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La battaglia legale tra Musk, OpenAI e Microsoft approda in tribunale: al centro, un’accusa di tradimento dei principi fondativi e un futuro dell’IA in bilico
La battaglia legale tra Elon Musk e la coppia OpenAI-Microsoft entra nel vivo. Un giudice ha respinto la richiesta di archiviazione, portando lo scontro in tribunale. Al centro del dibattito non ci sono solo miliardi, ma il futuro stesso dell'IA: promesse di un'intelligenza artificiale per l'umanità contro la spinta inesorabile del profitto. Una resa dei conti che definirà il settore.
L’accusa di Musk: una promessa tradita?
In pratica, Elon Musk accusa OpenAI di aver gettato alle ortiche la sua missione originale.
Quando ha co-fondato l’organizzazione nel 2015 insieme a Sam Altman, l’obiettivo dichiarato era chiaro: creare un’intelligenza artificiale per il bene dell’umanità, operando come entità senza scopo di lucro.
Poi sono arrivati i miliardi di Microsoft e, guarda caso, la struttura è cambiata in un’entità for-profit, legata a doppio filo con il colosso di Redmond. Musk se n’è andato nel 2023 per fondare la sua XAI, ma evidentemente non ha digerito il cambio di rotta.
Il punto è che il giudice ha ritenuto che ci fossero abbastanza elementi per andare avanti, mettendo sotto i riflettori non solo le scelte di OpenAI, ma anche il ruolo giocato da Microsoft.
E quando si scava in queste dinamiche, spesso emergono crepe ben più profonde di quelle che si vedono in superficie.
Da alleati a nemici giurati
Fino a poco tempo fa, OpenAI e Microsoft erano visti come partner inseparabili. Oggi, nonostante i legami commerciali ancora attivi, si fanno la guerra sul mercato dell’intelligenza artificiale.
Le due società hanno definito la causa di Musk “priva di fondamento” e un tentativo di “molestia” per rallentare i progressi di OpenAI.
Parole dure, che mostrano quanto i rapporti si siano deteriorati.
La vera telenovela, però, è quella tra Musk e Sam Altman. Un tempo collaboratori, oggi i documenti del tribunale li descrivono senza mezzi termini come “arcinemici”.
Questo scontro personale e aziendale riflette una rottura totale, di quelle che lasciano il segno.
Ma al di là dei rancori personali, questa battaglia legale sta per porre domande scomode che riguardano l’intero settore.
Cosa significa tutto questo per il futuro dell’IA?
Il processo di fine aprile non sarà solo uno spettacolo mediatico, ma un momento di verità su come le aziende tecnologiche gestiscono il potere e le promesse fatte al pubblico.
Una società nata con l’obiettivo di fare del bene può trasformarsi in una macchina da soldi senza tradire i suoi principi fondanti?
E chi controlla che queste missioni iniziali non siano solo un’abile mossa di marketing per guadagnare fiducia all’inizio?
La giuria di Oakland avrà il suo bel da fare, ma la questione sollevata da questa causa va ben oltre l’aula di un tribunale: ci chiede di riflettere su quanto possiamo fidarci delle missioni dichiarate dai giganti della tecnologia, soprattutto quando entrano in gioco profitti a nove zeri.
