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Google ha detto alle scuole che senza IA niente ricerca

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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L’azienda: ricerca e IA sono inseparabili, chi blocca l’IA perde la ricerca

Google ha comunicato alle scuole che disattivare l'IA sui dispositivi degli studenti significa perdere anche Search, poiché ricerca e intelligenza artificiale sono ormai integrate. La scelta conta perché Google controlla circa il 91% del mercato dei motori di ricerca e i Chromebook dominano le aule. Il dubbio resta: l'inseparabilità è un vincolo tecnico o una decisione commerciale dell'azienda.

Una scuola che decide di disattivare del tutto l’intelligenza artificiale sui dispositivi degli studenti non perde solo un chatbot. Perde anche Google Search. È questo, in sostanza, quello che Google ha comunicato in questi giorni e che, come riportato dal Guardian, riguarda direttamente gli istituti che limitano l’IA in modo totale. A spiegare la logica è stato Chris Phillips, vicepresidente di Google per l’istruzione, che al New York Times ha detto che «ricerca e IA sono profondamente integrate». Quindi, se una scuola vieta l’IA, gli studenti «non avranno accesso alla ricerca e vedranno un messaggio della loro scuola che indica che non è disponibile».

Detta così, sembra una precisazione tecnica. Non lo è.

L’ultimatum: senza IA niente ricerca

La posizione di Google è netta: secondo l’azienda, non esiste un modo per usare Search senza usare l’intelligenza artificiale. Sul piano operativo, nel post pubblicato sul blog ufficiale Google spiega di aver aggiornato il proprio approccio ai controlli per Gemini, Gemini Notebook, Gemini in Classroom e Google Search «dopo aver ascoltato scuole, insegnanti, ricercatori e politici». Il risultato è che per gli account degli studenti K-12, cioè dalla scuola dell’infanzia fino alla fine delle superiori nel sistema statunitense, questi prodotti saranno completamente spenti finché gli amministratori scolastici non li attiveranno esplicitamente.

Il punto è che Search sta nello stesso pacchetto di Gemini. O si accende tutto, o niente. E per capire il peso di questa scelta basta un numero: Google detiene circa il 91% della quota di mercato globale dei motori di ricerca, su tutti i dispositivi. Non stiamo parlando di uno strumento tra tanti, ma di quello che per moltissimi studenti coincide con l’idea stessa di “cercare qualcosa online”. Resta allora una domanda: se l’IA è diventata inseparabile dalla ricerca, quando è successo? E per decisione di chi?

Un’integrazione che non è un incidente tecnico

La risposta ha una data precisa. Già lo scorso maggio, con il rinnovamento presentato alla conferenza I/O, Google ha reso l’IA inevitabile dentro Search: lo ha ricostruito un’analisi di TechCrunch dedicata a DuckDuckGo, che raccontava di utenti in fuga da una ricerca in cui l’intelligenza artificiale viene, di fatto, imposta. In altre parole, l’inseparabilità che oggi viene presentata come un vincolo tecnico è il risultato di una decisione di prodotto presa pochi mesi fa dalla stessa Google.

Qui sta il paradosso. L’azienda dice alle scuole: non possiamo darvi la ricerca senza IA. Ma è stata lei a costruirla così. Il “non si può fare altrimenti” è vero solo perché Google ha scelto che fosse vero. E la scelta arriva da un soggetto che non è esattamente neutrale sul mercato: come ricorda il Dipartimento di Giustizia statunitense, più tribunali americani hanno già dichiarato Google responsabile di monopolizzazione del mercato della ricerca. Quando un’azienda in quella posizione lega il proprio prodotto dominante a quello nuovo, la domanda su chi ci guadagna viene da sé.

C’è poi la partita commerciale. Ad agosto OpenAI ha lanciato ChatGPT for Teens con Study Mode, puntando su un approccio che privilegia l’apprendimento rispetto alla risposta pronta. Secondo quanto ricostruito da CNN, la politica scolastica di Google è in parte un tentativo di tenere il passo con i rivali nel mercato dell’IA per l’istruzione. Tradotto: le aule sono diventate un terreno di concorrenza, e Google usa la leva più forte che ha, cioè la ricerca, per portare dentro anche Gemini.

Dal Chromebook all’account: chi resta senza alternativa

Se il vincolo lo costruisce Google, chi lo subisce davvero? La risposta sta nelle aule. Sempre secondo CNN, i Chromebook, i portatili economici basati sul sistema operativo di Google, sono usati da decine di milioni di studenti, a volte fin dall’asilo. E i distretti scolastici, come ha sottolineato TechCrunch nel raccontare le proteste, standardizzano l’uso di Chromebook e account Google per l’istruzione. Le famiglie, quindi, non possono semplicemente cambiare motore di ricerca. L’account gestito dalla scuola è la porta d’ingresso, e quella porta la controlla Google.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il sindacato nazionale degli insegnanti, come riportato da un articolo di NBC News, ha scritto che è «un peccato che Google abbia anteposto i propri interessi commerciali all’istruzione dei nostri figli». E molti critici leggono la mossa come un abbandono delle scuole che non chiedevano un divieto totale, ma protezioni: regole, limiti, strumenti per usare l’IA con giudizio. Il messaggio che arriva da Mountain View, invece, è binario. Prendere o lasciare.

Nelle prossime settimane conviene guardare tre cose. Come reagiranno gli amministratori scolastici, che ora devono decidere se accendere un pacchetto che non hanno scelto. Se il tema finirà nel dossier antitrust già aperto su Google. E quanto peserà la concorrenza di OpenAI nel convincere le scuole che esistono altre strade.

Per chi fa impresa online, la lezione va oltre la scuola. Google tratta ricerca e IA come un unico prodotto, da prendere intero o da lasciare. E una nuova generazione di utenti sta crescendo dentro una ricerca mediata dall’intelligenza artificiale fin dai primi anni di scuola. Questo significa che il modo in cui verranno trovati contenuti, prodotti e servizi domani si sta decidendo adesso,
su un Chromebook in un’aula.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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