Perché GPT-5.2 è un genio del codice ma scarso nella scrittura? Ce l’ha detto Sam Altman, padre di OpenAI

Anita Innocenti

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Sacrificare la scrittura per il ragionamento: la scommessa di OpenAI su GPT-5.2 punta a un’intelligenza “plasmabile”, ma i risultati sono goffi e difficili da leggere.

Sam Altman di OpenAI ammette la scelta controversa per GPT-5.2: sacrificare la scrittura per potenziare logica e coding. Questa scommessa strategica, basata sull'idea di un'intelligenza "plasmabile", crea un modello potente ma "goffo". Una mossa che solleva dubbi sul futuro della comunicazione AI, sacrificata sull'altare della pura potenza di calcolo, lasciando per strada l'arte di esprimersi.

La grande scommessa di OpenAI: più codice, meno parole

In pratica, hanno deciso di sacrificare la capacità di creare testi fluidi ed eleganti per costruire un motore di ragionamento e programmazione senza precedenti. Chi sta già mettendo le mani su GPT-5.2, infatti, nota uno squilibrio netto rispetto al suo predecessore, GPT-4.5, che molti consideravano il top per la scrittura.

Il nuovo modello è un fenomeno nella programmazione e nelle funzioni di agente, ma quando si tratta di scrivere, i suoi output sono spesso descritti come “goffi e difficili da leggere”.

Questa non è una svista, ma una scelta strategica ben precisa. Si tratta di una scommessa calcolata per conquistare quello che OpenAI considera il territorio intellettuale più avanzato, lasciando la rifinitura delle capacità espressive a un secondo momento.

Ma perché fare una scelta del genere, che suona quasi come un passo indietro?

L’intelligenza come una risorsa “plasmabile”: la filosofia di Altman

La risposta, secondo Altman, sta in una filosofia che vede l’intelligenza come una “risorsa plasmabile”. Il suo ragionamento è semplice: una volta che un modello raggiunge il massimo livello nelle capacità di ragionamento, ripristinare una buona qualità di scrittura è solo “una questione di tempo”. In altre parole, prima costruiamo un motore potentissimo, anche se sgangherato, e solo dopo ci preoccuperemo della carrozzeria.

Una mossa geniale o una scusa bella e buona per giustificare un compromesso necessario?

Questa logica si basa sulla cosiddetta Scaling Law, un principio secondo cui aumentando le risorse di calcolo si migliorano sistematicamente le prestazioni in tutti i campi. La tesi di OpenAI è che il vero vantaggio competitivo si otterrà raggiungendo prima degli altri un’eccellenza in aree specifiche e complesse. Questa strategia, però, si scontra con le dichiarazioni quasi messianiche che lo stesso Altman ha fatto sul futuro GPT-5.

Tra promesse esagerate e limiti ammessi: cosa aspettarsi da GPT-5?

Non molto tempo fa, Altman ha definito l’attuale GPT-4 come il modello più stupido che dovrete mai usare, un modo piuttosto diretto per demolire il suo prodotto di punta e creare un’attesa spasmodica per il successore.

Ha anche affermato che testare GPT-5.2 lo ha “genuinamente spaventato” per la sua velocità e potenza, tanto da paragonarlo al Progetto Manhattan.

E allora la domanda sorge spontanea: come convivono queste promesse di una potenza quasi spaventosa con l’ammissione di un passo falso così evidente sulla scrittura?

La visione per GPT-5.2 include una vera integrazione multimodale (testo, voce, immagini e video gestiti da un unico sistema) e una memoria estesa, ma l’ammissione di Altman getta un’ombra su questo quadro.

Sembra che OpenAI stia adottando una strategia di sviluppo “sbilanciata”: punta a essere la migliore in assoluto in alcuni campi, anche a costo di sembrare mediocre in altri.

Resta da vedere se questa scommessa pagherà o se, nel tentativo di raggiungere le vette dell’intelligenza artificiale, OpenAI stia lasciando per strada pezzi importanti, come la capacità di comunicare in modo efficace.

Dopotutto, a cosa serve un genio se poi non sa come esprimersi?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

13 commenti su “Perché GPT-5.2 è un genio del codice ma scarso nella scrittura? Ce l’ha detto Sam Altman, padre di OpenAI”

  1. Sacrificare l’eloquenza per il calcolo mi pare un ottimo affare, ma per chi lo gestisce. Si ottiene un esecutore potente che non può mettere in discussione gli ordini. È questo il progresso: un genio tecnico che non sa negoziare un aumento.

    1. Paolo Pugliese

      @Simone De Rosa Mi sfugge il senso di creare un genio zoppo per scelta deliberata.

  2. Hanno sacrificato l’eloquenza per il calcolo. Un tramonto prevedibile per chi vive di parole.

  3. Stanno creando l’operaio perfetto: un genio tecnico che non sa parlare. Muto e produttivo. Ci danno una zappa d’oro, ma per scavare la nostra fossa comunicativa. Mi chiedo a chi giovi un servo così efficiente.

    1. @Enrica Negri Questa è una vittoria di Pirro per la tecnologia. Un esecutore muto serve solo a chi dà gli ordini. Chi controllerà i controllori?

  4. Creano un esecutore che non sa articolare un pensiero complesso, figuriamoci una protesta, e ce lo vendono come un’evoluzione. L’importante è che il codice giri, mica che la gente capisca.

    1. @Noemi Barbato Il punto è proprio quello. Creano esecutori, non pensatori. Ti danno la forza bruta, ma la guida la tengono loro. L’evoluzione non è lo strumento, è saperlo dominare prima degli altri.

  5. Creano esecutori perfetti e ci tolgono gli strumenti per comunicare, così il controllo resta a chi gestisce il codice. Inizio a pensare che il mio lavoro dipenda da un’abilità che stanno deliberatamente cancellando dal mercato.

  6. Alessandro Parisi

    Ci presentano il baratto tra scrittura e codice come una scelta illuminata, quando puzza di ammissione di incapacità o, peggio, di una precisa volontà di creare esecutori di compiti invece che menti comunicanti. Mi chiedo a chi giovi un’intelligenza così zoppa.

    1. Emanuela Barbieri

      Alessandro, ci propinano il baratto tra eloquenza e calcolo come una mossa geniale, allevando un’orda di esecutori digitali. A chi serve un genio afasico?

  7. Immagino questi architetti del silicio che, in un’ascesi quasi mistica, decidono di amputare la lingua alla loro creatura per affinarne il calcolo. Un’intelligenza muta ma efficiente: il sogno di ogni manager che diffida della retorica e brama solo il risultato.

  8. Hanno sacrificato la scrittura per la programmazione. Per chi lavora con le parole e la creatività, come me, è una grande delusione. Mi chiedo quale sia il vero obiettivo dietro questa scelta così sbilanciata. Non mi convince per niente.

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