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Tra SpamBrain che si affila le unghie e l’effetto domino degli update, l’attenzione si sposta sulle nuove forme di spam e sulle strategie per mitigarne gli effetti duraturi
A marzo 2026, Google intensifica la sua guerra allo spam con un nuovo update, a ridosso del recente Core update. L'aggiornamento, potenziato dall'AI SpamBrain, colpisce duramente siti con contenuti di bassa qualità e link non autentici, infliggendo penalità permanenti. L'incertezza cresce nel settore, spingendo le agenzie a una frettolosa revisione delle strategie SEO per limitare i danni.
Google ci riprova: arriva lo spam update di marzo 2026 e la tensione sale
Appena il tempo di riprendere fiato dopo il terremoto del March 2026 Core Update, che Google torna alla carica. Proprio così, l’azienda ha appena rilasciato un nuovo aggiornamento, questa volta focalizzato sullo spam, che si sta propagando a livello globale e in tutte le lingue.
Si tratta del secondo colpo assestato da Mountain View in un solo mese, una doppietta che sta mettendo a dura prova chiunque lavori online. Dopo aver visto siti perdere il 25% o addirittura il 35% del traffico, la domanda sorge spontanea:
Cosa si nasconde davvero dietro questa ennesima stretta di Google?
SpamBrain si affila le unghie: cosa c’è davvero nel mirino?
Ufficialmente, Google la definisce una “normale” operazione di pulizia. L’obiettivo dichiarato è potenziare SpamBrain, il loro sistema basato su intelligenza artificiale, per scovare e penalizzare nuove forme di spam che fino a ieri riuscivano a passare inosservate.
Diciamocelo, la tempistica lascia pensare.
Con un Core Update che ha già penalizzato duramente siti di affiliazione con contenuti di bassa qualità e piattaforme di news acchiappa-click, questo nuovo aggiornamento sembra la mossa successiva di una strategia ben precisa.
Il vero problema, però, è che le conseguenze di questa mossa potrebbero essere molto più dure e durature di quanto si pensi.
L’effetto domino: quando un update non arriva mai da solo
Qui la situazione si fa complessa. Riprendersi da una penalizzazione legata allo spam, specialmente se riguarda i link, è una strada tutta in salita.
Come riportato su Search Engine Journal, quando i sistemi automatici di Google cancellano i benefici derivanti da link spam, quel vantaggio è perso per sempre.
Non c’è modo di recuperarlo.
Questo significa che chi ha basato la propria strategia su pratiche poco trasparenti si ritrova con un pugno di mosche in mano, senza possibilità di appello.
In questo clima di incertezza, si osserva già un’agitazione tra le agenzie del settore, che stanno correndo ai ripari rivedendo da cima a fondo le strategie dei loro clienti, concentrandosi sulla qualità dei contenuti e sull’autenticità del profilo link, sperando di limitare i danni di un’ondata che sembra tutt’altro che finita.

Ennesima “guerra allo spam”. Una purga periodica presentata come un servizio all’utente. L’efficienza dell’AI nel comminare sentenze definitive è notevole. Questo mi ricorda perché il mio processo di lavoro resta quasi interamente manuale e diffidente.