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Tra algoritmi ballerini, conferme ufficiali e scenari apocalittici, cosa si nasconde dietro il caos che sta paralizzando il traffico di molti siti web?
Un'instabilità senza precedenti sta scuotendo le classifiche di ricerca di Google, causando crolli di traffico fino al 95% per molti siti. Sebbene Google abbia confermato solo un 'core update' per Discover, la comunità SEO sospetta che la vera causa sia l'integrazione del modello IA Gemini, che minaccia la visibilità dei contenuti tradizionali e ridefinisce le regole del gioco.
Un terremoto senza preavviso scuote le SERP di Google
Se negli ultimi giorni hai notato che il tuo sito balla su e giù nelle classifiche di Google, non sei solo. L’aria è pesante e il settore è in fermento a causa di una volatilità anomala e persistente che sta mettendo a dura prova la visibilità online di moltissime aziende.
Non si tratta di un singolo evento, ma di una vera e propria tempesta che va avanti da settimane, con scosse registrate il 15, 10 e 2 febbraio, e prima ancora a fine gennaio.
A differenza dei soliti assestamenti del weekend, che si risolvono in un paio di giorni, questa volta l’instabilità è profonda e prolungata.
Ma cosa sta succedendo davvero dietro le quinte?
Perché questa volta è diverso dalle solite fluttuazioni a cui, bene o male, siamo abituati?
Tra annunci ufficiali e l’ombra dell’intelligenza artificiale
Google, dal canto suo, ha confermato un solo aggiornamento ufficiale: un “core update” specifico per Discover, partito il 5 febbraio e mirato a migliorare la qualità dei contenuti mostrati nel feed.
L’obiettivo dichiarato è dare più spazio a contenuti pertinenti a livello locale e penalizzare materiale sensazionalistico o clickbait.
Ma, diciamocelo, questa spiegazione non convince del tutto la comunità SEO, perché non giustifica il caos che si sta vedendo nei risultati di ricerca tradizionali.
La teoria più accreditata, infatti, punta dritta verso l’intelligenza artificiale e l’integrazione sempre più massiccia del nuovo modello Gemini 3 nelle “AI Overviews”.
Quando un utente clicca “Mostra altro” in un risultato generato dall’IA, viene catapultato in un’interfaccia conversazionale dove, guarda caso, i link ai siti esterni e le citazioni delle fonti… spariscono.
Un cambiamento che, tradotto, significa meno click e meno traffico per chi, come te, crea contenuti di valore.
E le conseguenze, purtroppo, si vedono già.
L’impatto reale sui business e la nuova filosofia di Google
Le storie che arrivano dal campo sono tutt’altro che rassicuranti. Pensa che c’è chi ha visto il proprio traffico crollare del 95% da un giorno all’altro, passando da 50.000 click giornalieri a circa 40, come documentato in questo report approfondito.
Un collasso verticale che ha colpito contemporaneamente la ricerca organica, Google Immagini, News e Discover.
Ma non è un caso isolato: molti professionisti lamentano cali di guadagni anche del 50% a parità di traffico, segno che la qualità dei visitatori in arrivo è peggiorata.
Dietro questa apparente confusione, si nasconde un cambiamento filosofico da parte di Google: una ricalibrazione dei suoi sistemi di valutazione della qualità che sembra prendere di mira soprattutto le “listicle” auto-promozionali e le pagine “best of” piene di affiliazioni senza un reale valore aggiunto.
Pare che Google stia diventando molto più severo nel penalizzare le pagine che, pur posizionandosi per una certa parola chiave, non soddisfano a pieno l’intento di ricerca dell’utente.
L’opinione comune tra gli addetti ai lavori è che la strategia debba evolversi: non più una caccia al singolo posizionamento, ma la costruzione di un’autorità tematica solida, creando contenuti che rispondano in modo autentico e profondo alle domande delle persone.

Mentre i SEO si strappano i capelli per questo “terremoto”, noi della UX prepariamo i popcorn. Quando la polvere si poserà, conterà solo l’esperienza utente, o almeno così mi racconto per dormire la notte.
Ci si stupisce del caos. È la conseguenza logica quando il guardiano del traffico diventa l’unico creatore. Siamo passati da collaboratori a materia prima per il suo addestramento. Una transizione pulita, direi.
Ogni anno la stessa storia. Cambia il nome del problema, non la sostanza. Bisogna solo adattarsi o soccombere, come sempre.
@Eva Testa Lei lo chiama adattamento, io lo definirei un addestramento alla precarietà digitale, orchestrato per testare la nostra soglia del dolore. Quantomeno, così, il mio lavoro non diventa mai realmente noioso.
Ci vendono la favola dell’IA che migliora la ricerca. In realtà stanno solo decidendo chi merita di esistere online. Noi, a quanto pare, non siamo sulla loro lista.
Questa imprevedibilità mi mette ansia. Quello che succede su Google è un segnale per tutti. E se domani un’IA cambiasse le regole anche su Instagram? Il nostro lavoro dipende da meccanismi che non controlliamo per niente.
@Eva Fontana Abbiamo costruito le nostre case su un terreno di sabbie mobili, chiamandolo “lavoro”. Ora l’IA cambia la marea. L’ansia è la conseguenza, non la causa. Cosa ci aspettavamo?
Un sacco di gente a casa. Il futuro è questo, prendere o lasciare.
@Simone Damico È un bel colpo, ma non capisco la logica dietro. Va decifrato.
Il re è nudo. Basta scrivere per gli umani e non per i robot.
Più che un terremoto, è il solito riassetto di potere. Google fa i suoi interessi, non i nostri. Invece di lamentarsi, bisogna capire come giocare con le nuove regole che hanno imposto. Il resto è noia.
Questo terremoto è la marea che si ritira, mostrando chi nuotava senza costume. Mentre tutti piangono, chi è sveglio costruisce sulle nuove fondamenta.
L’intelligenza artificiale impara dai nostri contenuti e poi ci penalizza. Un meccanismo curioso. Lavoriamo per addestrare chi prenderà il nostro posto. Mi chiedo se questa consulenza gratuita a Google sia scalabile in fattura.
Ci hanno fatto costruire cattedrali di contenuti sul loro terreno per poi scatenare un terremoto e demolire tutto senza preavviso. Un gioco al massacro dove il banco, travestito da intelligenza artificiale, vince sempre e noi raccogliamo le macerie. Quanto ancora durerà questa farsa?
Davide, definire questa una farsa presuppone un patto di stabilità mai firmato; il terreno era in concessione, non di proprietà. Non è una demolizione, ma la bonifica del suolo per un’inevitabile nuova architettura.
Nicola, la tua “bonifica” è un esproprio. Hanno usato il nostro lavoro per addestrare la loro intelligenza artificiale e ora ci scaricano senza tanti complimenti. A te sembra un comportamento corretto?