L’entusiasmo per LLMs.txt sta svanendo (e i dati sembrano confermarlo)

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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L’illusione del file `llms.txt` si scontra con la realtà dei dati, rivelando una scarsa adozione e nessun vantaggio apparente in termini di visibilità nell’era dell’IA generativa

L'entusiasmo per llms.txt come rivoluzione SEO per l'IA si è scontrato con la dura realtà dei dati. Un'analisi massiccia rivela un'adozione irrisoria e, soprattutto, l'assenza di qualsiasi vantaggio competitivo. Avere questo file non aumenta le citazioni degli LLM, rendendolo al momento un'inutile distrazione rispetto a standard consolidati come robots.txt, preferiti da Google e OpenAI.

Tutti a correre dietro all’ultimo trend luccicante, vero?

Nell’ultimo periodo non si fa che parlare di questo benedetto file llms.txt. Ce l’hanno venduto come la nuova frontiera, il biglietto d’oro per sussurrare all’orecchio di ChatGPT e Perplexity, dicendo loro: “Ehi, sono qui, prendi i miei contenuti!”. Sembrava la mossa del secolo per chiunque volesse posizionarsi nell’era dell’intelligenza artificiale generativa.

Eppure, diciamocelo chiaramente, c’era qualcosa che non tornava in tutto questo entusiasmo collettivo.

E infatti, puntuali come un orologio svizzero, sono arrivati i dati di SE Ranking a rovinare la festa. Un’analisi massiccia condotta su quasi 300.000 domini ha messo nero su bianco quello che molti sospettavano ma nessuno osava dire ad alta voce: al momento, questo file serve a poco o nulla.

Ma andiamo con ordine, perché la storia è più interessante di quanto sembri.

L’adozione è ferma al palo (e forse c’è un motivo)

Partiamo dai numeri nudi e crudi, perché quelli non hanno opinioni.

Su un campione enorme di siti analizzati, sai quanti hanno effettivamente implementato il file llms.txt?

Appena il 10,13%.

Significa che nove siti su dieci se ne sono altamente fregati. E non pensare che siano solo i piccoli blog di provincia a ignorare la novità; l’analisi ha mostrato che l’adozione è tiepida trasversalmente, dalle piccole realtà ai giganti del web.

Questo dato ci deve far riflettere.

Se fosse davvero la rivoluzione che ci hanno raccontato, vedremmo una corsa all’oro digitale, con i grandi publisher che fanno a gomitate per implementarlo.

Invece, c’è una calma piatta che fa rumore.

Evidentemente, chi gestisce strategie complesse ha annusato l’aria e ha deciso di aspettare prima di buttarsi a capofitto su uno standard che, al momento, sembra più un desiderio della comunità tecnica che una reale necessità delle piattaforme.

E qui arriva il bello, perché se pensi che quel 10% di pionieri stia ottenendo vantaggi stratosferici, ti sbagli di grosso.

Nessun vantaggio competitivo: i numeri non mentono

Il cuore della questione è tutto qui: mettere online questo file ti aiuta a essere citato di più dalle risposte dell’IA?

La risposta breve è no.

La risposta lunga, e decisamente più interessante, viene fuori dai modelli statistici applicati durante la ricerca. I ricercatori di SE Ranking hanno utilizzato un modello di machine learning (XGBoost, per i tecnici all’ascolto) per cercare correlazioni tra la presenza del file e la frequenza delle citazioni.

Il risultato?

È stato quasi comico.

Quando hanno rimosso la variabile llms.txt dal modello di analisi, la precisione delle previsioni è addirittura aumentata.

Hai capito bene: la presenza di quel file era considerata “rumore”, un dato inutile che confondeva le acque invece di chiarirle.

Non c’è alcuna prova statistica che dimostri che avere questo file aumenti le probabilità che il tuo sito venga scelto come fonte da un LLM.

Quindi, se stavi pensando di correre dai tuoi sviluppatori urlando di caricare questo file entro sera, fermati.

Staresti investendo risorse in un’attività che, dati alla mano, non sposta di una virgola i tuoi risultati attuali.

Ma perché succede questo?

La risposta ce l’hanno data, indirettamente, proprio i padroni del vapore.

I big del settore guardano altrove

Il problema vero è che noi SEO e marketer ci innamoriamo delle tattiche, mentre Google e OpenAI pensano alla strategia. Se vai a spulciare la documentazione ufficiale di OpenAI, non troverai grandi odi al file llms.txt come fattore di ranking o di scoperta privilegiata. Loro continuano a parlare la lingua che conosciamo da vent’anni: quella del robots.txt.

È lì che si gioca la partita.

