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L’anno in cui l’AI ha dominato le ricerche globali, tra modelli linguistici avanzati, ansie per disastri ambientali e l’inarrestabile appeal di Donald Trump.
Il Google Year in Search 2025 fotografa un mondo spaccato. Da un lato, un'ossessione per l'intelligenza artificiale, con 'Gemini' come parola più cercata, che diventa un rifugio pop. Dall'altro, l'ansia per disastri reali e la politica dominata da figure come Donald Trump. L'AI non è più un tool, ma il filtro con cui interpretiamo una realtà sempre più complessa.
Hai presente quella sensazione che provi quando ti rendi conto che il mondo sta cambiando sotto i tuoi piedi mentre tu sei impegnato a guardare altrove?
Ecco, il “Year in Search 2025” di Google è esattamente questo: una fotografia spietata di un anno in cui la tecnologia ha smesso di essere un accessorio per diventare l’argomento principale, oscurando quasi tutto il resto. Se pensavi che l’AI fosse solo una bolla destinata a scoppiare, i dati di quest’anno ti costringeranno a rivedere i tuoi piani, perché quello che emerge dalle ricerche globali non è una semplice tendenza passeggera, ma un vero e proprio cambio di paradigma.
L’ossessione per l’AI e l’intruso che non ti aspetti
Partiamo dal dato che fa più rumore, quello che non puoi ignorare se vuoi capire dove sta andando il mercato.
La parola più cercata in assoluto a livello globale è stata “Gemini”.
Sì, proprio il modello di casa Google.
Certo, potresti dirmi che Google gioca in casa e spinge i propri prodotti, ed è un dubbio legittimo che dobbiamo sempre tenere a mente quando analizziamo dati forniti dalla stessa piattaforma che li ospita.
Tuttavia, c’è un dettaglio che rende tutto molto più interessante: nella top 10 globale delle ricerche è spuntato anche DeepSeek.
Perché questo è fondamentale per il tuo business?
Perché significa che l’utente medio non sta solo “usando” l’AI che trova preinstallata nel telefono. La sta cercando attivamente, sta confrontando, sta esplorando alternative cinesi e open source.
Siamo di fronte a un pubblico molto più smaliziato di quanto le Big Tech vorrebbero farci credere.
Ma attenzione, perché mentre il mondo si interrogava sui modelli linguistici, negli Stati Uniti l’utilizzo di questi strumenti ha preso una piega decisamente più bizzarra, trasformando la tecnologia in un giocattolo pop.
Dalla fantascienza alla cruda realtà: cosa cerchiamo quando il mondo brucia
Mentre gli sviluppatori e le aziende si scervellavano su come integrare l’AI nei flussi di lavoro, la gente comune cercava “AI action figure”, “AI Barbie” e persino “AI Ghostface”.
Sembra quasi che ci sia un bisogno disperato di rendere tangibile e giocosa una tecnologia che, per molti versi, spaventa.
Tuttavia, questo escapismo digitale si scontra violentemente con l’altra faccia della medaglia mostrata dai trend di ricerca: la realtà fisica che bussa alla porta con una violenza inaudita.
Il 2025 non è stato solo l’anno dei chatbot, ma un periodo segnato da un’instabilità cronica.
Le persone hanno riversato nella barra di ricerca le loro ansie per eventi di portata catastrofica. Parliamo di ricerche massive legate all’Iran, agli incendi di Los Angeles, fino al terremoto in Kamchatka e all’uragano Melissa.
È un contrasto che deve farti riflettere: da una parte l’umanità cerca rifugio in una Barbie generata dall’AI, dall’altra cerca disperatamente informazioni per capire se il mondo sta andando a rotoli.
E in mezzo a questo caos informativo, c’è un nome che, piaccia o no, continua a dominare l’attenzione mediatica come nessun altro.
I volti del 2025: i soliti noti e qualche sorpresa
Se pensavi che l’interesse per la politica fosse scemato, ti sbagliavi di grosso.
Donald Trump si è confermato la persona più cercata al mondo, superando le 110 milioni di ricerche, un dato che, come analizzato da Glimpse, lo piazza saldamente davanti a icone globali come Taylor Swift e Bad Bunny. Questo ci dice che la polarizzazione e il personalismo restano i motori più potenti dell’attenzione online, molto più di qualsiasi campagna di marketing tradizionale.
Ma non è tutto politica e disastri. Anche l’intrattenimento ci regala una lezione importante sulla diversità dei gusti globali. Se a livello mondiale film come “Anora” e il nuovo “Superman” hanno catalizzato l’attenzione, il pubblico americano ha dimostrato ancora una volta di essere un caso a parte, portando in vetta ricerche di nicchia come “KPop Demon Hunters”.
Cosa ci portiamo a casa da tutto questo?
Che affidarsi a una strategia unica per tutti i mercati è il modo più veloce per fallire.
Il 2025 ci ha mostrato un mondo frammentato, dove l’alta tecnologia convive con la paura primitiva del disastro e dove l’AI è ormai il filtro attraverso cui guardiamo ogni cosa.
