Anche Perplexity si butta sullo shopping: la rivoluzione AI nell’e-commerce

Anita Innocenti

Le regole del digitale stanno cambiando.

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Ecco come l’intelligenza artificiale punta a rivoluzionare l’esperienza di acquisto online, analizzando preferenze e offrendo consigli personalizzati senza mostrare “chi ha pagato di più”.

Perplexity AI lancia una nuova funzione di shopping che trasforma il motore di ricerca in un assistente personale. L'obiettivo, supportato da investitori come Jeff Bezos, è offrire risultati imparziali e non guidati dalla pubblicità, sfidando direttamente il modello di Google. Una scommessa ambiziosa, la cui sostenibilità economica sarà la vera prova del nove per un e-commerce più trasparente.

Hai presente quella sensazione frustrante di quando cerchi un prodotto online e ti ritrovi con venti schede aperte, bombardato da banner pubblicitari e recensioni di dubbia provenienza?

Ecco, dimenticala.

Perplexity AI ha deciso di cambiare le regole del gioco e, lasciamelo dire, era anche ora.

Il 25 novembre 2025, l’azienda ha lanciato una nuova funzionalità di shopping che promette di trasformare il motore di ricerca in un vero e proprio assistente personale, capace di “ragionare” sui tuoi acquisti invece di limitarsi a lanciarti addosso una lista di link blu.

Il guanto di sfida a OpenAI è lanciato!

Non stiamo parlando del solito aggiornamento minore.

Qui la faccenda si fa interessante perché l’obiettivo è eliminare il rumore di fondo: l’intelligenza artificiale non ti mostra chi ha pagato di più per essere in prima pagina, ma analizza le tue richieste per proporti esattamente ciò che ti serve, permettendoti addirittura di completare l’acquisto con un solo clic senza mai lasciare la piattaforma.

Ma per capire se questa è la volta buona che salutiamo il vecchio modo di fare e-commerce, dobbiamo guardare chi c’è dietro il sipario.

Non i soliti sospetti: chi sta guidando la rivoluzione

Spesso vediamo startup nascere e morire nel giro di un semestre, ma qui le fondamenta sembrano solide. A guidare la baracca c’è Aravind Srinivas, un nome che se lavori nel tech dovresti già conoscere.

Parliamo di un ex ricercatore di OpenAI e DeepMind che ha deciso di mettersi in proprio perché stanco di come funzionavano i motori di ricerca tradizionali. E non è solo: insieme a lui ci sono Denis Yarats (ex scienziato di Meta AI) e Johnny Ho, gente che ha costruito la propria carriera sull’ottimizzazione dei dati e sull’apprendimento automatico.

La loro visione è talmente ambiziosa che ha attirato l’attenzione (e i portafogli) di giganti come Jeff Bezos e Nvidia.

Perché te lo dico?

Perché quando vedi muoversi certi capitali e certe menti, significa che non stanno giocando a fare i venditori di pentole, ma puntano a smantellare il monopolio di Google.

Tuttavia, avere i soldi e i cervelli non basta se il prodotto non risolve un problema reale.

Basta tab aperte: ecco come funziona davvero

La vera magia, o la tecnologia, chiamala come vuoi, sta nel modo in cui questo assistente gestisce il contesto. Se usi un motore di ricerca classico e cerchi “giacca invernale”, ti escono mille giacche. Se poi cerchi “scarponi abbinati”, il motore ha già dimenticato che volevi la giacca.

Perplexity, invece, mantiene il filo del discorso.

Il sistema costruisce un “grafico dei gusti” personalizzato: ricorda le tue preferenze, le taglie e lo stile che ti piace, affinando i risultati man mano che interagisci, esattamente come farebbe un commesso in carne ed ossa che impara a conoscerti.

Immagina di chiedere consiglio per un regalo: l’AI non ti spara prodotti a caso, ma ti fa domande, restringe il campo e ti porta alla cassa solo quando sei convinto. È un approccio “conversazionale” che riduce drasticamente l’attrito tra il desiderio e l’acquisto.

Insomma, la battaglia tra OpenAI e Perplexity per lo shopping è appena iniziata!

Ma attenzione, perché qui sorge spontanea una domanda che ogni imprenditore o consumatore attento dovrebbe porsi.

La scommessa contro il modello pubblicitario

Tutto molto affascinante, ma come la mettiamo con l’imparzialità?

Il punto di forza dichiarato da Perplexity è che il sistema è “pro-utente” e non “pro-inserzionista”. In un mondo dove siamo abituati a vedere i risultati di ricerca manipolati dal miglior offerente, la promessa di ricevere consigli basati sulla pura pertinenza e non sul budget pubblicitario dei brand è allettante.

Tuttavia, rimango scettico e ti invito a fare lo stesso: un’azienda deve pur fatturare.

Se non vendono la tua attenzione agli inserzionisti, il modello dovrà reggersi sugli abbonamenti o sulle commissioni di vendita. Sarà interessante vedere se riusciranno a mantenere questa promessa di “purezza” quando i volumi di traffico diventeranno massicci.

Per ora, però, la sfida a Google è lanciata e gli strumenti sono affilati.

Anita Innocenti

Sono una copywriter appassionata di search marketing. Scrivo testi pensati per farsi trovare, ma soprattutto per farsi scegliere. Le parole sono il mio strumento per trasformare ricerche in risultati.

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