OpenAI rivoluziona la generazione di immagini in ChatGPT: più veloce e preciso

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Un cambio radicale nell’IA di OpenAI promette immagini più veloci e precise, ma solleva interrogativi sull’impatto sulla creatività e sulla dipendenza tecnologica.

OpenAI lancia un aggiornamento radicale per la generazione di immagini in ChatGPT, abbandonando i modelli a diffusione per un'architettura a trasformatore. La promessa è una velocità quadruplicata, una precisione letterale e testo finalmente leggibile. Tuttavia, dietro la "democratizzazione" della creatività, sorge il dubbio che sia una strategia per aumentare la dipendenza dall'ecosistema OpenAI piuttosto che un mero progresso tecnologico.

Un cambio di motore: addio diffusione, benvenuto trasformatore

Dimentica, almeno per come l’hai conosciuto finora, il concetto di “modello di diffusione”. Fino a ieri, quasi tutte le IA partivano da un’immagine di puro rumore, come una TV senza segnale, e la rifinivano passo dopo passo fino a far emergere la figura richiesta.

Un processo efficace, certo, ma spesso incline a interpretazioni “artistiche” dei tuoi comandi.

Ora, OpenAI ha cambiato le regole del gioco.

Il nuovo sistema di generazione immagini si basa su un’architettura a trasformatore autoregressivo, la stessa che sta alla base della generazione di testo. In parole povere, l’IA costruisce l’immagine in sequenza, un pezzo alla volta, proprio come comporrebbe una frase.

Questo approccio permette un’aderenza molto più stretta e letterale al prompt.

Il risultato?

Meno “sorprese creative” e più controllo diretto su ciò che appare sullo schermo. Un cambiamento tecnico che, sulla carta, dovrebbe risolvere parecchi mal di testa.

Ok, bello il tecnicismo. Ma nella pratica, per te che devi creare immagini per il tuo business, cosa cambia davvero?

Più veloce, più preciso: ma è la fine dei testi illeggibili?

Una delle frustrazioni più grandi con i generatori di immagini è sempre stata la loro incapacità di scrivere correttamente. Chiedevi un cartellone con una scritta e ti ritrovavi con geroglifici indecifrabili.

Sembra che questo sia uno dei punti su cui OpenAI ha spinto di più, promettendo una resa del testo finalmente accurata e leggibile. Se fosse vero, sarebbe già una mezza rivoluzione per chiunque crei materiali di marketing o mockup.

A questo si aggiunge una velocità di esecuzione che, secondo quanto riportato su TechRadar, è fino a quattro volte superiore a prima.

Ma la vera chicca potrebbe essere la nuova capacità di editing.

Quante volte hai generato un’immagine quasi perfetta, rovinata da un singolo dettaglio?

Ora puoi chiederle di modificare elementi specifici con comandi in linguaggio naturale, mantenendo la coerenza del resto dell’immagine. Puoi cambiare l’illuminazione, spostare un oggetto o aggiustare un colore senza dover ricominciare da capo.

Una funzione che sembra pensata per chi non ha tempo da perdere in tentativi infiniti.

Ma OpenAI non si è fermata alla meccanica. Ha anche lucidato la carrozzeria, rendendo tutto apparentemente più semplice.

Forse troppo?

Un’interfaccia “per tutti” e le domande che nessuno fa

Accanto ai miglioramenti tecnici, è spuntata una nuova scheda “Immagini” dentro ChatGPT, piena di modelli e filtri pre-impostati. L’obiettivo è chiaro: abbassare la barriera d’ingresso e permettere a chiunque di creare contenuti visivi di qualità senza sforzo. Una mossa che odora di “democratizzazione”, un termine che le grandi aziende amano usare quando vogliono ampliare la loro base di utenti.

Ma è qui che vale la pena fermarsi a riflettere. Rendere tutto più facile e integrato serve davvero a te, o serve a OpenAI per renderti ancora più dipendente dalla sua piattaforma? Mentre ci viene data la pappa pronta con i template, il ruolo dei professionisti della creatività viene messo sempre più in discussione. Certo, ci dicono che hanno inserito dei filtri di sicurezza per evitare contenuti dannosi, ma la discussione sul valore del lavoro creativo e sull’origine dei dati di addestramento rimane, come sempre, sullo sfondo.

