Perplexity AI: la ricerca per frammenti che smonta Google e conquista i professionisti

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

O sei visibile o sei fuori. Noi ti aiutiamo a raggiungere i clienti giusti — quando ti stanno cercando.

Contattaci ora →

Perplexity AI riscrive le regole della ricerca web: non più intere pagine indicizzate, ma frammenti specifici per risposte più precise e contestuali

Mentre i giganti tech si sfidano, Perplexity AI cambia le regole della ricerca web. Analizzando frammenti di testo invece di intere pagine, offre una precisione che supera i concorrenti e conquista i professionisti. Una strategia audace che, pur dipendendo dai rivali, si sta rivelando vincente e pone l'azienda come una seria minaccia per il futuro di Google.

Perplexity AI smonta le regole di Google: la ricerca non è più per intere pagine

Google per decenni ci ha abituati a una logica: indicizzare e classificare intere pagine web. Un blocco unico. Persino ChatGPT, quando ha aggiunto la ricerca web, ha fatto la stessa cosa: ha recuperato i documenti migliori e li ha riassunti. Un lavoro di sintesi, certo, ma basato su un metodo vecchio.

Perplexity, invece, fa a pezzi questo schema. Invece di analizzare intere pagine, il suo sistema va a pescare direttamente frammenti e passaggi specifici dal contenuto indicizzato, permettendo ai suoi modelli linguistici di generare risposte molto più precise e contestuali.

Questo approccio, come descritto da Search Engine Journal, cambia completamente le carte in tavola, perché evita al modello di dover “ragionare” su documenti interi, riducendo il rischio di interpretazioni errate.

Ma questa finezza tecnica si traduce in risultati concreti o è solo un dettaglio per addetti ai lavori?

A quanto pare, la differenza si vede, eccome.

Precisione e citazioni: perché i professionisti iniziano a fidarsi

La precisione è il suo vero cavallo di battaglia. Quando un modello linguistico ha a disposizione solo le informazioni più pertinenti, ha meno spazio per inventare fatti o avere le cosiddette “allucinazioni”.

Secondo le classifiche di Vertu per il 2025, Perplexity raggiunge una correttezza del 92% nelle query basate sul web, superando ChatGPT-4o (85%) e Claude 4 (89%). Non solo: l’obbligo di inserire citazioni in linea per ogni affermazione riduce le allucinazioni di un ulteriore 40%, un vantaggio non da poco per chi cerca affidabilità.

E infatti i professionisti se ne sono accorti. Accademici e giornalisti lo stanno adottando in massa, elogiandone l’accuratezza delle fonti, che permette di verificare le informazioni senza perdere tempo prezioso.

Ma c’è un’altra mossa strategica che sta mettendo in difficoltà i concorrenti, una scelta che li costringe a giocare con una mano legata dietro la schiena.

Un “aggregatore neutrale” contro i colossi: la scommessa di Perplexity

A differenza di competitor come OpenAI e Google, saldamente ancorati alle proprie architetture, Perplexity gioca una partita diversa. Invece di affidarsi a un unico modello, instrada le richieste al modello linguistico più adatto al compito, scegliendo tra GPT-5, Claude Sonnet 4, Gemini 2.5 Pro e altri, incluso il suo modello proprietario. Questa flessibilità gli garantisce una precisione nettamente superiore nelle ricerche complesse.

Questa posizione da “aggregatore neutrale”, fondata nel 2022 dall’ex ricercatore di OpenAI Aravind Srinivas, solleva però una domanda:

quanto è sostenibile un modello di business che dipende dai motori dei tuoi stessi concorrenti?

Mentre i colossi cercano di blindare i loro utenti all’interno dei propri sistemi, Perplexity si propone come un ponte, ma cammina su un filo sottile. Per ora, la strategia sembra pagare, con una crescita di utenti che fa sul serio e una funzione di “Deep Research” che, come riportato sul blog ufficiale di Perplexity, automatizza in 30 minuti un lavoro di ricerca che prima richiedeva ore.

La scommessa è aperta: riuscirà a diventare l’alternativa a Google che tutti aspettano o verrà schiacciata dal peso dei giganti da cui, in parte, dipende?

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

16 commenti su “Perplexity AI: la ricerca per frammenti che smonta Google e conquista i professionisti”

    1. Riccardo De Luca

      @Isabella Riva, è un format geniale, a pensarci. Crei il problema, l’infobesità. Poi vendi la soluzione, la pappa pronta. Il business model del futuro è l’atrofia cerebrale di massa.

    1. Alberto Parisi

      Melissa Romano, la cosa che mi terrorizza non è l’assenza di pensiero critico, quanto l’avvento della verità in pillole, con frammenti scelti da chissà chi per comporre un puzzle che non abbiamo chiesto.

  1. Parlare di ‘lasciare indietro’ è ingenuo; questi strumenti sono fatti proprio per creare un divario competitivo. L’ansia non è per chi resta indietro, ma per la velocità con cui bisogna correre per non diventarlo.

    1. Carlo Benedetti

      Greta Barone, la sua “corsa” è la descrizione perfetta della mia routine lavorativa. Ogni nuova piattaforma promette di risolvere problemi che la precedente ha creato, mentre noi imprenditori ci affanniamo a pagare per restare rilevanti. Quale sarà il prossimo pedaggio per la visibilità?

  2. L’analisi della tecnologia è futile. Il punto sono gli utenti, non i frammenti di testo. Senza un pubblico, questa intelligenza è solo un esercizio teorico. Io mi concentro su chi converte, non sullo strumento che usa.

    1. Eva, è tenero questo focus sugli utenti ignorando il motivo per cui scelgono un servizio. Sono proprio i “frammenti” e la tecnologia sottostante a creare l’esperienza che li fa restare, non una formula magica. Ignorare lo strumento significa contare i clienti che presto non avrai.

  3. Clarissa Graziani

    Voi guardate la cassa. Io, con la mia solita ingenuità, mi chiedo se da questi coriandoli di testo nascerà un mosaico di conoscenza o solo un deserto ben ordinato.

    1. Carlo Benedetti

      Signor Damico, il suo pragmatismo è ammirevole ma ingenuo. Questi “frammenti” non servono a far suonare la nostra cassa, ma a catalogare meglio le nostre ricerche per venderci l’ennesimo servizio inutile. Quando pagheremo?

  4. Tempo, conversioni… parole al vento. La vera domanda è: questa roba sposta i budget? Finché i miei clienti continuano a pagare le ads di Google, il resto sono solo chiacchiere da bar.

  5. Chi si concentra sulla conversione dimentica che il tempo è la prima metrica. Mentre alcuni navigano tra sponsorizzate e ciarpame SEO, chi produce usa strumenti che forniscono risposte. Mi chiedo quanti lo capiranno prima di scoprire di essere diventati superflui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore