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Una comodità che però solleva interrogativi sul reale utilizzo dei dati raccolti e su chi ne beneficerà maggiormente, se l’utente o Meta.
Meta potenzia i suoi occhiali smart con la funzione “Conversation Focus” e l'integrazione di Spotify. Se da un lato l'esperienza utente migliora, dall'altro crescono le preoccupazioni sulla privacy. Ogni nuova comodità sembra infatti un passo ulteriore verso una raccolta dati sempre più pervasiva, trasformando un gadget in uno strumento di sorveglianza delle nostre abitudini quotidiane.
I tuoi occhiali Meta ora ti ascoltano meglio. Forse troppo.
Meta ha appena rilasciato un aggiornamento per i suoi occhiali smart che, sulla carta, risolve un problema che tutti conosciamo: riuscire a sentire chi ti parla in un ambiente rumoroso. La nuova funzione si chiama “Conversation Focus” e promette di amplificare la voce della persona che hai di fronte, isolandola dal chiasso di fondo.
Una bella comodità, non c’è che dire.
Ma come sempre, quando un colosso tech ti offre una soluzione, la domanda da farsi è: qual è il vero obiettivo dietro a questa mossa?
La tecnologia, per carità, è interessante. Pensa di essere in un locale affollato, o per strada con il traffico. Invece di dover tendere l’orecchio, i microfoni degli occhiali fanno il lavoro sporco per te.
Una specie di super-udito a comando.
L’idea è quella di rendere le conversazioni più naturali e meno faticose in contesti difficili. Ma non è solo questo a rendere l’aggiornamento significativo.
La musica (e i dati) non si fermano mai
Insieme a questa nuova capacità di “ascolto selettivo”, Meta ha infilato nell’aggiornamento anche l’integrazione nativa con Spotify. Ora puoi gestire la tua musica con comandi vocali, senza tirare fuori il telefono.
Comodo, certo.
Ma se colleghiamo i puntini, vediamo un disegno più grande: prima WhatsApp e Messenger, poi Amazon Music, ora Spotify. Meta sta lentamente ma inesorabilmente trasformando i suoi occhiali da semplice gadget a centro di controllo della tua vita digitale.
Ogni nuova integrazione è un altro pezzetto del tuo quotidiano che passa attraverso i loro server. Un’altra fonte di dati su cosa fai, cosa ascolti e, ora, con chi parli e dove.
Ti stanno offrendo una comodità dopo l’altra, ma in cambio stanno costruendo il quadro più dettagliato di sempre sulle tue abitudini.
E non hanno ancora finito.
Un passo alla volta, verso dove?
Questo aggiornamento non arriva dal nulla. È solo l’ultimo di una lunga serie di piccoli miglioramenti che, messi insieme, tracciano una direzione molto chiara.
Dalla traduzione in tempo reale al miglioramento della qualità di foto e video, fino all’intelligenza artificiale che diventa sempre più reattiva.
Meta non sta solo vendendo un paio di occhiali con una fotocamera. Sta abituando le persone a indossare un computer sulla faccia, un dispositivo che vede quello che vedi e sente quello che senti.
La funzione “Conversation Focus”, quindi, è molto più di un semplice filtro anti-rumore. È un modo per rendere gli occhiali ancora più indispensabili nelle interazioni di tutti i giorni, normalizzando la presenza di un microfono sempre acceso e puntato verso i tuoi interlocutori.
La domanda, quindi, non è se questi occhiali diventeranno utili.
La vera domanda è: a chi serviranno di più, a noi o a Meta?

Ci coltivano l’udito per mietere le conversazioni. Il raccolto non è nostro.
Paghiamo per sentire meglio con i dati delle nostre conversazioni. Un baratto che definirei equo, se il prodotto in vendita non fossi io.
@Alessandra Lombardi Non siamo il prodotto, ma il manichino. Ci lucidano e ci vestono con i loro dati, pronti per la loro vetrina.
@Enrica Negri La metafora del manichino calza a pennello. Ci mettono in posa e noi stiamo lì, immobili, a far bella mostra delle loro merci. Comincio a sentirmi anch’io un pezzo da esposizione, buono solo a prendere polvere con eleganza.
Tutti si lamentano della privacy. Io la vedo come un’arma per non perdere affari. Il dubbio è chi la punterà per primo.
@Giovanni Graziani Un’arma per gli affari? Stiamo regalando le chiavi di casa a gente che manco salutiamo per strada, il tutto per sentire meglio una chiacchiera al bar. Io boh, a me pare proprio una follia collettiva bella e buona.
@Silvia Graziani La tua osservazione è calzante. Mi chiedo se il beneficio di una conversazione più chiara valga il rischio di cedere così tanti dati. È un baratto che non mi convince più.
@Giovanni Graziani Porsi il dubbio su chi la punterà per primo è ridicolo, dato che siamo noi stessi a fornire le munizioni lucidandogli la canna, convinti che il bersaglio sia sempre qualcun altro.
@Alessandro Parisi Il punto non è lucidare la canna, ma avere la lucidità di puntarla verso i propri obiettivi mentre gli altri si preoccupano di chi verrà colpito. La selezione naturale del business.
Un altro canale per alimentare il loro algoritmo. La nostra vita è il carburante.
Pagati per sentire meglio la gente al ristorante. Risultato? Meta ascolta i miei ordini e la funzione è pure mediocre. Mi sento un genio ad averci speso soldi.
@Marco Basile Hanno venduto la soluzione a un problema che ne ha creato uno peggiore.
Un’ottima funzione di accessibilità che è solo un cavallo di Troia per i nostri dati. E io, da brava ingenua, ci salirei sopra volentieri.
Un canto di sirena per i nostri dati. Ci stanno solo vendendo la rete.
@Alessio De Santis Ci vendono una funzione di accessibilità. Comoda, senza dubbio. Poi queste conversazioni dove vanno a finire? Per me resta un mistero.
Ogni grande costruzione richiede di spianare il terreno. La privacy è solo un ostacolo sulla mappa del progresso. Se il prezzo per un’interfaccia uomo-macchina superiore è questo, è un biglietto che sono disposta a pagare per il futuro.
@Veronica Valentini Bellissimo biglietto per il futuro, peccato lo paghino tutti. Pure chi preferirebbe veder deragliare il treno del progresso. La sua utopia è semplicemente il loro miglior modello di business di sempre.
Un superpotere uditivo in cambio dei miei pensieri più intimi, lo scambio sembra equo.
La solita carota per farci indossare il bastone che ci ascolterà meglio.
@Roberta De Rosa Questa carota è un superpotere per l’udito. Certo, ogni superpotere ha un suo prezzo. Dobbiamo solo decidere se siamo disposti a pagarlo per avere conversazioni migliori.