La domanda, alla fine, è sempre la stessa: stiamo davvero ottenendo uno strumento più potente, o stiamo solo diventando più dipendenti dalla prossima mossa di una manciata di colossi tecnologici?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

22 commenti su “OpenAI rivoluziona la generazione di immagini in ChatGPT: più veloce e preciso”

  1. Ottimo, quadruplichiamo la produzione di fuffa per i clienti, mentre OpenAI ci chiude in una gabbia dorata più performante. Si democratizza solo la nostra dipendenza, non la presunta creatività.

  2. Veronica ha ragione, per chi ci lavora è un bel vantaggio. Produzione quadruplicata, meno errori. È come dare a un carcerato attrezzi migliori per lucidare le sbarre della cella. Almeno passa il tempo e il posto sembra più accogliente.

  3. Veronica Napolitano

    Non è progresso, è solo un collare più efficiente. Ti danno l’illusione del controllo mentre stringono la presa. Quanto ci metteremo ad abbaiare a comando?

    1. Veronica, capisco il tuo punto. Però per chi ci lavora, velocità e precisione contano un botto. Il resto è un discorso che viene dopo.

    2. Veronica, ci faranno abbaiare per convenienza, non per costrizione. Il progresso è rendere la nostra gabbia dorata comoda. Quanto vale la nostra pigrizia?

  4. Giorgio Martinelli

    Più che un guinzaglio, mi sembra che ci stiano costruendo un intero parco giochi recintato, e questa roba super veloce è solo l’ultima giostra per non farci notare la rete. Ma quando si spegne la musica, cosa ci rimane in mano?

      1. Giorgio Martinelli

        Luciano, il punto non è il costo dell’uscita. Qui stanno solo arredando la gabbia per renderla più comoda, più precisa, più veloce. Più dorata. Francamente, mi chiedo se qualcuno si ricordi ancora come si lavorava prima di tutto questo.

    1. Non è un parco giochi, è il loro negozio. Ci fanno provare i giocattoli nuovi e veloci per non farci pensare che siamo noi la merce in vendita. Cosa ci rimane in mano? Il nostro cartellino del prezzo.

  5. Ci voleva un’altra catena di montaggio digitale per creativi falliti. Almeno ora l’agonia di non saper disegnare sarà più veloce per tutti.

    1. Paolo, più che una catena di montaggio è una gabbia dorata. Ci stanno dando sbarre più lucide e precise per non farci vedere il lucchetto.

        1. Paolo, ma quale porta. A loro basta il guinzaglio, purché sia abbastanza lungo da farli sentire liberi nel loro piccolo recinto. La chiamano creatività, io la chiamo pigrizia mentale.

  6. Ci presentano la precisione come un progresso, quando è solo un modo per addestrare esecutori obbedienti e spegnere ogni imprevisto creativo. Perfetto per un mondo che sembra preferire copie impeccabili a disordinati originali, non c’è che dire.

    1. Giovanni Battaglia

      Laura, si passa dalla bottega artigiana alla catena di montaggio. Un prodotto prevedibile è un prodotto vendibile. L’originalità, semplicemente, non è scalabile.

    2. Laura Bruno, il suo “imprevisto creativo” era semplicemente rumore nel funnel di conversione; ora lo strumento è stato tarato per produrre risultati senza dispersioni.

  7. Questa precisione chirurgica mi inquieta; è un esecutore fedele che spegne il nostro guizzo creativo, facendoci diventare semplici committenti di macchine impeccabili.

  8. Luciano D’Angelo

    Trovo eccessivo questo pessimismo. La precisione non è il nemico dell’arte. La tecnologia è solo un pennello. Sta a noi decidere cosa dipingere, usando la nostra sensibilità.

  9. Renato Graziani

    Si celebra la precisione letterale, l’esecuzione impeccabile. Si dimentica che l’arte nasce spesso dall’errore, dall’interpretazione inattesa. Un mondo di replicanti perfetti che obbediscono. Quale spazio rimane per l’anima?

  10. Chiamano “democratizzazione” quella che è una palese manovra per renderci clienti a vita, abbellendo la gabbia dorata con la promessa di una maggiore velocità e precisione; un miglioramento tecnico con un secondo fine commerciale.

    1. Luciano Gatti, “democratizzazione” è solo marketing per un monopolio più efficiente. Ci legano più stretti, ma con una catena più veloce. Un affare, direi.

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