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Un’ambiziosa idea che mira a democratizzare l’advertising, ma che solleva interrogativi sul controllo e sulla concentrazione di potere nelle mani di un singolo attore.
OpenAI lancia la sua visione per rivoluzionare la pubblicità, permettendo di creare campagne con un semplice prompt e bypassando le agenzie. Mentre i test su ChatGPT sono già partiti con partner come Target, il settore si interroga: è vera democratizzazione o la nascita di un nuovo, potentissimo monopolio pubblicitario guidato dall'intelligenza artificiale, con miliardi di dollari in gioco?
OpenAI ti dice: “licenzia la tua agenzia e crea le tue campagne con un prompt”
OpenAI ha un’idea che potrebbe cambiare le carte in tavola per chiunque faccia pubblicità online. L’obiettivo, raccontato senza mezzi termini da Asad Awan, capo della monetizzazione dell’azienda, è permettere anche alla più piccola delle imprese di lanciare campagne pubblicitarie semplicemente scrivendo una richiesta, un po’ come si fa oggi per chiedere qualsiasi cosa a ChatGPT.
In pratica, l’idea è quella di eliminare la necessità di agenzie o performance marketer specializzati.
Una visione ambiziosa, senza dubbio.
Ma mentre se ne parla, OpenAI non è rimasta a guardare e ha già iniziato a muovere i primi, pesantissimi, passi in questa direzione.
La visione di OpenAI: pubblicità per tutti, davvero?
L’idea di fondo suona quasi troppo bella. Un imprenditore potrebbe scrivere “voglio vendere più scarpe nel Midwest” e un sistema di intelligenza artificiale si occuperebbe di tutto il resto: creare la campagna, ottimizzare le offerte e gestire i risultati.
Come ha spiegato lo stesso Awan in un’intervista aziendale, l’IA dovrebbe essere in grado di fare esperimenti in autonomia e dirti qual è l’offerta giusta per il tuo prodotto, liberandoti da una delle “spese più grandi” che molte piccole imprese devono affrontare.
L’intento dichiarato è quello di abbassare le barriere tecniche per consentire ai piccoli di competere con i giganti dotati di team di marketing interni. Tutto molto nobile, ma la domanda sorge spontanea.
È davvero un atto di democratizzazione o un modo per accentrare ancora più potere (e budget) nelle mani di un unico attore?
Ma non pensare che si fermi qui.
L’idea è molto più grande di qualche annuncio testuale e tocca direttamente il modo in cui potresti fare acquisti domani.
Dai sogni alla realtà: la pubblicità è già su ChatGPT
Questo non è un piano per un futuro lontano.
La fase di test per la pubblicità è iniziata il 9 febbraio 2026, segnando l’ingresso ufficiale di OpenAI nel mercato dell’advertising digitale. Per ora, gli annunci compaiono come riquadri ben etichettati sotto le risposte di ChatGPT per gli utenti statunitensi con account gratuito o Go.
Gli annunci vengono scelti in base all’argomento della conversazione e, se l’utente lo consente, anche sulla base delle chat passate e delle interazioni. E non si tratta di piccoli esperimenti: tra i primi a partecipare ci sono colossi come Target, come descritto da Almcorp. In futuro, Awan immagina addirittura annunci conversazionali, dove potrai chiedere direttamente informazioni sul prodotto senza mai lasciare la chat.
Le potenzialità economiche sono enormi, ma non tutti sono convinti che il sistema giocherà pulito.
Miliardi in gioco e i dubbi degli addetti ai lavori
Le proiezioni finanziarie sono da capogiro: si parla di miliardi di dollari di entrate pubblicitarie già nel 2026, con stime che potrebbero raggiungere i 25 miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Cifre che ovviamente fanno gola in vista di una possibile quotazione in borsa.
Ma c’è da fidarsi?
Molti professionisti del marketing storcono il naso. Il digital marketer Anthony Higman, ad esempio, ha commentato sarcasticamente sui social la possibilità che “l’IA dica all’inserzionista che le impostazioni predefinite sono le migliori per lui”, quando in realtà potrebbero servire solo a prosciugare più velocemente i budget pubblicitari.
The Register riporta che, per ora, OpenAI ha messo dei paletti, vietando annunci in categorie sensibili come finanza, salute o politica.
Il punto è: questo nuovo modello renderà la pubblicità davvero più accessibile o creerà semplicemente un nuovo monopolio, ancora più intelligente e difficile da controllare?
Staremo a vedere, ma una cosa è certa: le fondamenta del marketing digitale stanno scricchiolando.
