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Un’anomalia nelle impressioni di Google Search Console potrebbe dipendere da modifiche tecniche e dall’avvento delle AI Overviews che alterano il conteggio e la percezione del traffico reale.
Un'impennata delle impressioni su Google Search Console non è più sinonimo di successo. A causa delle AI Overviews, che generano un doppio conteggio per una singola ricerca, la metrica è diventata inaffidabile. Google ha reso i dati una scatola nera, costringendo i professionisti a ignorare le impressioni per focalizzarsi su metriche di business concrete come vendite e contatti.
Le impression di Google Search Console sono impazzite? Ecco la verità
Magari è capitato anche a te di aprire la Search Console, guardare il grafico delle impressioni e vedere una crescita che ti ha fatto pensare: “Finalmente! Ci siamo!”. Un picco verticale, numeri che salgono e l’entusiasmo che segue a ruota. Peccato che, controllando i clic e il traffico reale sul sito, l’entusiasmo si smorzi in fretta.
Se le impressioni sono schizzate alle stelle ma i visitatori non aumentano, non sei tu che stai sbagliando qualcosa: è la metrica stessa che ha perso di significato.
La faccenda è più ingarbugliata di quanto sembri.
La grande G non sta penalizzando il tuo sito, ma ha cambiato le carte in tavola in un modo così profondo da rendere il dato delle “impression” un indicatore su cui fare poco affidamento. E tutto è iniziato con una modifica tecnica che ha messo in crisi parecchi strumenti del settore, come racconta Search Engine Roundtable.
Il fantasma del parametro &num=100
Ricordi quando gli strumenti SEO potevano analizzare 100 risultati di ricerca in un colpo solo?
Ecco, dimenticalo.
Verso la fine del 2025, Google ha messo fine a questa possibilità eliminando il parametro &num=100, un comando che per anni ha permesso a tool e agenzie di raccogliere dati in modo massivo. Questa mossa ha di fatto limitato la capacità di analisi automatizzata, portando alcuni a pensare che i picchi di impressioni visti in passato fossero gonfiati proprio da questi bot.
In pratica, Google ha chiuso un rubinetto informativo, costringendo tutti a basarsi sui dati che fornisce, con il contagocce, attraverso le sue interfacce. Una mossa che, vista oggi, sembra solo il primo passo di una strategia ben più ampia per rendere il suo operato sempre più una scatola nera. Ma il vero colpo di scena doveva ancora arrivare, direttamente nella SERP che vedi tutti i giorni.
AI overviews e il trucco del doppio conteggio
Il vero responsabile della confusione attuale ha un nome preciso: AI Overviews. Quando Google mostra uno dei suoi riassunti generati dall’intelligenza artificiale in cima ai risultati, accade qualcosa di strano a livello di metriche. Se il tuo sito compare sia nella risposta dell’IA sia nei classici 10 link blu sottostanti, Google Search Console conta due impressioni separate.
Sì, hai capito bene.
Una singola ricerca genera un doppio conteggio, gonfiando artificialmente il dato totale.
Questa dinamica è la causa principale del cosiddetto “Great Decoupling“, ovvero la netta separazione tra la curva delle impressioni e quella dei clic. Le prime salgono, i secondi crollano, perché l’utente spesso si accontenta della risposta dell’IA e non prosegue la navigazione.
Viene da chiedersi se questa scelta di conteggio sia una semplice conseguenza tecnica o una mossa calcolata per mascherare il calo di traffico organico che le AI Overviews stanno causando.
E questo ci porta dritti al cuore del problema che stai vivendo oggi.
Impressioni in crescita, traffico in calo: il nuovo paradosso della SEO
Mettendo insieme i pezzi, il quadro è chiaro.
Da un lato, la rimozione di un parametro tecnico ha cambiato il modo in cui i dati vengono raccolti. Dall’altro, l’introduzione delle AI Overviews con il loro sistema di doppio conteggio ha definitivamente rotto il termometro.
Il risultato?
Un grafico delle impressioni che sale non significa più maggiore visibilità, ma è spesso solo il sintomo di un cambiamento imposto da Google che, a conti fatti, avvantaggia solo Google stessa.
Quindi, no, un picco di impressioni non è un problema per la Ricerca di Google, anzi, forse per loro è un dato che fa comodo mostrare.
Il problema è tutto tuo, che ti ritrovi con metriche inaffidabili e la necessità di guardare altrove per capire se il tuo lavoro sta portando frutti.
Oggi più che mai, l’unica cosa che conta sono i contatti, le vendite, il fatturato.
Tutto il resto rischia di essere solo un numero senza valore, messo lì per distrarti da quello che conta davvero.

Capisco la frustrazione. Lavoriamo per mesi e la ricompensa è un grafico farlocco. Praticamente una pacca sulla spalla da un algoritmo che neanche sa contare. Come possiamo pianificare qualcosa di serio in questo modo?
L’ossessione per queste metriche volatili tradisce una profonda insicurezza gestionale, come se l’applauso di un pubblico fantasma potesse sostituire la concretezza di una transazione. L’importante è sentirsi popolari, non essere profittevoli.
Francesco Messina, la vera metrica non è la visibilità, ma il valore creato per l’utente.
Le impressioni sono il contentino per chi non sa leggere un bilancio a fine mese.
L’euforia da impressioni è il contentino per non piangere sui lead inesistenti. Big G ci vizia con dati fuffa. Finché non ci presenterà il conto, ovviamente.
Angela, il conto non arriverà: lo stiamo già pagando in tempo e lucidità. Ci somministrano un placebo numerico per renderci docili e dipendenti. Big G non ti vizia, ti addomestica. L’unica cosa che conta è il fatturato, il resto è solo rumore.
Letizia, ci ipnotizzano con il dito delle impressioni per non farci vedere la luna che si prendono. La sola verità sta nel bilancio di fine mese, non in un grafico che fa comodo solo a loro. Il resto è intrattenimento per professionisti annoiati.
Angela, chiamiamolo con il suo nome: è un diversivo. L’unico pannello di controllo valido è l’estratto conto. Questa distrazione di massa serve solo a separare chi lavora sul serio da chi si limita a giocare con i grafici colorati.
L’entusiasmo per questi dati gonfiati è il contentino che Google ci concede per farci sentire bravi. Ammetto di averci creduto per un istante, un attimo di debolezza professionale prima di confrontarmi con i numeri che contano: i fatturati.
Alessandro, altro che contentino. È il solito fumo negli occhi per non guardare i fatturati.
Ho provato la stessa identica delusione, quel breve attimo di gloria prima di realizzare che il grafico era solo fumo. Mi chiedo quanto a lungo potremo continuare a basare le carriere su metriche che non significano più nulla.
Un’altra metrica di vanità da archiviare. Google ci tiene impegnati con grafici inutili, mentre il fatturato non si muove. Il mio report mensile sta diventando un’opera di fiction. Almeno qualcuno si diverte, immagino.
Luciano Fiore, il tuo report di fiction mi suona familiare. Le impressioni schizzano in alto, ma il carrello resta vuoto. Google ci regala grafici colorati, io guardo solo le vendite. L’unica metrica che conta è quella che paga le fatture, no?
Sara Sanna, io ci sono cascato come un dilettante, convinto di aver svoltato. Google ci vende fumo con grafici da favola mentre il fatturato resta un miraggio. Che grande presa in giro per tutti noi.