Google Search Console: filtro brand e canali social in ritardo, John Mueller spiega il perché

Anita Innocenti

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Un’attesa snervante per i professionisti SEO, che vedono rinviato l’arrivo di strumenti in grado di colmare un divario tra ricerca organica e social media ormai anacronistico

Google frena sulle nuove attesissime funzioni di Search Console: il filtro per query brand e l'integrazione social. Secondo John Mueller, il ritardo è dovuto a test approfonditi per garantire la qualità. Una mossa prudente che, tuttavia, riflette la crescente e inevitabile convergenza tra ricerca organica e social media, unendo due mondi finora considerati separati all'interno dello strumento SEO per eccellenza.

Google ci fa attendere: le nuove funzioni di Search Console sono ancora in fase di test

Google sta facendo le cose con calma, forse fin troppa. Due nuove funzionalità molto attese per la Search Console, il filtro per le query brand e l’integrazione dei canali social, sono ancora bloccate in una fase di test prolungata prima di un rilascio su larga scala.

A confermarlo è stato John Mueller, uno dei volti più noti di Google, che ha sottolineato come l’azienda preferisca muoversi con i piedi di piombo per garantire qualità e affidabilità.

La giustificazione ufficiale, come scrive John Mueller su LinkedIn, è che vogliono “assicurarsi che funzionino bene per tutti gli utenti”, raccogliendo feedback a piccoli passi per migliorare i dati prima di aprire i rubinetti.

Una prudenza che, se da un lato è lodevole, dall’altro lascia aperta una domanda: perché tutta questa attesa per strumenti che sembrano rispondere a esigenze che il mercato ha già da tempo?

Cosa sono (davvero) il filtro per le query brand e i canali social?

Andiamo dritti al punto.

Il primo strumento, il filtro per le query brand, è una novità annunciata sul blog per sviluppatori di Google lo scorso 20 novembre 2025. In pratica, ti permetterà di separare con un clic il traffico che deriva da ricerche che contengono il tuo nome (branded) da quello che arriva da ricerche generiche (non-branded).

Potrai finalmente vedere nero su bianco la differenza di performance tra chi ti cerca già per nome, e quindi ti conosce, e chi invece ti scopre per caso cercando una soluzione a un problema.

Una distinzione non da poco per capire il reale valore del tuo brand nella ricerca organica.

L’altra novità, annunciata a inizio dicembre 2025, è forse ancora più interessante. Con la funzione canali social, per la prima volta, Google ti mostrerà i dati di performance dei tuoi profili social direttamente dentro la Search Console.

Parliamo di metriche come la copertura totale, le pagine social più viste e persino le query di ricerca che portano gli utenti sui tuoi canali social invece che sul tuo sito.

Sembra solo un’aggiunta di dati, ma la verità è che questa mossa cambia le carte in tavola sul rapporto tra ricerca organica e social media.

La convergenza tra ricerca e social: Google ammette la realtà dei fatti

Diciamocelo, non è una novità per noi che lavoriamo sul campo.

La gente non scopre nuovi prodotti o servizi solo su Google. Spesso la scintilla scatta sui social, e il motore di ricerca viene usato in un secondo momento per approfondire o confermare una scelta.

L’analisi di Search Engine Journal sottolinea proprio questo: l’integrazione riconosce che la scoperta, la fiducia e la visibilità ormai si giocano su più piattaforme.

Google, che di certo non fa beneficenza, sta implicitamente ammettendo che il suo motore di ricerca non è più l’unico punto di partenza del viaggio dell’utente.

Questa mossa ha delle implicazioni strategiche.

Portando i dati social all’interno del suo strumento principe per la SEO, Google sta mandando un segnale forte: la visibilità è un gioco che si combatte su più fronti, e ricerca e social non possono più viaggiare su binari separati.

Anche se nessuno lo dice apertamente, la domanda che sorge spontanea è: se i segnali social diventano così importanti da finire in GSC, quanto manca prima che inizino a influenzare (più o meno ufficialmente) anche il ranking?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “Google Search Console: filtro brand e canali social in ritardo, John Mueller spiega il perché”

  1. Gabriele Caruso

    La loro “prudenza” è solo indecisione glorificata. Hanno un mare di dati e nessuna bussola. E io che pensavo di aver capito tutto.

    1. Riccardo De Luca

      @Gabriele Caruso Più che indecisione, mi puzza di MVP perenne. Buttano fuori roba, guardano l’effetto che fa e poi aggiustano il tiro. Un po’ come giocare a freccette al buio, ogni tanto un centro esce.

  2. Emanuela Barbieri

    La “convergenza” è la maschera retorica per un banale data grab. Il ritardo non è prudenza, ma il tempo tecnico per calcolare il valore di quel dato una volta ingabbiato nel loro sistema.

  3. Chiara Barbieri

    Test approfonditi” è il codice per “caos tecnico”. La convergenza è inevitabile. Il problema è che misurano il futuro con strumenti del passato.

  4. La chiamano prudenza, ma è il cartografo che ridisegna la mappa per rendere il suo regno l’unico accessibile. Non stanno colmando un divario, lo gestiscono per mantenere il controllo del territorio. Quanto vale una mappa disegnata da chi possiede la destinazione?

    1. Melissa Benedetti

      @Noemi Conti, quale mappa? Non sanno manco come gestire i dati. Il ritardo è solo incompetenza. Mi serve quel filtro per lavorare, punto.

  5. Andrea Ruggiero

    Chiamarli “test di qualità” è la versione ufficiale per i creduloni. Stanno solo lucidando il vetro unidirezionale per osservarci meglio. Questa attesa è l’ennesimo pedaggio invisibile che ci presentano come un favore. Quale sarà il prossimo?

  6. Nicola Caprioli

    Navigare a fari spenti è l’obiettivo, non il problema. Questi “test” sono la nebbia artificiale creata per impedirci di vedere la rotta che loro hanno già tracciato per il nostro traffico.

    1. Sabrina Coppola

      Nicola Caprioli, non è nebbia, è un casello autostradale in costruzione. Ci abituano al buio per poi presentarci il conto per la luce.

    1. Roberta De Rosa

      Enrico Romano, altro che palla al piede. Qui ci lasciano navigare a fari spenti in una nebbia di dati che mette i brividi.

  7. Alessandro Parisi

    Ci parlano di test per garantire la qualità, e io che ci credevo ancora. In pratica, ci stanno dicendo che per avere dati decenti sul brand dovremo aspettare la prossima era geologica. Che sollievo.

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