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Microsoft lancia una piattaforma centralizzata per gestire e controllare gli agenti AI, offrendo sicurezza e governance, ma creando una potenziale dipendenza dal fornitore.
Microsoft ha lanciato Agent 365 all'Ignite 2025, una piattaforma per governare la proliferazione di agenti AI in azienda. Lo strumento promette di centralizzare controllo e sicurezza, anche su bot non Microsoft. È una soluzione pragmatica al caos attuale, ma lega indissolubilmente le aziende all'ecosistema di Redmond.
Parliamoci chiaro: la situazione ci sta sfuggendo di mano. Se hai iniziato a sperimentare con l’intelligenza artificiale in azienda, sai esattamente di cosa parlo. Prima c’era un solo chatbot, un po’ stupido ma innocuo. Oggi? Oggi ogni dipartimento sta sfornando agenti AI come se non ci fosse un domani.
Risultato? Un caos totale. Abbiamo creato una sorta di “Shadow IT” sotto steroidi, dove nessuno sa chi ha creato cosa, a quali dati ha accesso quel bot e, soprattutto, chi lo sta controllando.
È proprio in questo disordine che Microsoft ha deciso di piantare la sua bandiera durante l’Ignite 2025. Hanno lanciato Agent 365, e lascia che te lo dica: non è il solito aggiornamento software che installi e dimentichi.
Qui la posta in gioco è molto più alta. Microsoft ha capito che il problema non è più creare l’intelligenza artificiale, ma gestirla prima che faccia danni irreparabili.
Ma andiamo a vedere cosa c’è sotto il cofano e perché questa mossa potrebbe cambiare le regole del gioco per la tua azienda.
Il far west dei bot ha i giorni contati?
Il problema che Microsoft sta cercando di risolvere è gigantesco.
Secondo le previsioni di mercato citate proprio durante il lancio, entro il 2028 le organizzazioni avranno distribuito qualcosa come 1,3 miliardi di agenti AI autonomi.
Hai letto bene.
Miliardi.
Se pensi che gestire le licenze software oggi sia un mal di testa, prova a immaginare di gestire un esercito di collaboratori digitali che prendono decisioni autonome.
Come riportato nel blog ufficiale di Microsoft, l’obiettivo dichiarato è fermare quello che chiamano “agent sprawl”, ovvero la proliferazione incontrollata di agenti senza supervisione.
La soluzione proposta, Agent 365, si pone come un livello di governo centralizzato.
Immaginalo come una torre di controllo.
Non importa se il tuo agente è stato costruito con Copilot Studio, se è un bot open-source preso da GitHub o se arriva da piattaforme partner come ServiceNow o Workday.
Agent 365 vuole vederli tutti.
Li cataloga, assegna loro un’identità (sì, una specie di carta d’identità digitale chiamata “Entra Agent ID”) e ti permette di vedere su una mappa chi sta parlando con chi.
Se un bot impazzisce o inizia a consumare risorse come una spugna, tu hai l’interruttore per spegnerlo.
E qui la faccenda si fa interessante, perché non si tratta solo di spegnere incendi, ma di capire chi li appicca.
Un “vigile urbano” per l’intelligenza artificiale
La vera ciccia di questo annuncio non è tanto nella catalogazione, quanto nella sicurezza.
Diciamocelo: la paura di ogni imprenditore non è che l’AI non funzioni, ma che funzioni troppo bene sui dati sbagliati.
Agent 365 integra nativamente le policy di sicurezza che (spero) usi già. La piattaforma estende i controlli di accesso e la prevenzione della perdita di dati (DLP) direttamente agli agenti.
Significa che se hai impostato una regola per cui il documento “Stipendi_2025.xlsx” è riservato, l’agente AI erediterà quel divieto. Non devi riprogrammare la sicurezza per ogni singolo bot.
È un approccio che sfrutta l’infrastruttura esistente per tappare le falle che l’adozione frenetica dell’AI ha aperto.
Inoltre, c’è un aspetto di osservabilità che non va sottovalutato: finalmente potrai vedere non solo se un agente funziona, ma come sta lavorando, analizzando i log delle conversazioni e le decisioni prese in tempo reale.
Tutto molto rassicurante, vero?
Ma aspetta un attimo prima di stappare lo spumante, perché c’è un rovescio della medaglia che merita la tua attenzione.
La mossa strategica: controllo totale o sicurezza necessaria?
Qui viene il bello, o il brutto, a seconda di come la guardi.
Microsoft non sta facendo beneficenza.
Offrendo uno strumento che gestisce tutti gli agenti, anche quelli non Microsoft, si sta posizionando come il collo di bottiglia fondamentale per l’operatività aziendale del futuro.
Ray Wang, CEO di Constellation Research, ha centrato il punto in un suo recente intervento riportato qui, sottolineando come i clienti cerchino disperatamente un posto unico per gestire i loro agenti e inizieranno inevitabilmente dal fornitore che ha già l’impronta più grande nei loro sistemi.
È la classica strategia del “recinto dorato”.
Ti danno gli strumenti per mettere ordine nel caos, ti tolgono il peso della gestione della sicurezza frammentata, ma al tempo stesso ti legano ancora più strettamente alla loro piattaforma.
Se Agent 365 diventa lo standard per la governance, spostarsi o cambiare fornitore diventerà un’impresa titanica.
Dunque, ed in sintesi: Agent 365 è probabilmente lo strumento che ti serve oggi per non affogare nel disordine dei bot domani.
Ma usalo con la consapevolezza che stai consegnando le chiavi della tua forza lavoro digitale a Redmond.
Serve pragmatismo: il controllo ha un prezzo, e in questo caso, il prezzo è la dipendenza.
Ora sta a te decidere se il rischio è accettabile pur di dormire sonni tranquilli.
#avantitutta

Questa centralizzazione, mascherata da governance, è solo la gabbia dorata che Redmond ci sta preparando; ci legheremo mani e piedi a questi “agenti” come automi obbedienti. Siamo già schiavi del cloud, ora ci daranno anche il telecomando per i nostri stessi cloni digitali. È la fine della libertà operativa, no?