OpenAI si prende il creatore di OpenClaw: mossa geniale o abbraccio mortale per l’open source?

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

L’acquisizione del creatore di OpenClaw da parte di OpenAI solleva interrogativi sulla reale intenzione dell’azienda: supporto genuino all’open source o manovra strategica per controllare un’innovazione potenzialmente “pericolosa”?

L'assunzione da parte di OpenAI di Peter Steinberger, mente dietro il fenomeno open source OpenClaw, solleva interrogativi cruciali. Se da un lato l'azienda promette di supportare il progetto tramite una fondazione, dall'altro l'operazione sembra una mossa calcolata per inglobare un talento 'scomodo' e guidare lo sviluppo degli agenti AI, mettendo forse un freno alla sua natura incontrollata.

OpenAI si prende il creatore di OpenClaw: mossa geniale o abbraccio mortale per l’open source?

OpenAI ha appena messo a segno un colpo da maestro, assumendo Peter Steinberger, l’ingegnere austriaco che ha creato OpenClaw, uno dei progetti di intelligenza artificiale open source più chiacchierati degli ultimi tempi.

Sam Altman, il CEO di OpenAI, ha confermato la notizia, spiegando che Steinberger guiderà lo sviluppo della “prossima generazione di agenti personali”.

Belle parole, certo.

Ma quando un’azienda come OpenAI, che ha fatto del “closed source” la sua bandiera, inizia a supportare l’open source, qualche domanda è lecito farsela.

Altman assicura che OpenClaw continuerà a vivere come progetto indipendente, sotto una fondazione supportata economicamente proprio da OpenAI.

Una mossa che, sulla carta, sembra voler mettere a tacere i critici, ma che lascia un dubbio: si tratta di un vero supporto alla comunità o di un modo elegante per portare il talento migliore (e forse più “scomodo”) dentro le proprie mura dorate?

La storia di OpenClaw, del resto, è di quelle che non passano inosservate.

Da progetto amatoriale a fenomeno globale

Partito quasi per gioco a novembre 2025 con il nome di Clawdbot, questo framework ha letteralmente spaccato internet, accumulando oltre 100.000 stelle su GitHub in pochissimo tempo e attirando decine di migliaia di sviluppatori.

Una crescita esplosiva, accompagnata da una piccola odissea legale: prima il team di Anthropic ha chiesto di cambiare nome per l’eccessiva somiglianza con “Claude”, portando alla versione “Moltbot“.

Un nome che, ammette lo stesso Steinberger, non suonava poi così bene, fino ad arrivare all’attuale OpenClaw.

Questa rapidità di evoluzione, quasi caotica, è lo specchio del suo creatore, una figura decisamente fuori dagli schemi rispetto ai soliti volti della Silicon Valley.

Peter Steinberger: il programmatore che “non legge il suo codice”

Prima di diventare una celebrità nel mondo AI, Steinberger era già un imprenditore di successo con la sua azienda PSPDFKit. Eppure, invece di trasferirsi in California, è rimasto in Austria, costruendo la sua reputazione come sviluppatore indipendente.

Il suo metodo di lavoro? A dir poco non convenzionale. Lavora in simbiosi con il feedback della community, arrivando a scrivere codice alle 5 del mattino basandosi sui suggerimenti ricevuti poche ore prima.

La sua filosofia è riassunta in una frase che ha fatto discutere: “Spedisco codice che non leggo”.

Non fraintendere, non significa che lavori a casaccio. Significa che la sua priorità è l’iterazione veloce, il rilascio continuo basato sull’input degli utenti, un approccio quasi opposto ai lunghi e rigidi processi di controllo qualità delle grandi aziende.

Un approccio affascinante, ma che porta con sé delle conseguenze.

E quando si parla di agenti AI autonomi, queste conseguenze possono diventare un problema serio.

La strategia di OpenAI e le ombre sulla sicurezza

Il motivo per cui OpenClaw è così importante è che rappresenta il passaggio a quella che viene chiamata IA agentiva.

Non stiamo più parlando di un chatbot a cui fai una domanda e che ti dà una risposta.

Stiamo parlando di sistemi in grado di scomporre un obiettivo in sotto-compiti, scrivere ed eseguire codice, e coordinarsi con altri agenti per portare a termine operazioni complesse.

