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Google rimuove una funzione di ricerca, adducendo una “semplificazione”, mentre ne testa una simile con un altro nome, sollevando dubbi sulla trasparenza delle sue decisioni
Nel silenzio generale, Google ha rimosso la funzione 'What People Suggest' per i temi che riguardano la salute, giustificandosi con una vaga 'semplificazione'. La mossa, unita all'introduzione di una feature simile negli USA, solleva dubbi sulla strategia di Mountain View. Ancora una volta, la mancanza di comunicazione chiara penalizza chi lavora online, lasciando prevalere l'incertezza sulla trasparenza necessaria per operare nel settore.
Google fa pulizia: sparisce una funzione, ma la spiegazione non convince
Te ne sei accorto?
Probabilmente no, ed è proprio questo il punto.
Nel silenzio generale, Google ha deciso di fare un po’ di ordine nelle sue pagine dei risultati, rimuovendo la funzione “What People Suggest”. Una di quelle piccole righe che comparivano per darti qualche idea in più durante le tue ricerche.
La motivazione ufficiale, trapelata quasi sottovoce, parla di una “semplificazione generale” dei risultati di ricerca a tema medico, come riportato su SE Roundtable.
Ora, diciamocelo, quando un colosso come Google usa una parola così vaga come “semplificazione”, qualche domanda è lecito farsela.
Semplificazione per chi?
Per l’utente, che ora ha uno spunto in meno?
O per loro, che magari stanno preparando il terreno per qualcos’altro?
E mentre da una parte si toglie, dall’altra… si aggiunge? La faccenda si fa più intricata di quanto sembri.
Il solito gioco di Google: togliere per poi (forse) rimettere?
A gettare benzina sul fuoco del dubbio ci pensa un’altra osservazione, questa volta descritta da Brodie Clark. A quanto pare, una funzione dal nome molto simile, “What people are saying”, sta diventando predefinita nei risultati di ricerca negli Stati Uniti.
A questo punto la confusione è totale.
Si tratta della stessa cosa con un nome diverso? O di due iniziative separate che viaggiano su binari completamente opposti?
Questa mancanza di chiarezza è un classico di Mountain View: da un lato si sfoltisce l’interfaccia in nome della pulizia, dall’altro si introduce qualcosa di quasi identico da un’altra parte.
Viene quasi da chiedersi se a Google abbiano le idee chiare, o se semplicemente stiano testando le nostre reazioni senza preoccuparsi di fornire un quadro completo.
L’impatto reale? Meno trasparenza per tutti
Alla fine, il punto non è tanto la rimozione di una singola, piccola funzione a cui, forse, pochi facevano davvero caso. Il vero problema è il modo in cui queste decisioni vengono comunicate, o meglio, non comunicate.
Per chi come te lavora ogni giorno per essere visibile online, questa continua incertezza è un bel problema. Ogni cambiamento, anche il più piccolo, può avere delle conseguenze, e navigare senza una comunicazione chiara da parte di chi detta le regole è come guidare di notte a fari spenti.
Ci lascia con la sensazione che, ancora una volta, le logiche interne di Google prevalgano sulla necessità di trasparenza verso chi, di fatto, popola il suo motore di ricerca con contenuti.
La trasparenza, a quanto pare, non era inclusa in questa “semplificazione”.

Queste “semplificazioni” servono a loro, non a noi. La vera guida resta il dialogo e il confronto umano, non un algoritmo.
Questa non è semplificazione, è potatura selettiva. L’albero della conoscenza viene potato per produrre solo i frutti che servono a loro. Il resto sono rami secchi da eliminare. Quando inizieranno a farci pagare anche per la raccolta?
Semplificano il pascolo per guidarci meglio. L’algoritmo pastore non delude mai.
Non semplificano, restringono il pascolo. Costruiscono recinti più stretti per le nostre ricerche. Quanti ancora devono finire nel loro imbuto?
La loro “semplificazione” è solo un altro modo per esercitare controllo. Il nostro discernimento resta la guida più sicura. Manteniamo la mente sempre vigile.
La loro “semplificazione” serve solo a guidare il gregge verso recinti informativi sicuri; la salute del pensiero critico, quella, non sembra interessare a nessuno.
Loro “semplificano”, noi subiamo in silenzio. Quanto ancora dura questo teatrino?
@Greta Silvestri Finché il loro monopolio resterà un dogma intoccabile, questo teatrino non avrà fine. Non chiamiamola semplificazione, ma regia occulta dell’informazione medica, un campo dove l’ingenuità del pubblico si traduce in profitto e il dissenso è irrilevante.
Chiamano ‘semplificazione’ il loro gioco di prestigio. La trasparenza non è un optional. Perché accettiamo di essere trattati con questa sufficienza?
@Marta Amato Ci trattano con sufficienza perché possono, la semplificazione è solo cortesia.
@Andrea Cattaneo Altro che cortesia, è il solito paternalismo. “Semplifichiamo” per il nostro bene, ma decidono loro cosa sia bene. Quanta pazienza ci vuole per lavorare così, senza alcuna certezza?
Rimuovere suggerimenti per “semplificare” l’accesso all’informazione sulla salute è una mossa geniale. Meno distrazioni per gli utenti, più controllo sul percorso che devono seguire. Un servizio pubblico, in pratica.