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New York vuole che i bot si presentino

Scritto da
Anita Innocenti
Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.
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Il disegno di legge introduce un obbligo di trasparenza per i crawler che visitano i siti di notizie.

New York ha approvato due leggi sull'intelligenza artificiale e l'informazione, in attesa della firma della governatrice Hochul: il Stealth Crawler Prohibition Act e il FAIR News Act, che impone etichette sui contenuti giornalistici generati dall'IA. L'obiettivo è la trasparenza, non il divieto. Il dubbio resta: un obbligo statale può funzionare se i bot malevoli sono programmati per non farsi riconoscere?

Su alcuni siti di notizie, più della metà del traffico non è umano. Lo riferiscono le organizzazioni giornalistiche che hanno sostenuto il disegno di legge sui crawler — i software che percorrono automaticamente le pagine web. Quando un editore apre le analisi del proprio sito, la maggioranza delle visite arriva da questi programmi, non da lettori in carne e ossa. A giugno lo Stato di New York ha risposto con due leggi dedicate all’intelligenza artificiale e all’informazione, entrambe in attesa della firma della governatrice Hochul, come riportato dal Rochester Business Journal l’8 ottobre.

La prima è il New York Stealth Crawler Prohibition Act (S.9934-A/A.11292), sponsorizzato dal senatore Michael Gianaris: copre qualsiasi software che visiti un sito di notizie. La seconda è il FAIR News Act (S.8451-B/A.8962-B), presentato dalla senatrice Patricia Fahy e dall’assembleare Nily Rozic: imporrebbe un’etichetta chiara su qualsiasi contenuto giornalistico creato in modo sostanziale dall’IA generativa. Il punto non è vietare l’automazione. È costringere chi usa i contenuti altrui a dire chi è.

La trasparenza come obbligo minimo

La risposta è meno scontata di quanto sembri. New York ha scelto il divieto: il New York Stealth Crawler Prohibition Act vieta i bot che raschiano i siti di notizie senza identificarsi, con sanzioni fino a 15.000 dollari al giorno e il primo Stato a imporre queste regole. Il contesto legale aiuta a capire perché: The New York Times ha citato in giudizio OpenAI Inc. per violazione del copyright. Invece di aspettare l’esito di cause che dureranno anni, il legislatore ha preso la strada della regola di comportamento: tu, bot, devi dichiarare per chi lavori e cosa intendi fare con i contenuti.

Come descritto dalla News/Media Alliance, i siti di notizie sono già sommersi dal traffico di bot: bot malevoli mascherano la propria identità per sovraccaricare i server dei publisher e accedere ai contenuti di qualità, danneggiando la capacità di servire i lettori. È un problema strutturale, non un incidente. Ed è qui che sta l’ironia: una tecnologia capace di leggere milioni di pagine in un’ora viene ricondotta a un gesto elementare — presentarsi.

Come riporta un articolo di GovTech, Kennedy lo dice senza giri di parole: «Questi operatori di bot potrebbero agire in modo etico, ma non lo fanno. L’approccio di New York è richiedere un livello minimo di trasparenza». Il bot deve dire all’editore per chi lavora e cosa intende fare con i contenuti. «È la cosa giusta da fare adesso — aggiunge — perché la tendenza dei bot malevoli cresce ogni giorno».

Il laboratorio New York e chi osserva da lontano

La domanda non è teorica: il FAIR News Act è avanzato più di qualsiasi altra legislazione statale che regolamenta l’uso dell’IA nei media d’informazione, come riportato dal sito Ethics & Journalism. Il voto al Senato, 53 favorevoli e 7 contrari, dice che la maggioranza esiste. La legge entrerebbe in vigore 60 giorni dopo la firma. Lo stesso sito ricorda però che, dentro le redazioni, le violazioni restano valutate caso per caso, con i redattori che aggiornano le linee guida man mano che l’uso dell’IA evolve. La regola statale, insomma, arriva in un campo dove finora ha dominato il buon senso dei singoli.

Ma i bot malevoli si mascherano e cambiano identità ogni giorno. Può funzionare un obbligo statale quando chi viola è programmato proprio per non farsi riconoscere? Neanche chi gestisce l’infrastruttura lo sa con certezza. Cloudflare ritiene che gli operatori di bot dovrebbero separare i propri crawler per creare maggiore trasparenza per i proprietari di siti web, come descritto nel blog di Cloudflare. È una posizione che arriva dall’infrastruttura, non da un editore: chi gestisce il traffico sa quanto sia difficile distinguere un crawler onesto da uno nascosto.

Non è una battaglia tra giornali e IA. È un test sulla possibilità di rendere visibile chi estrae valore dai contenuti altrui. Per chi fa impresa online, la variabile vera non è il voto di Albany, ma come verranno scritti i regolamenti attuativi e se altri Stati seguiranno. La trasparenza smette di essere un optional e diventa un requisito di mercato.

L'autore

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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