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L’obiettivo è creare un dispositivo che non catturi l’attenzione, ma liberi l’utente, grazie a un’intelligenza artificiale “calma” e all’esperienza di Jony Ive, ex designer di Apple
Sam Altman di OpenAI e il leggendario designer Jony Ive collaborano a un rivoluzionario dispositivo senza schermo. L'obiettivo è detronizzare l'iPhone promuovendo una 'tecnologia calma', ma la scommessa solleva seri interrogativi sulla privacy. Un progetto ambizioso che mira a ridefinire il nostro rapporto con la tecnologia, chiedendo in cambio una fiducia quasi totale nei nostri dati personali.
Hai presente quella sensazione di ansia costante che ti prende quando senti vibrare il telefono in tasca?
Quella raffica di notifiche che ti interrompe mentre stai cercando di lavorare o, peggio, di goderti una cena in famiglia?
Ecco, Sam Altman ha deciso che ne abbiamo avuto abbastanza. E per risolvere il problema, si è messo in testa di creare un dispositivo che è l’esatto opposto dello smartphone che tieni in mano proprio ora.
Dimentica schermi luccicanti, app che urlano per avere la tua attenzione e lo scroll infinito.
Durante un recente evento a San Francisco, il CEO di OpenAI ha sganciato la bomba: il nuovo hardware su cui sta lavorando non vuole catturarti, vuole liberarti. Ha descritto l’esperienza d’uso come qualcosa di “più pacifico e calmo” rispetto all’iPhone, paragonando l’interazione con questa intelligenza artificiale allo stare seduti in una tranquilla baita in riva al lago, piuttosto che nel mezzo del traffico digitale a cui siamo abituati.
Ma c’è di più, perché questa non è solo una visione romantica, è un progetto concreto che ha già dei prototipi fisici.
Tuttavia, per trasformare questa visione zen in realtà, Altman non poteva fare tutto da solo. Aveva bisogno di qualcuno che sapesse trasformare il silicio in arte, ed è qui che la storia si fa davvero interessante.
Un dispositivo che non vuole la tua attenzione
Il concetto alla base è tanto semplice quanto radicale: un dispositivo tascabile, privo di schermo, basato interamente sull’intelligenza ambientale.
Niente griglia di app, niente feed di social media.
Come riportato da TechBuzz, l’idea è quella di un gadget che conosce “tutto ciò che hai mai contemplato, letto o detto”, filtrando le informazioni per te e gestendo compiti complessi senza che tu debba alzare un dito.
In pratica, stiamo parlando di una tecnologia che sparisce. Invece di chiederti di cliccare, scorrere e digitare, questo dispositivo agisce per conto tuo, capendo il contesto in cui ti trovi.
Altman ha sottolineato come l’attuale design degli smartphone favorisca la distrazione, mentre il suo obiettivo è creare qualcosa che “sappia quando farsi avanti e quando togliersi di mezzo”.
È una scommessa enorme, diciamocelo.
Siamo talmente assuefatti alla gratificazione istantanea dello schermo che l’idea di un hardware “invisibile” potrebbe sembrare quasi aliena. Eppure, i primi prototipi sono già pronti e puntano a un lancio sul mercato entro un paio d’anni, probabilmente verso il 2027.
Ma la vera ironia di tutta questa faccenda sai qual è?
Che per distruggere il dominio dell’iPhone, Altman ha chiamato proprio l’uomo che l’iPhone l’ha disegnato.
La strana coppia: l’architetto e il visionario
Qui entriamo nel territorio dei pesi massimi. Da una parte abbiamo Sam Altman, classe ’85, l’uomo che con ChatGPT ha costretto Google a rincorrere e ha cambiato per sempre il nostro modo di lavorare.
Dall’altra c’è Jony Ive, la leggenda del design che per quasi trent’anni ha plasmato l’estetica di Apple, dal primo iMac fino, appunto, all’iPhone.
È paradossale, non trovi?
L’uomo che ha definito le regole del gioco attuale ora si allea con l’azienda più chiacchierata del momento per riscriverle da zero.
La collaborazione tra OpenAI e LoveFrom (lo studio di design fondato da Ive dopo l’addio a Cupertino) è ufficiale e profonda. Altman ha elogiato pubblicamente l’approccio di Ive, sottolineando come il designer stia lavorando per “togliere” piuttosto che aggiungere, raffinando ogni elemento fino all’essenziale.
Se l’iPhone è stato il “coronamento” della vecchia era, come lo ha definito lo stesso Altman pur criticandone gli effetti collaterali, questo nuovo dispositivo ambisce a essere l’inizio di un’era di “computing meno invadente”.
Non stiamo parlando di un semplice gadget, ma di un tentativo di verticalizzazione totale: OpenAI non vuole più essere solo il software dentro la macchina di qualcun altro, vuole essere la macchina stessa.
E con Ive a bordo, il messaggio al mercato è chiaro: non si stanno limitando a giocare, vogliono ribaltare il tavolo.
Eppure, mentre tutti guardano affascinati al design e alla promessa di pace digitale, c’è un aspetto critico che rischia di passare inosservato.
Oltre il design: la scommessa sui nostri dati
Siamo onesti: un dispositivo che “sa tutto ciò che hai detto o letto” per poterti aiutare proattivamente suona incredibilmente utile, ma accende anche un gigantesco campanello d’allarme sulla privacy. Se l’iPhone ci ha resi schiavi della notifica, questo nuovo hardware ci chiede una fiducia cieca. Per funzionare come promesso, questa intelligenza artificiale deve ascoltare, elaborare e comprendere la tua vita in tempo reale, molto più di quanto faccia oggi Siri o Google Assistant.
La sfida tecnica è immensa, ma quella culturale lo è ancora di più.
Siamo disposti a barattare la nostra privacy per un po’ di “calma digitale”?
Altman e Ive scommettono di sì, puntando sul fatto che l’esperienza utente sarà talmente superiore da farci dimenticare le implicazioni sui dati. È la classica mossa della Silicon Valley: risolvono un problema che loro stessi (o l’industria di cui fanno parte) hanno creato, proponendoci una soluzione che richiede ancora più integrazione nelle nostre vite.
Il lancio è previsto tra due anni, e le sfide ingegneristiche non mancano, ma una cosa è certa: se c’è qualcuno che può convincerci a mettere via lo schermo per parlare con una scatoletta minimalista, sono proprio questi due.
Resta solo da capire se saremo pronti a fidarci.
