L’IA non ucciderà Google: perché le relazioni umane valgono più di mille prompt

Anita Innocenti

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Mentre tutti sono ossessionati dall’IA, i dati ci dicono che Google è ancora re, ma per sopravvivere bisogna riscoprire il valore delle relazioni umane

L'ascesa dell'IA non segna la fine di Google, che domina ancora il traffico web. Secondo l'analisi di Ahrefs, la vera minaccia non è ChatGPT, ma le future "Agentic AI" con partnership esclusive. La sopravvivenza delle aziende non dipenderà dall'ottimizzazione per i prompt, ma dalla capacità di costruire brand forti e relazioni umane che nessun algoritmo potrà mai sostituire.

Tutti a correre dietro all’ultima novità, tutti terrorizzati che ChatGPT faccia chiudere baracca e burattini a Google da un giorno all’altro.

Diciamocelo chiaramente: c’è un’isteria collettiva là fuori che sta facendo perdere il sonno a molti imprenditori e marketer.

Ma la realtà, quella vera fatta di dati e non di sensazioni pancia a terra, racconta una storia molto diversa.

Patrick Stox di Ahrefs (se te la sei persa, qui trovi una mia intervista a Patrick), uno che i dati li mastica a colazione, ha deciso di aprire il cofano di questa macchina impazzita e mostrarci come stanno davvero le cose.

E tieniti forte, perché quello che stai per leggere potrebbe farti rivedere completamente le tue priorità di investimento per i prossimi mesi.

Google non sta morendo (e i numeri parlano chiaro)

Partiamo subito togliendoci il dente: Google è ancora il padrone indiscusso del traffico web. Mentre noi perdiamo tempo a giocare con i prompt, il motore di ricerca di Mountain View continua a gestire circa il 40% del traffico totale inviato ai siti web.

Stiamo parlando di un dominio schiacciante.

Certo, la quota è leggermente scesa nell’ultimo anno, ma pensare che le LLM (i modelli linguistici come ChatGPT o Claude) stiano cannibalizzando tutto è pura fantasia.

Come sottolineato da Patrick Stox, in una recente intervista su Search Engine Journal, la maggior parte delle persone “normali” – i tuoi clienti, per intenderci – continua a usare Google per cercare risposte.

Stox stesso ammette che, dopo l’entusiasmo iniziale, è tornato a usare Google e la sua AI Overview perché, semplicemente, hanno più dati e sono più aggiornati.

Quindi, prima di buttare tutto il budget su strategie futuristiche, ricorda che la vecchia barra di ricerca è ancora quella che ti porta la pagnotta a casa.

Tuttavia, c’è un “ma” grosso come una casa che riguarda la qualità di quel poco traffico che arriva dall’intelligenza artificiale, ed è qui che la faccenda si fa interessante.

Come entrare nella testa dell’IA: ripetizione e dati veri

Se il traffico dai chatbot è ancora una frazione minuscola, perché dovremmo preoccuparcene?

Perché converte maledettamente bene.

I dati interni di Ahrefs hanno mostrato che, in una prima fase, quel misero 0,5% di traffico proveniente dalle LLM portava a casa oltre il 12% delle conversioni totali.

Una cifra mostruosa.

Ora i numeri si stanno normalizzando, ma il segnale è chiaro: chi arriva da lì è molto motivato.

Il problema è: come diavolo si fa a finire nelle risposte di un’IA?

Non c’è magia, c’è metodo.

Stox individua due strade maestre: ripetizione e differenziazione.

L’IA impara “a pappagallo”: se il tuo messaggio (“Siamo la migliore piattaforma di marketing”, non solo un tool SEO) viene ripetuto costantemente su decine di siti diversi, l’algoritmo alla fine ci crede e lo ripete. Ma non basta fare il lavaggio del cervello al robot.

Devi dargli in pasto qualcosa che gli altri non hanno. Ahrefs, ad esempio, investe pesantemente in studi basati su dati originali e unici.

Se pubblichi ricerche che nessun altro ha, come confermato anche da un’analisi su Ahrefs Blog, diventi la fonte primaria.

L’IA ha bisogno di fatti, e se tu sei l’unico a possedere quei fatti, verrai citato.

Ironia della sorte, funzionano ancora benissimo anche i vecchi “listicle” (gli articoli tipo “I 10 migliori strumenti per…”), perché sono facili da digerire per le macchine.

Ma attenzione, perché mentre noi cerchiamo di ottimizzare i contenuti, le grandi aziende stanno preparando un terreno di gioco dove i piccoli rischiano di essere tagliati fuori completamente.

La minaccia silenziosa e l’unica vera difesa

Qui non si scherza, perché il futuro prossimo potrebbe non essere roseo per tutti.

Si parla di “agentic AI“, ovvero intelligenze artificiali che non si limitano a darti una risposta, ma compiono azioni per te: prenotano voli, comprano prodotti, riservano tavoli.

E indovina un po’?

Se chiedi a ChatGPT di prenotare un volo, non andrà a spulciare il sito della piccola agenzia viaggi di provincia. Andrà dai grandi partner con cui ha accordi diretti, come Expedia o Skyscanner.

Le “partnership chiuse” sono il vero pericolo per le PMI. Se il tuo business si basa sull’essere trovato per caso, rischi di sparire dai radar quando l’IA deciderà di usare solo un fornitore “ufficiale” per ogni servizio.

E allora, qual è l’unica difesa contro un sistema che tende a escluderti?

Stox non ha dubbi e la sua risposta dovrebbe essere stampata e appesa in ogni ufficio marketing: le relazioni umane.

Se dovessi lanciare una startup oggi, l’investimento numero uno non sarebbe nella tecnologia, ma nelle persone.

Le connessioni dirette, il passaparola, la costruzione di un brand così forte che le persone (e di conseguenza le macchine) non possono ignorarti.

Costruisci una community vera, usa i tuoi dipendenti come ambasciatori, presidia YouTube (che è ancora una miniera d’oro spesso ignorata).

Alla fine della fiera, la tecnologia cambia, ma il modo in cui gli esseri umani si fidano l’uno dell’altro resta lo stesso.

E questa è una partita che nessun algoritmo può vincere al posto tuo.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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