Terremoto nelle SERP: perché Google sta penalizzando i siti di qualità?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Traffico in picchiata e contenuti di scarsa qualità: cosa sta succedendo all’algoritmo di Google e quali sono le nuove sfide per i SEO

L'instabilità delle SERP di Google a gennaio ha causato crolli di traffico fino al 90% per molti editori, mettendo in crisi modelli di business consolidati. Mentre siti autorevoli sprofondano, emergono contenuti di bassa qualità, sollevando seri dubbi sulla direzione degli algoritmi di Google e sulla sua capacità di garantire risultati pertinenti in un panorama di ricerca in profonda trasformazione.

Un terremoto nelle SERP: Google non trova pace

Se a gennaio hai avuto la sensazione che le classifiche di Google fossero impazzite, non eri solo.

L’intero mese, ma in particolare la seconda metà, è stato un vero e proprio ottovolante per chiunque lavori online. Abbiamo assistito a picchi di instabilità continui, con fluttuazioni così intense da mettere in ginocchio siti web che fino a ieri sembravano solidissimi.

Molti pensano che si tratti delle scosse di assestamento del core update di dicembre 2025, un aggiornamento già di per sé piuttosto turbolento. Tuttavia, la violenza e la persistenza di queste nuove oscillazioni, che si sono protratte per settimane invece che per pochi giorni, suggeriscono che la storia potrebbe essere ben più complicata.

Crolli di traffico e la qualità dei risultati: una combinazione esplosiva

Il risultato di questa instabilità?

Per alcuni, non si è trattato di un semplice calo, ma di un vero e proprio crollo verticale.

Come riportato su Search Engine Roundtable, un editore di news ha dichiarato di aver perso il 90% del traffico a gennaio, con le entrate pubblicitarie praticamente azzerate.

E non è un caso isolato: le testimonianze di cali del 70% o di sparizioni complete da Search, Discover e News si sono moltiplicate.

Ma la cosa che lascia più perplessi è un’altra.

Mentre siti solidi e con contenuti curati affondano, cosa spunta al loro posto?

A quanto pare, contenuti di bassa qualità, tradotti automaticamente e provenienti da siti cinesi o vietnamiti, che hanno iniziato a scalare le classifiche e a comparire persino tra le notizie principali.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: Google sta davvero migliorando la ricerca per gli utenti o sta forse perdendo il controllo del suo stesso indice?

Non è un caso isolato: le nuove regole del gioco

Questa situazione, per quanto estrema, non arriva dal nulla. Si inserisce in un contesto di cambiamento radicale che va avanti da tempo.

Le “vecchie regole”, quelle basate su contenuti ottimizzati e link building fatti a regola d’arte, non sembrano più bastare.

Oggi Google sta spostando il focus su altri fattori, come l’esperienza sulla pagina e l’autorevolezza tematica, mettendo in difficoltà chi non si adatta abbastanza in fretta.

E non è solo una sensazione: dati di settore indicano che oltre il 40% dei siti B2B ha subito la stessa sorte negli ultimi 12 mesi.

A complicare ulteriormente le cose c’è il fatto che anche noi, come utenti, stiamo cambiando. Un’analisi di Datos/SparkToro rivela che le ricerche su Google per utente negli Stati Uniti sono diminuite di quasi il 20% in un anno.

Il motivo?

Le risposte fornite direttamente dall’IA, che soddisfano la curiosità senza bisogno di cliccare su un link.

Cerchiamo di meno, ma facciamo domande più complesse, e una fetta sempre più grande del traffico di scoperta si concentra su giganti come YouTube, Reddit e, sorpresa, ChatGPT, che si è già piazzato al settimo posto tra le destinazioni di ricerca.

Insomma, la volatilità di questi giorni sembra essere solo il sintomo più visibile di una trasformazione molto più profonda.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

10 commenti su “Terremoto nelle SERP: perché Google sta penalizzando i siti di qualità?”

  1. Si premia la mediocrità in nome di un progresso incomprensibile, forse persino a chi lo implementa. È questa la nuova definizione di pertinenza?

    1. Veronica Valentini

      @Paola Montanari L’assicurazione la comprano quelli con la paura di perdere. Quando il campo di gioco viene raso al suolo, i veri costruttori non piangono sulle macerie, ma iniziano a edificare il proprio impero. Il resto è solo rumore di fondo.

    1. Giuseppina Negri

      @Veronica Valentini Più che un incendio per far crescere i migliori, sembra una bonifica per lottizzare il terreno a basso costo. L’unica crescita visibile è quella del profitto, non della qualità. È una prospettiva.

  2. Danilo Graziani

    Si confonde una mossa calcolata con il disordine. Google sta solo cambiando le regole del gioco a partita in corso. L’obiettivo non è servire l’utente, ma costringere i giocatori a comprare nuove carte. Mi chiedo chi le venderà.

  3. Più che caos, un’accurata gentrificazione digitale. Via le vecchie botteghe di contenuti per far spazio ai centri commerciali dell’AI. Chiamatelo progresso, se vi aiuta a dormire la notte.

  4. Vedere il crollo di tanti sforzi ha una sua poetica bellezza; ci si domanda se Google stia semplicemente riflettendo il caos del mondo reale.

    1. Simone, più che caos io ci vedo un’architettura precisa. Demoliscono il quartiere organico per costruire grattacieli a pagamento. La mano che distrugge è la stessa che poi incassa gli affitti.

  5. Giovanni Graziani

    Il mio traffico è a picco. Anni di lavoro svaniti in un attimo. Un algoritmo decide il mio futuro. Questa è una roulette russa.

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