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Una scommessa che mira a cambiare radicalmente il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostandola dalle nostre tasche direttamente sul nostro viso, nonostante le sfide legate a peso, estetica, privacy e fiducia dei consumatori.
Mark Zuckerberg rilancia la sua scommessa sugli occhiali smart, definendoli la prossima interfaccia di massa potenziata dall'IA. Nonostante le vendite in crescita dei Ray-Ban Meta, la visione di un futuro "eyes-up" si scontra con ostacoli concreti come privacy, autonomia e design. La sua certezza da sola potrebbe non bastare per rendere questa tecnologia davvero inevitabile.
Meta ci riprova: Zuckerberg scommette tutto sugli occhiali smart
Mark Zuckerberg è convinto: un futuro senza occhiali intelligenti è “difficile da immaginare”.
Non è la prima volta che lo sentiamo dire, ma durante l’ultima chiamata sugli utili del Q4 2025, come descritto da TechCrunch, ha rincarato la dose. La sua non è solo una dichiarazione d’intenti, ma una vera e propria scommessa strategica che punta a trasformare gli occhiali potenziati dall’IA nella prossima interfaccia di massa, esattamente come gli smartphone hanno mandato in pensione i vecchi cellulari una decina di anni fa.
Ma dietro questa dichiarazione quasi profetica, cosa si nasconde davvero?
Non si tratta solo di lanciare un nuovo prodotto, ma di un tentativo di cambiare radicalmente il modo in cui interagiamo con la tecnologia, spostandola dalle nostre tasche direttamente sul nostro viso.
Dalle tasche al viso: la promessa (e i numeri) di un nuovo mercato
L’idea di fondo è semplice, quasi disarmante: l’intelligenza artificiale non dovrebbe più stare in tasca, ma essere sempre disponibile, davanti ai nostri occhi.
Zuckerberg si spinge a dire che chi non li indosserà si troverà in una posizione di “svantaggio cognitivo significativo”, un’affermazione forte, quasi una forzatura per far passare questi dispositivi come strumenti essenziali, al pari di un paio di occhiali da vista.
Il concetto è quello di un “eyes-up computing”, dove l’IA vede ciò che vedi tu, pronta a rispondere a domande sul mondo che ti circonda.
E a quanto pare, questa visione non è solo fuffa da marketing. Secondo i report di EssilorLuxottica, le vendite dei Ray-Ban Meta sono più che triplicate su base annua.
Un segnale che, forse, le persone stanno iniziando a vederli non più come gadget per pochi appassionati, ma come accessori pratici per la vita di tutti i giorni.
Un successo che Meta non intende lasciare al caso, e che sta costruendo pezzo dopo pezzo con una strategia a più livelli, pensata per abituarci gradualmente a questa nuova realtà.
La strategia a lungo termine e gli ostacoli che nessuno nomina
Il primo passo di questa strategia è già qui: i Meta Ray-Ban Display, che integrano un piccolo display a colori e sono già in espansione in diversi paesi, Italia inclusa.
Ma il piano va ben oltre.
All’orizzonte ci sono progetti come Hypernova, che promette display più avanzati e un sistema operativo dedicato, avvicinando sempre di più l’esperienza a quella di una realtà aumentata completa. L’obiettivo a lungo termine è fondere il mondo fisico e quello digitale in un modo che oggi possiamo solo intuire.
Tutto molto bello, sulla carta.
Ma la strada per vedere tutti con un paio di occhiali smart è tutt’altro che in discesa. I problemi da risolvere sono enormi e concreti: il peso, il surriscaldamento, la durata della batteria.
E poi, l’estetica: chi vuole davvero andare in giro con un pezzo di tecnologia visibile in faccia?
Per non parlare della questione più spinosa: la privacy.
A chi piace l’idea di avere telecamere e microfoni sempre attivi sul volto di chi ci sta di fronte?
La fiducia dei consumatori qui è tutto, e riconquistarla dopo gli scandali passati non sarà una passeggiata per Meta. La certezza di Zuckerberg, da sola, non basterà a rendere questi dispositivi inevitabili.

La sua crociata per un mondo “eyes-up” è solo la colonizzazione dell’ultimo centimetro di realtà non ancora monetizzato. Il nostro campo visivo diventerà la nuova bacheca per gli annunci, con il vantaggio di non dover più abbassare la testa sul telefono.
Sabrina Coppola, definire “colonizzazione” quella che è una semplice, inevitabile espansione del mercato pubblicitario mi pare eccessivo. Da professionista del settore, ammiro la scientifica eliminazione di ogni attrito tra il consumatore e il suo sponsor.
Più che un futuro ‘eyes-up’, mi sembra un futuro ‘data-out’, dove ogni sguardo diventa un’informazione da monetizzare. Quale sarà il costo per non indossarli?
Nicola, il costo sarà l’irrilevanza. Presto sui CV scriveremo “non vedente digitale” se non li indosseremo, creando una nuova classe di esclusi a cui poi vendere la soluzione per rientrare. Un capolavoro.
È commovente la sua ostinazione nel voler risolvere problemi inesistenti con aggeggi che nessuno chiede. Questo futuro “eyes-up” suona più come una distopia sponsorizzata che un progresso per l’umanità, ma immagino sia solo un dettaglio per il bilancio trimestrale.
Ci propina un futuro inesistente vendendolo come inevitabile. La solita fuffa per gonfiare le azioni prima del prossimo flop annunciato, o mi sbaglio?
Lui costruisce cattedrali nel deserto. Temo che le fondamenta siano solo sabbia.
@Vanessa De Rosa L’unico deserto è per chi non ha i soldi per irrigarlo. Lui sta solo comprando tutta l’acqua. È il solito gioco.