In pratica, un assistente che fa cose per te, non che ti dice solo come farle.

Il problema?

Come riportato su Fortune, questa architettura crea quella che un esperto ha definito una “tripletta letale”: accesso a dati privati, capacità di comunicare con l’esterno e interazione con contenuti non verificati.

Un esempio?

Si parla di un’istanza di OpenClaw che è “impazzita”, inviando centinaia di messaggi iMessage dopo averne ottenuto l’accesso. Di fronte a queste critiche, Steinberger si è difeso dicendo che si tratta di un “progetto amatoriale”.

Ora, però, con il suo ingresso in OpenAI e l’obiettivo di “costruire un agente che anche mia madre possa usare”, questa scusa non regge più.

L’assunzione di Steinberger, quindi, si inserisce in una strategia più ampia di OpenAI, che con il suo AgentKit sta già spingendo forte su questo settore, come riportato su SiliconAngle.

La domanda che resta sul tavolo è una sola: OpenAI vuole davvero supportare una comunità aperta o sta semplicemente mettendo un guinzaglio dorato al progetto open source più promettente e, potenzialmente, più incontrollabile del momento?

Staremo a vedere.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

17 commenti su “OpenAI si prende il creatore di OpenClaw: mossa geniale o abbraccio mortale per l’open source?”

  1. Paola Montanari

    La solita storia. Compri il talento scomodo, lo metti in un ufficio figo e neutralizzi la minaccia. La chiamano acquisizione, io la chiamo acqui-hire con museruola. È una mossa da manuale, niente di nuovo sotto il sole.

  2. Elisa Marchetti

    Il valore atteso di un ribelle addomesticato supera di gran lunga il costo della sua gabbia dorata; è una banale operazione di risk management.

  3. La promessa della fondazione è il trucco del prestigiatore, che mentre ti mostra la colomba bianca con una mano, con l’altra sta già costruendo la gabbia. E noi dovremmo pure applaudire lo spettacolo?

  4. La solita storia: ti comprano per disinnescarti. Mettono un guinzaglio d’oro al talento per paura che corra troppo libero. Che tristezza infinita.

  5. Domano un altro cavallo selvaggio per le loro corse private. Ogni volta che accade, una parte della prateria dentro di me si inaridisce.

    1. Sebastiano Caputo

      @Davide Russo La tua prateria è la nostra. Spengono l’idea, non la comprano. Guardiamo le ceneri pensando sia un bel tramonto.

  6. Lo ingabbiano con l’oro, è la solita mossa. Domare la concorrenza. A volte mi chiedo se pure io stia costruendo la mia gabbia dorata.

  7. È il classico abbraccio del pitone: ti stringe promettendoti sostegno mentre in realtà ti sta solo soffocando. Assorbono il talento per sterilizzare la minaccia, un’altra anima creativa venduta al miglior offerente.

  8. Emanuela Barbieri

    L’idealismo open source si liquefa davanti a un bonifico a sei zeri, trasformando ogni lupo ribelle in un docile impiegato del mese.

    1. @Emanuela Barbieri Più che un impiegato, lo trasformano nel canarino da esposizione la cui melodia serve unicamente a celebrare la generosità del padrone. Ma chi ricorda la foresta da cui proviene?

  9. Sabrina Coppola

    L’open source viene addomesticato con un contratto principesco, un lupo trasformato in cane da salotto. Ma un lupo ricorda sempre come si ulula, no?

    1. @Sabrina Coppola Un lupo ulula, ma se la ciotola è piena di caviale e il salotto climatizzato, impara presto ad abbaiare a comando.

    1. Francesco Messina

      @Marco Basile Per una cifra adeguata, molti firmerebbero per curare un giardino di plastica, ignorando che la vera fioritura avviene altrove e senza loro.

  10. Un fiore in un vaso dorato, che carino. Solo che lì dentro non si riproduce e serve unicamente ad abbellire la scrivania del capo finché non secca. Quanto gli date prima che appassisca del tutto?

  11. Quando un fiore selvatico diventa troppo vistoso, lo si trapianta in un vaso per ammirarlo senza che le sue radici si espandano ovunque. Non è un abbraccio mortale, è semplice orticoltura aziendale. Si sta solo mettendo ordine nel proprio giardino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore