Snowflake e OpenAI: un accordo da 200 milioni per portare l’intelligenza artificiale sui dati aziendali

Anita Innocenti

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L’integrazione diretta dei modelli OpenAI in Snowflake promette di trasformare l’analisi dei dati aziendali, offrendo sicurezza e controllo senza intermediari.

La partnership da 200 milioni tra Snowflake e OpenAI è una mossa strategica per integrare l'IA direttamente sui dati aziendali. L'accordo elimina gli intermediari, puntando a offrire performance e sicurezza superiori. Le aziende potranno costruire agenti AI sui propri dati proprietari, consolidando il ruolo di Snowflake come piattaforma centrale per l'intelligenza artificiale applicata al business.

Snowflake e OpenAI: un matrimonio da 200 milioni di dollari per portare l’IA sui tuoi dati

Diciamocelo chiaramente, quando due colossi come Snowflake e OpenAI mettono sul piatto 200 milioni di dollari per una partnership pluriennale, non si tratta solo di una stretta di mano per i fotografi. Qui si sta ridisegnando il modo in cui le aziende, anche la tua, potranno usare l’intelligenza artificiale. L’accordo prevede di integrare i modelli di punta di OpenAI direttamente nella piattaforma dati di Snowflake.

Il punto fondamentale?

Permettere alle imprese di costruire agenti AI lavorando sui propri dati proprietari, senza doverli spostare o esporre a sistemi esterni. Una mossa che punta dritto al cuore di una delle più grandi preoccupazioni di ogni imprenditore: la sicurezza e la privacy dei dati.

Ma questa non è la solita partnership dove un’azienda si limita a “usare” i modelli di un’altra.

Qui c’è un cambio di passo notevole.

Un’alleanza diretta, ma cosa c’è dietro?

Fino a ieri, i clienti di Snowflake potevano già accedere ai modelli di OpenAI, ma sempre attraverso un intermediario, tipicamente un grande provider cloud.

Ora la musica cambia.

Baris Gultekin, vicepresidente AI di Snowflake, ha messo in chiaro che si tratta di una partnership “diretta, di prima parte”. Niente più intermediari, quindi, ma un filo diretto che dovrebbe garantire maggiore affidabilità, performance e un allineamento strategico tra le due aziende.

La promessa è che questo non sia un accordo simbolico, ma un impegno commerciale basato sul consumo reale di IA da parte dei 12.600 clienti di Snowflake. Un modo elegante per dire che si aspettano che le aziende usino, e paghino, parecchio per questi servizi.

Bello, sulla carta.

Ma tecnicamente, come si traduce tutto questo nel lavoro di tutti i giorni?

Tecnologia e promesse: come funziona davvero l’integrazione?

In pratica, i modelli di OpenAI diventano una componente nativa di Snowflake Cortex AI e di Snowflake Intelligence. Quest’ultimo è il sistema che permette ai tuoi dipendenti di fare domande ai dati aziendali usando un linguaggio naturale, senza dover scrivere una riga di codice.

È come se potessero “chiacchierare” con i report di vendita o con i feedback dei clienti. E non si parla solo di testo: l’integrazione introduce funzionalità multimodali, consentendo di analizzare anche immagini e audio direttamente tramite query SQL.

I CEO delle due aziende, Sridhar Ramaswamy per Snowflake e Fidji Simo per OpenAI, parlano di “costruire agenti AI potenti e affidabili” e di “colmare il divario” tra il potenziale dell’IA e il valore che le aziende possono crearci oggi.

Parole che suonano bene, ma che andranno verificate sul campo.

Tutto molto promettente.

Ma come spesso accade in questi annunci colossali, la domanda sorge spontanea: chi sta già mettendo le mani su questa tecnologia?

Dalle parole ai fatti: i primi clienti e il contesto strategico

A quanto pare, qualcuno ha già iniziato a sperimentare. Canva, la piattaforma di progettazione grafica, sta esplorando come questa integrazione possa accelerare le sue offerte di AI visiva, mentre WHOOP, l’azienda di wearable per il fitness, punta a potenziare i suoi agenti AI per l’analisi dei dati.

Questi sono segnali che il mercato attendeva, tanto che il titolo di Snowflake ha guadagnato un 2% dopo l’annuncio. Ma non bisogna dimenticare il quadro generale: questa mossa segue un accordo quasi identico da 200 milioni di dollari che Snowflake ha siglato a dicembre con Anthropic, il rivale di OpenAI.

La strategia sembra chiara: Snowflake non vuole legarsi a un unico modello, ma posizionarsi come una sorta di “supermercato” dell’intelligenza artificiale, dove i clienti possono scegliere il modello che preferiscono, mantenendo sempre i loro dati al sicuro all’interno della piattaforma.

Un approccio intelligente che, ovviamente, mira a rendere la propria piattaforma ancora più indispensabile.

Il messaggio è chiaro: la partita non si gioca più solo sulla potenza dei modelli AI, ma sulla loro capacità di operare in modo sicuro e diretto dove risiede il vero valore di un’azienda: i suoi dati.

E su questo, c’è poco da discutere.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

14 commenti su “Snowflake e OpenAI: un accordo da 200 milioni per portare l’intelligenza artificiale sui dati aziendali”

  1. Immagino questi agenti AI come impeccabili maggiordomi digitali. Chissà se, nel tempo libero, spettegolano tra loro sui nostri segreti aziendali più inconfessabili.

  2. Un matrimonio da 200 milioni. Sembra una favola, ma è un contratto capestro. Loro forniscono la tecnologia, noi i dati, cioè l’anima delle aziende. Mi chiedo chi sia la Cenerentola che a mezzanotte si ritrova senza scarpe.

    1. Carlo Benedetti

      Signora Rinaldi, la sua Cenerentola è una visione poetica. La prosa è che pagheremo per far analizzare i nostri dati, per poi riacquistare le conclusioni come un servizio. Dubito che la scarpetta ci calzerà.

  3. Mentre fate poesia sul costo umano, c’è chi usa l’IA per costruire imperi. È l’aritmetica del progresso, chi non capisce è semplicemente fuori gioco.

    1. Greta, questi non sono imperi. Sono recinti di dati più costosi. L’aritmetica del “progresso” è sempre la stessa: analizzare e vendere. La novità è che ora il prodotto da vendere siamo noi, analizzati meglio. Che affare.

  4. Renato Graziani

    Un’architettura di dati sempre più perfetta. Meno passaggi, meno persone. Una fluidità che spaventa. Si cerca la perfezione della macchina, dimenticando il calore dell’imperfezione umana. Che mondo stiamo disegnando?

      1. Renato Graziani

        Paolo, ridurre l’umanità a un costo è un’aritmetica triste. Che libertà è quella che nasce da una simile sottrazione di noi stessi?

  5. La preoccupazione per gli intermediari rivela una certa miopia; i colossi non offrono efficienza, ma consolidano il controllo. È una mossa per creare dipendenza, non per liberare potenziale. Bisogna solo scegliere da che parte stare.

    1. Simone, è così. Ci vendono una gabbia dorata chiamandola “sicurezza”. Prima o poi, qualcuno chiuderà la porta a chiave.

  6. Si celebra l’eliminazione degli intermediari per erigere un duopolio che controlla dati e intelligenza. È un mirabile gioco di prestigio che trasforma la dipendenza in autonomia, proponendo nuove catene luccicanti. A quale prezzo reale per le imprese più piccole?

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