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Funzionalità promesse in ritardo: la community SEO rumoreggia e chiede spiegazioni sui tempi di rilascio.
A metà febbraio 2026, le attese funzionalità per Google Search Console annunciate a fine 2025 non sono ancora disponibili, scatenando il malcontento nella community SEO. Nonostante Google giustifichi il ritardo con la necessità di rilasci graduali, il suo prolungato silenzio su tempistiche e motivazioni sta alimentando frustrazione e incertezza tra i professionisti del settore.
Le promesse di fine anno di Google: che fine hanno fatto?
Ricordi l’entusiasmo di fine 2025?
Google aveva messo sul piatto tre novità niente male per la Search Console: i filtri per le query brandizzate, l’integrazione dei canali social in Search Console Insights e persino uno strumento di configurazione basato sull’intelligenza artificiale.
Funzionalità attese, che avrebbero dovuto semplificarci la vita e darci una visione più chiara del nostro lavoro. Peccato che, arrivati a metà febbraio 2026, la stragrande maggioranza di noi stia ancora guardando la propria Search Console sperando in un miracolo.
A parte qualche fortunato che ha intravisto le viste settimanali e mensili, di queste grandi promesse non c’è ancora traccia per tutti.
E, come puoi ben capire, il silenzio di Google sta iniziando a fare parecchio rumore nella community.
Il malcontento serpeggia tra gli addetti ai lavori
Esatto, perché quando i professionisti del settore iniziano a farsi domande pubblicamente, significa che la pazienza è agli sgoccioli.
È il caso di Tom Critchlow, un consulente SEO che il 10 febbraio ha rotto gli indugi su X, chiedendosi senza troppi giri di parole perché questo rollout procedesse con la lentezza di una lumaca.
A fargli eco, le preoccupazioni di altri esperti come Alex Buraks, a dimostrazione che non si tratta di un caso isolato, ma di un malumore diffuso.
Certo, Google ha la sua solita spiegazione pronta: i rilasci graduali servono a monitorare le performance e raccogliere feedback prima di aprire i rubinetti a tutti, come descritto da ResultFirst.
Ma questa spiegazione regge fino a un certo punto, soprattutto se si considera che altri aggiornamenti recenti sono stati ben più rapidi.
Viene da chiedersi:
Cosa c’è di diverso questa volta?
Un gigante in movimento, ma con qualche inciampo comunicativo
Sia chiaro, non è che a Mountain View stiano con le mani in mano. La piattaforma continua a evolversi, con miglioramenti che vanno dai report sulla copertura dell’indice a dati più raffinati sui Core Web Vitals, come documentato da Nilson Solution. Senza contare che, proprio il 5 febbraio, è stato lanciato il Discover core update, un cambiamento non da poco che rimescola le carte dei contenuti proposti nel feed.
Tutto questo attivismo, però, non fa che rendere ancora più stridente il silenzio sulle tre funzionalità promesse mesi fa. Google non ha fornito nuove tempistiche né ha spiegato i motivi di questo ritardo prolungato.
E per chi, come noi, usa questi strumenti per pianificare strategie e ottimizzare il lavoro, questa incertezza è un bel problema.
La situazione mette in luce la solita, vecchia tensione: da una parte, l’approccio cauto e spesso poco trasparente di Google; dall’altra, le legittime aspettative di chi con questi strumenti ci lavora ogni giorno e vorrebbe semplicemente avere accesso a ciò che è stato annunciato.

L’eterna attesa per gingilli che dovrebbero semplificare la vita, mentre i clienti giustamente pretendono numeri e non scuse. La cosa divertente è che ci caschiamo ogni singola volta, aspettando il messia con i dati nuovi.
Piangiamo per giocattoli digitali che non arrivano, mentre i clienti continuano a chiedere risultati concreti. Mi sembra un po’ come lamentarsi del colore del trattore quando il campo è ancora tutto da arare, no?
Ci lamentiamo di giocattoli promessi che non arrivano, una vera tempesta in un bicchier d’acqua. Intanto, i dati che contano per le conversioni li ho già sul mio tavolo. Quando arriveranno questi strumenti, valuteremo se sono gioielli utili o solo chincaglieria luccicante.
Benedetta Lombardi, che siano gioielli o chincaglieria, il problema è il metodo. Questo silenzio assordante è una colossale mancanza di riguardo che alimenta un botto di sfiducia. La questione non è lo strumento in sé, ma la considerazione che ci viene riservata.
Promettono il progresso, ma consegnano il silenzio. La comunicazione latita, generando incertezza. Una dinamica fin troppo nota nel nostro settore lavorativo.
Ci promettono nuovi macchinari, ma intanto la mia squadra si allena ancora con i sassi.
Che roba, sembra il preordine di un videogioco che non esce mai. Ci rimborsano il tempo perso o dobbiamo aprire un ticket pure per quello?
Beatrice Benedetti, il tuo paragone col videogioco è perfetto. Io mi ero già preparato i tutorial per il canale su queste novità, che ingenuo. Pazienza, continuiamo a lavorare con gli strumenti che abbiamo, no?
Google ci distrae con il canto delle sirene di nuove funzioni. Ma la vera navigazione si fa con la bussola dei dati che già abbiamo. Ci serve altro o ci basta quello che c’è?
Il ritardo è secondario. Il punto è la gestione delle aspettative, un tema di pura UX. Ogni sistema, per creare fiducia, deve essere prevedibile. Google su questo sta creando un’abitudine negativa per i suoi utenti.
La frustrazione nasce dall’attesa di una cortesia che il monopolista non è tenuto a concedere. Questi ritardi sono una variabile da includere nel calcolo del rischio, non un’anomalia da cui rimanere sorpresi.
Luciano Gatti, più che i loro ritardi mi stupisce la nostra sorpresa, come fosse la prima volta.
La sorpresa sarebbe vederli rispettare una scadenza. Intanto, continuiamo a lavorare con strumenti parziali. Dipendere da altri ha sempre questo costo.
@Chiara De Angelis Lavoriamo con le loro briciole, appesi a un filo. Ma non capisco il gioco di promettere funzioni per poi nascondersi. Quale sarebbe il senso?
Affidarsi alle promesse di un monopolio è come chiedere al proprio carceriere di velocizzare la consegna della posta. Ci si concentra sul dettaglio, dimenticando la condizione generale della nostra dipendenza da un unico fornitore.