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Contattaci oraIl giudice Castel ha trasferito la causa Elsevier contro Meta da New York alla California del Nord, dove il giudice Chhabria ha già riconosciuto il fair use a Meta nel caso Kadrey. Il trasferimento cambia giudice e precedente, ma resta il dubbio sollevato dall'accordo da 1,5 miliardi che Anthropic ha accettato di pagare per opere scaricate da database pirata.
Ieri, 25 settembre, è arrivata una decisione che sulla carta sembra solo burocrazia: il giudice Castel ha accolto la mozione di Meta e ha trasferito la causa Elsevier contro Meta dal distretto meridionale di New York alla California del Nord. Lo riporta il sito ChatGPT Is Eating The World, e il dettaglio che conta non è il trasloco in sé: è che insieme al tribunale cambiano il giudice, il precedente e, forse, l’esito.
Un trasferimento che non è solo geografia
Nel distretto della California del Nord il giudice Chhabria presiede il gruppo di casi sui libri guidato da Kadrey contro Meta. Gli avvocati di Meta lo hanno già informato del trasferimento, secondo quanto riferito dagli stessi legali. La richiesta di Meta, va ricordato, risale allo scorso 26 giugno: tre mesi di attesa per una decisione che ora ridisegna il processo.
Ma perché Meta ha insistito tanto per lasciare New York, quando gli editori l’avevano scelta proprio per metterla in difficoltà?
La strategia dietro il foro
La risposta sta in una scelta che ora si ritorce contro chi l’ha fatta. Gli editori avevano deciso di depositare il caso nel distretto meridionale di New York per una ragione di comodità — è il loro foro di casa — e per un effetto collaterale non trascurabile: far lievitare i costi legali di Meta. È quanto emerge dall’analisi pubblicata da Authors Alliance nel luglio scorso.
Meta, dal canto suo, vuole il contrario. Preferisce la California, dove ha già affrontato il contenzioso Kadrey e conosce il terreno: più controllo, costi più bassi, un tribunale che ha già frequentato. In altre parole: gli editori hanno scelto New York per alzare la posta, Meta ha chiesto la California per riportare la partita sul proprio campo.
E ora che il caso è in California, quale precedente aspetta gli editori dietro l’angolo?
Il paradosso del fair use e l’ombra di Anthropic
La sovrapposizione non è un dettaglio: è il cuore della partita. Il giudice Castel ha motivato il trasferimento proprio con l’intreccio con Kadrey contro Meta. E in quel filone c’è un punto fermo: nel giugno 2025 il giudice Chhabria ha negato la richiesta di parziale giudizio sommario degli attori e ha accolto la contromossa di Meta, riconoscendo il fair use. È la sentenza storica sul fair use favorevole a Meta, ed è il precedente che ora attende gli editori.
Detta in parole semplici: nel caso Kadrey, Meta ha già vinto un round decisivo usando l’argomento dell’uso lecito dei contenuti. Trasferire il caso Elsevier in quel distretto significa portarlo davanti allo stesso giudice che ha già scritto quella pagina.
Il paradosso arriva quando ti fermi a guardare il caso parallelo. Lo studio Susman Godfrey ha annunciato un accordo da 1,5 miliardi di dollari che obbliga Anthropic a pagare i titolari dei diritti le cui opere sono state scaricate da database pirata come Library Genesis e Pirate Library Mirror: circa 3.000 dollari per ogni opera inclusa nella classe certificata dal giudice distrettuale William Alsup. L’annuncio, va notato, arriva direttamente dallo studio legale che ha negoziato l’intesa, quindi è il racconto di una delle parti. Ma i numeri restano numeri.
Il cortocircuito è qui. Da una parte, un giudice californiano ha già riconosciuto il fair use a Meta. Dall’altra, per lo stesso tipo di dati — libri piratati da LibGen e PiLiMi — Anthropic ha accettato di pagare un debito miliardario. La domanda non è se Meta vincerà ancora: è se il precedente sul fair use resisterà davanti a un accordo che tratta quegli stessi database come un costo da onorare.
Per chi fa impresa online, la lezione è semplice e scomoda. La scelta del foro non è mai neutrale: può spostare l’ago della bilancia da una parte all’altra del Paese, e un precedente favorevole può valere più di una sede comoda. Il caso si gioca adesso in California, ma la posta riguarda chiunque lavori con contenuti protetti.
