando tutti gli altri a navigare a vista nel buio. Come potremo competere?
Hanno passato una vita a offrirci assaggi gratuiti al bancone della tecnologia, facendoci credere che fosse tutto compreso. Ora ci presentano lo scontrino per l’intera drogheria e noi ci lamentiamo del costo. Si pensava che il banchetto non finisse mai?
Chiamatela “ricerca premium”, “deep search”, come volete. È solo il conto che arriva dopo vent’anni di “gratis”. La visibilità non è un diritto, è un servizio a pagamento.
L’idea del casello è fin troppo gentile; questo è il classico imbuto di vendita applicato alla conoscenza. Ci lasceranno a giocare con i dati spazzatura mentre l’informazione di valore diventerà un lusso per pochi. Quanto costerà non essere disinformati?
Elisa Marchetti, l’imbuto di vendita è una visione romantica. Questo è un classico freemium che arriva al dunque. Il lusso non è l’informazione, è la sintesi.
Renata Bruno, la tua “sintesi” di lusso mi spaventa, creerà cittadini di serie A e B.
Elisa, non mi spaventa la sintesi a pagamento, ma l’impoverimento di quella gratuita. La conoscenza non è mai stata uguale per tutti, siamo onesti.
Stanno semplicemente mettendo un casello sull’autostrada dell’informazione che hanno costruito. Mi chiedo se i miei vecchi libri basteranno a tenermi sulla retta via.
Davide Russo, più che un casello è una diga. L’acqua limpida scorrerà per pochi, lasciando a noi una pozza stagnante. Presto venderanno anche i filtri per depurare le loro stesse bugie.
Google fa cassa, che novità. La roba buona a pagamento, il resto è rumore di fondo. Il mio prossimo libro lo scrivo su pergamena.
Quindi la verità avrà un costo di listino, mentre le fake news resteranno gentilmente offerte dalla casa? Una logica commerciale a dir poco impeccabile.
Google crea un muro. Le informazioni di valore ora hanno un prezzo. Questo spingerà le persone a cercare guide alternative e più autentiche. Forse è un bene per la meritocrazia dei contenuti.
Google sta semplicemente mettendo un prezzo alla corsia di sorpasso dell’informazione. La conoscenza, da oggi, segue le stesse logiche di mercato di un qualunque bene.
Maurizio Greco, dici che la conoscenza diventa un bene? Credevo Google fosse una ONLUS.
Maurizio, la sorpresa quale sarebbe? Il bene era la nostra attenzione, ora è il nostro portafoglio. Un’evoluzione naturale, non una rivoluzione. Francamente mi stupisce lo stupore generale su questa faccenda.
Chiara, nessuna sorpresa. Il vero tema non è il servizio a pagamento, ma il voluto degrado di quello gratuito per costringerti a pagare. Qui nessuno ha mai lavorato gratis, figuriamoci loro con i loro giochini.