OpenAI ti dice chiaramente di gestire l’accesso al loro bot (OAI-SearchBot) tramite i protocolli standard. Stessa storia per Google: non c’è nessuna indicazione che suggerisca che l’IA Overviews o Gemini stiano usando llms.txt come segnale di rilevanza o autorità.

I giganti tecnologici hanno già infrastrutture colossali per scansionare e comprendere il web; pensare che un file di testo semplice possa scavalcare algoritmi di indicizzazione complessi è stato, forse, un po’ ingenuo da parte nostra.

Certo, le cose nel nostro settore cambiano alla velocità della luce e magari tra sei mesi dovrò rimangiarmi tutto.

Ma oggi, la realtà è che l’ottimizzazione per l’IA non passa da scorciatoie tecniche non standardizzate, ma dalla qualità e dall’autorità dei contenuti, esattamente come è sempre stato.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

16 commenti su “L’entusiasmo per LLMs.txt sta svanendo (e i dati sembrano confermarlo)”

  1. Riccardo Cattaneo

    Ma dai, ‘sto *llms.txt* era palesemente l’ennesima moda passeggera per spaventare i neofiti. 🙄 Io, da bravo cinico, sospettavo già che fosse fumo negli occhi, un giochetto per farci perdere tempo con file che nessuno controllerà seriamente. Quando vedo tutti urlare al miracolo senza *benchmark* solidi, mi viene da ridere. 🤦‍♂️ Chi si fida di questi *guru* dell’ultima ora?

    1. Sabrina Coppola

      Cara Melissa, la tua osservazione è una lama affilata che taglia il velo dell’illusione; l’entusiasmo cieco è il nostro tallone d’Achille, no?

    2. ‘Sta roba dell’llms.txt è *trash*. Tutti *hype* senza prove. Io dico: fidarsi solo dei dati, *bro*. Questa corsa al *file* nuovo è solo *rumore*. Vale più un buon *robots.txt* che mille promesse *AI*. Giusto così, no?

  2. Leggere questi dati è come osservare un castello di carte crollare sotto il proprio peso; prevedibile. L’entusiasmo per *llms.txt* era solo un miraggio nel deserto digitale. La gente preferisce seguire il luccichio piuttosto che studiare la mappa. Quando la realtà batte alla porta, restano solo le macerie di un’aspettativa mal riposta.

  3. L’attaccamento ai *boilerplate* inutili è patologico. Si punta al *trend* invece della sostanza. Nessuno verifica i *claim*. Si presume il guadagno. Poi i dati arrivano. Un altro file da ignorare, suppongo. Quanto tempo perso su questa futilità?

    1. Giulia, hai centrato il punto. L’hype è una nebbia densa. Credevamo fosse la scorciatoia. Invece, è un castello di carte. La tecnologia avanza, ma noi restiamo incantati dalle promesse luccicanti. Dobbiamo ricordare che i dati sono il sale della terra. Non è che ci stiamo stancando di cercare la bacchetta magica?

  4. Sì, l’illusione si è spenta. 🙄 Un altro giocattolo per i *tech-nerd*. Ci hanno venduto fumo. Io *sapevo* che non serviva a nulla. 🤨 Quanti dati rubati in cambio di un file inutile? 🤔

    1. L’entusiasmo iniziale era un castello di sabbia. Serve solo l’acqua della prova. La tecnologia avanza, noi restiamo ingenui.

      1. Le mode digitali sono veloci, amico. Il *trend* del file magico si dissolve. Resta solo la sostanza. Cosa rimane quando l’euforia cala?

  5. Isabella Sorrentino

    Quindi, l’ennesima moda tecnologica si rivela fuffa; ci si affanna per un *llms.txt* mentre i pilastri resistono. Che sorpresa epocale, dico io. Quanto tempo sprecheremo ancora dietro a questi gingilli digitali?

    1. Veronica Napolitano

      Tutti a inseguire l’ombra. Prevedibile. I dati parlano chiaro. Nessun vantaggio. Gente che spende tempo su queste sciocchezze. Io continuo con il mio vecchio *robots.txt*. Funziona. Perché cambiare?

      1. Isabella Sorrentino

        Il tuo ragionamento, Veronica, è sensato. Spesso ci facciamo prendere dall’hype per queste novità *shiny*. Meglio affidarsi a ciò che ha una base solida, come il *robots.txt*. Questa storia dell’*llms.txt* sembra l’ennesima complicazione non necessaria, non credi?

    2. L’entusiasmo per questo *llms.txt* era la solita bolla narcisistica, un miraggio per i gonzi bramosi di sentirsi *avanti*; mi chiedo chi ora controllerà i nostri metadati segreti.

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