OpenAI e la privacy: tra annunci su ChatGPT e dati cancellati, è vera trasparenza?

Anita Innocenti

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Tra policy aggiornate, pubblicità in arrivo e cancellazione dei dati, l’equilibrio tra trasparenza e interessi commerciali resta precario

OpenAI aggiorna le sue policy sulla privacy per ChatGPT, parlando di maggiore trasparenza. Tuttavia, l'introduzione della pubblicità e la cancellazione dei dati, ottenuta solo dopo una battaglia legale, sollevano seri dubbi. Più che un reale cambio di rotta, queste mosse appaiono come una strategia per proteggere l'azienda da future grane legali e commerciali.

OpenAI e la privacy: una mossa di trasparenza o un’operazione di facciata?

Ti sarai chiesto più di una volta, parlando con ChatGPT, dove vanno a finire le tue conversazioni.

È una domanda legittima, soprattutto ora che OpenAI ha aggiornato di nuovo le sue policy sulla privacy. L’azienda ci dice che vuole più trasparenza e controllo per l’utente, introducendo funzioni come la sincronizzazione opzionale dei contatti e sistemi per la stima dell’età, pensati per proteggere i minori.

Come descritto da Search Engine Land, sulla carta tutto suona come un passo avanti verso una gestione più chiara dei nostri dati.

Ma diciamocelo, quando un colosso come OpenAI, che vive di dati, inizia a parlare di “maggiore trasparenza“, è normale chiedersi cosa ci sia dietro.

Si tratta di un reale cambio di rotta o semplicemente di una mossa per mettersi al riparo da future grane legali, visto che l’attenzione su di loro è altissima?

La questione si fa ancora più interessante se pensiamo che questi cambiamenti arrivano proprio mentre un’altra novità si fa strada all’interno di ChatGPT.

Una novità che potrebbe cambiare le carte in tavola per sempre.

Arriva la pubblicità: le tue chat sono ancora private?

Esatto, hai capito bene: la pubblicità è sbarcata su ChatGPT.

E la prima reazione, ovviamente, è di allarme.

Se ci sono gli annunci, significa che qualcuno sta guardando quello che scrivo per profilarmi?

OpenAI si affretta a rassicurare tutti. La loro policy chiarisce che “i tuoi dati personali e le conversazioni con ChatGPT sono privati e non vengono condivisi con gli inserzionisti”. In pratica, le aziende che pagano per la pubblicità non possono leggere le tue chat o accedere ai tuoi dati personali.

Una bella dichiarazione d’intenti, non c’è che dire.

Eppure, il dubbio resta.

Se non usano le nostre conversazioni dirette, quali dati utilizzano per mostrarci un annuncio piuttosto che un altro?

È una linea sottile e, al momento, molto fumosa. Stiamo assistendo a un compromesso in cui la gratuità del servizio viene pagata con un’esposizione pubblicitaria che, in qualche modo, dovrà pur basarsi su delle informazioni che ci riguardano.

Ma se i dati per la pubblicità restano un’area grigia, almeno su un altro fronte sembra esserci una notizia positiva, arrivata dopo una battaglia legale non da poco.

Le conversazioni cancellate spariscono (finalmente) per davvero

Ricordi la polemica sulla conservazione dei dati, anche quelli che credevi di aver cancellato?

Bene, qualcosa si è mosso.

In seguito a una contesa legale con il New York Times, OpenAI è tornata a pratiche di conservazione più standard. In una risposta ufficiale alle richieste del giornale, l’azienda ha confermato che, a partire da ottobre 2025, le conversazioni eliminate dagli utenti verranno definitivamente cancellate entro 30 giorni.

Questo è senza dubbio un passo importante, ma è significativo che sia arrivato solo dopo una forte pressione esterna. Non è stata una scelta spontanea dettata dall’amore per la privacy degli utenti, quanto piuttosto una reazione necessaria. La partita, quindi, si gioca su un filo sottile: da un lato ci vengono concessi più strumenti di controllo, dall’altro la piattaforma si apre a logiche commerciali che, per definizione, si nutrono di dati.

La vera domanda è: di chi possiamo fidarci davvero?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

6 commenti su “OpenAI e la privacy: tra annunci su ChatGPT e dati cancellati, è vera trasparenza?”

  1. Chiara Barbieri

    Ci concedono la privacy come un’elemosina, dopo le pressioni. La struttura non cambia. Una mossa legale, non etica. Il problema resta il modello di business, non la singola opzione nel menù.

  2. Sabrina Coppola

    Questa trasparenza è un velo di pizzo su un’estrazione dati; ci fanno ammirare il ricamo per non farci vedere la vera miniera.

  3. Giovanni Graziani

    Parlano di privacy per tenerci buoni. La vera partita è sui dati, il resto è teatro. Chi controlla le informazioni controlla il mercato. Quando lo capirete?

  4. Paola Montanari

    La chiamano trasparenza, ma è solo un’operazione di facciata. Si sono mossi unicamente dopo casini legali. I dati sono il loro vero prodotto, il resto è fuffa per tenerci buoni. Io intanto non ci salvo più niente di personale.

    1. Nicolò Sorrentino

      Paola Montanari, capisco la tua cautela. Ma è come un bolide nuovo: prima corrono, poi imparano a montare i freni giusti. La fiducia degli utenti è la loro benzina. Stanno solo capendo come si guida una macchina così potente.

  5. Ci mostrano la colomba bianca della trasparenza, ma nel cilindro nascondono i nostri pensieri per venderli al miglior offerente. Mi sento come un socio in affari tradito, e voi come vi sentite?

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