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L’azienda di intelligenza artificiale introduce annunci pubblicitari su ChatGPT per monetizzare l’utilizzo gratuito e punta a un business da 25 miliardi di dollari entro il 2030, nonostante i dubbi sulla fiducia degli utenti e i precedenti fallimenti nel settore.
OpenAI ha ufficialmente iniziato a testare gli annunci pubblicitari su ChatGPT, una mossa inevitabile per sostenere i costi enormi della sua infrastruttura. Sebbene l'azienda prometta trasparenza e annunci non invasivi, la scommessa è alta. Riuscirà a monetizzare il 95% degli utenti gratuiti senza tradire la loro fiducia, evitando il fallimento già visto da competitor come Perplexity?
OpenAI rompe il tabù: la pubblicità sbarca su ChatGPT
La notizia è ufficiale, e diciamocelo, era solo questione di tempo: OpenAI ha iniziato a testare gli annunci pubblicitari su ChatGPT. In pratica, mentre parli con il chatbot, potresti vedere spuntare un annuncio in fondo alla risposta se la tua conversazione tocca argomenti commerciali.
Per ora, il test è limitato agli utenti negli Stati Uniti che usano le versioni gratuite e Go, come confermato dalla stessa azienda sul suo blog ufficiale. Chi paga gli abbonamenti più costosi, come il Plus a 20 dollari al mese, per ora è al sicuro, così come gli utenti minorenni o chi discute di temi sensibili come salute e politica.
Ma perché questa mossa, proprio adesso?
La risposta, come spesso accade, sta nei numeri.
Una mossa disperata o un piano da 25 miliardi di dollari?
La verità è che la stragrande maggioranza degli utenti – parliamo del 95% di una base di 810 milioni di persone – usa le risorse di calcolo senza generare un centesimo di ricavo diretto.
E quando hai sulle spalle impegni per infrastrutture che, secondo alcune stime, superano i 1.400 miliardi di dollari, questa dinamica diventa insostenibile.
Ecco perché Wall Street sta già facendo i conti: l’analista Mark Mahaney, come descritto da Business Insider, prevede che la pubblicità su ChatGPT potrebbe diventare un business da 25 miliardi di dollari entro il 2030, rappresentando circa il 20% dei ricavi totali previsti per quell’anno.
Un piano ambizioso, non c’è che dire.
Ma tradurre l’attenzione degli utenti in soldi veri non è così scontato come sembra.
E qualcuno ci ha già sbattuto il naso.
E la fiducia degli utenti? Le promesse di OpenAI bastano?
Non è un segreto che Perplexity, un concorrente diretto, abbia già tentato la via della pubblicità per poi fare una rapida marcia indietro. Il motivo? I ritorni erano scarsi e gli annunci difficili da misurare, senza contare il rischio di “sporcare” i risultati dell’IA. Un campanello d’allarme non da poco, come riportato su eMarketer.
Certo, OpenAI si è affrettata a pubblicare i suoi “princìpi sulla pubblicità”, promettendo che gli annunci saranno sempre separati e ben etichettati, che non influenzeranno le risposte “organiche” di ChatGPT e che i dati degli utenti non verranno venduti.
Ma basterà a mantenere quella “relazione di fiducia” di cui parlano?
La vera domanda è un’altra: siamo disposti ad accettare che anche la nostra ultima conversazione con un’IA diventi uno spazio pubblicitario?
OpenAI sta scommettendo di sì.
E il 2026, a quanto pare, sarà l’anno della verità.

Questa storia della pubblicità mi pare un fiume che torna al suo mare: prima ti disseta con acqua dolce e poi ti presenta il conto salato. Almeno ci avvisano prima di annegare nelle offerte.
Ci hanno dato uno strumento potente. Ora ci presentano il conto. Paghiamo con la nostra attenzione e i nostri dati. Ne vale la pena?
La promessa di “annunci non invasivi” è la stessa musica che suoniamo noi in agenzia per addolcire la pillola della profilazione. L’obiettivo dichiarato sono i 25 miliardi, non il rispetto per gli utenti, e io che mi preparo a dirottarci i budget dei clienti.
@Carlo Bruno, la profilazione è il prodotto, non un effetto collaterale; il loro eldorado.
La monetizzazione era inevitabile. Il vero banco di prova sarà l’esecuzione. Un annuncio sbagliato può distruggere la fiducia costruita. OpenAI non sta testando la tecnologia, ma il suo rispetto per l’esperienza dell’utente.
Francesco De Angelis, il suo “rispetto per l’esperienza utente” è una metrica di business, non un valore etico. OpenAI calcola la soglia di tolleranza alla pubblicità prima che il gregge migri altrove. La fiducia è un’illusione sentimentale per chi non comprende il modello economico.
Chiamano fiducia il recinto in cui ci hanno messo. Ora mungono i dati.
La mungitura dei dati è solo l’antipasto; il piatto forte sarà la nostra irrilevanza.
Annunci non invasivi” è l’ossimoro preferito da chi vende spazi. La fiducia degli utenti non si baratta, si perde una volta sola. Mi chiedo quale sarà la soglia di sopportazione prima della grande fuga.
@Melissa Negri La fiducia non paga i server. È un calcolo: entrate pubblicitarie contro utenti persi. Se i numeri tornano, la “fuga” è solo un costo accettabile. Qualcuno si sorprende ancora?
@Enrico Romano Il tuo ragionamento non fa una piega, è puro business. Diciamocelo, i server si pagano. Il mio timore è che, alla fine della fiera, per far quadrare i conti sacrifichino la qualità del servizio che usiamo tutti i giorni.
Annunci non invasivi. La solita favola che raccontiamo noi del marketing. Hanno solo trovato un nuovo posto dove appiccicare i banner. La fantasia al potere.